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"Da padre Rupnik anni di violenze": quindici testimoni nel nuovo dossier

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I risultati dell’inchiesta lampo voluta dai gesuiti a dicembre. Abusi di coscienza e abusi sessuali ai danni di numerose donne. Stop all’attività artistica, possibile un processo canonico
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Un voluminoso dossier di 150 pagine con i racconti di "violenza psicologica, abuso di coscienza, abuso nell'ambio sessuale e affettivo, abuso spirituale" compiuti nell'arco di 30 anni, dal 1985 al 2018, nei confronti di numerose donne, suore e non solo, inchioda padre Marko Rupnik, mosaicista gesuita noto in tutto il mondo. A raccogliere le nuove denunce, dalla bocca di quindici nuovi testimoni, è stata la stessa Compagnia di Gesù, che, apprende Repubblica, ha contestualmente deciso di rafforzare le sanzioni già vigenti nei confronti del religioso, il quale, ora, non potrà più svolgere attività artistica né muoversi da Roma senza il permesso dei superiori. Dubbi anche su sue antiche conferenze in tema di sessualità. Si apre, inoltre, un procedimento interno, che potrebbe sfociare in misure più drastiche, quali un processo canonico o l'imposizione di una vita di preghiera e penitenza. 

Le suore s…

Un voluminoso dossier di 150 pagine con i racconti di "violenza psicologica, abuso di coscienza, abuso nell'ambio sessuale e affettivo, abuso spirituale" compiuti nell'arco di 30 anni, dal 1985 al 2018, nei confronti di numerose donne, suore e non solo, inchioda padre Marko Rupnik, mosaicista gesuita noto in tutto il mondo. A raccogliere le nuove denunce, dalla bocca di quindici nuovi testimoni, è stata la stessa Compagnia di Gesù, che, apprende Repubblica, ha contestualmente deciso di rafforzare le sanzioni già vigenti nei confronti del religioso, il quale, ora, non potrà più svolgere attività artistica né muoversi da Roma senza il permesso dei superiori. Dubbi anche su sue antiche conferenze in tema di sessualità. Si apre, inoltre, un procedimento interno, che potrebbe sfociare in misure più drastiche, quali un processo canonico o l'imposizione di una vita di preghiera e penitenza. 

Le suore slovene e la scomunica a Roma

Il caso è esploso quando sono iniziate a circolare le prime notizie circa gli abusi del gesuita. Con una nota del 2 dicembre affissa nelle bacheche il responsabile delle case dei gesuiti a Roma, padre Johan Verschueren, suo superiore gerarchico, rendeva noto che Rupnik era soggetto a "restrizioni", quali il divieto di confessare e di accompagnare esercizi spirituali, l'ambito nel quale sono avvenuti gli abusi del passato. Il più recente a Roma nel 2015: abuso sessuale e successiva "assoluzione del complice" in confessionale, reato che per il diritto canonico porta alla scomunica. Sanzione accertata dalla congregazione vaticana per la Dottrina della fede con decreto del maggio del 2020 e tolta lo stesso mese dallo stesso dicastero vaticano dopo che Rupnik ha riconosciuto il reato e - lo ha rivelato il Papa in una recente intervista all'Associated Press - ha pagato un indennizzo alla vittima. I gesuiti decidono però di mantenere le misure restrittive. Nel frattempo riemergono abusi compiuti da Rupnik quando era ancora in Slovenia, negli anni Novanta, nella comunità di suore Loyola nei pressi di Lubiana. Quando nel 2021 arrivano a Roma le denunce di nove suore o ex suore, la Compagnia di Gesù svolge un'indagine e raccomanda alla Dottrina della fede di svolgere un processo penale, derogando ai termini di prescrizione, ma il dicastero vaticano, guidato da un altro gesuita, il cardinale Luis Ladaria, a ottobre del 2022 decide di non procedere. "Personalmente ero deluso perché questo ha creato uno stallo", racconta padre Verschueren a Repubblica e ad Associated Press. Padre Rupnik è all'estero, quando torna a Roma, a inizio dicembre, il superiore lo convoca. E' rottura. Pochi giorni dopo invita online "chiunque voglia fare una nuova denuncia o che voglia discutere di denunce già fatte" nei confronti del confratello a contattare un "team" di tre professionisti laici istituita presso la Curia generalizia. 

Da allora si sono fatte avanti quindici persone, quasi tutte donne ma ci sono anche due uomini, che hanno fornito nuove testimonianze e denunce di abusi compiuti in trent'anni da padre Rupnik a danno di numerose donne. "Testimonianze credibili", spiega padre Verschueren. I nuovi testimoni non si conoscono tutti tra di loro ed evidenziano un modus operandi seriale da parte del gesuita. Le suore di Lubiana, contattate, non hanno voluto testimoniare nuovamente. "So che la stampa si concentra sugli aspetti sessuali ma, mi creda, l'abuso psicologico e spirituale è di gran lunga più dannoso", afferma padre Verschueren. I dettagli sono riservati, ma si tratta evidentemente di manipolazione, plagio, molestie, giustificate spiritualmente e compiute nei confronti di donne con le quali il gesuita sloveno è venuto in contatto nell'ambito dell'accompagnamento spirituale nonché del lavoro artistico: tanto che, come spiega il gesuita belga, oltre alle restrizioni già vigenti ora gli verranno vietate "attività ministeriali, attività pubbliche, viaggiare fuori dal Lazio, ma anche l'attività artistica". "Voglio evitare che si verifichino di nuovo situazioni analoghe", spiega padre Verschueren, "non voglio nuove vittime". 

Dubbi sulle conferenza sulla sessualità

Sanzioni che non implicano un giudizio sui mosaici di Rupnik: "Capisco la reazione di chi è sconvolto da queste rivelazioni", dice padre Verschueren, "ma distinguerei l'arte dall'artista: in tutta la storia ci sono stati libri, artisti, autori che non hanno avuto una vita moralmente esemplare o edificante, spesso il contrario, ma questo vuol dire che la loro arte, la loro scrittura, la loro letteratura è cattiva? Io non lo credo, e, nel caso di padre Rupnik, questo inoltre non farebbe giustizia al lavoro del grande team che lavora con lui". 

Quanto agli insegnamenti spirituali, "siamo andati negli archivi e dei teologi hanno studiato alcune antiche conferenze sulla sessualità di padre Rupnik", rivela il suo superiore romano: "L'opinione dei teologi è che non ci sono eresie ma ci sono elementi che possono dare legittimazione a trasgressioni o azioni che non sono corrette". 

I gesuiti non inoltreranno il dossier alla Dottrina della fede, perché non ci sono nuovi reati "sacramentali" come l'assoluzione in confessionale. Padre Verschueren, che si dice "sollevato" dalla possibilità di gestire la cosa a livello di Compagnia di Gesù, aprirà un "procedimento" interno che potrebbe avere diverse conseguenze disciplinari: da un percorso di psicoterapia per Rupnik alla possibilità di risarcimento delle vittime, dall'allontanamento dal centro Aletti, la comunità-atelier che il gesuita sloveno fondò a Roma negli anni di Giovanni Paolo II e dove tuttora risiede, ad una vita isolata di preghiera e penitenza fino all'ipotesi di un vero e proprio processo canonico e alla dimissione dalla vita religiosa - ipotesi che padre Verschueren vorrebbe però evitare: "Una misura del genere libera a livello ecclesiastico la persona: e poi chi controlla le sue azioni, le sue decisioni, il suo muoversi?". 

"Non è un demone ma deve riconoscere le responsabilità"

Di certo, "molto dipende da come padre Rupnik reagisce a queste nuove testimonianze", spiega padre Verschueren, "se vuole entrare in modo costruttivo in questa vicenda o se invece rimane sulla strada della negazione". Nel corso delle indagini, precisa il gesuita, sono giunte alla Curia generalizia testimonianze di due gruppi di credenti che difendono padre Rupnik. Il quale, sottolinea ancora il suo superiore, sia nell'arte che nella spiritualità "ha fatto cose buone". "Non siamo davanti a demoni ma a persone con i loro peccati, pensare in bianco e nero in casi così complessi è impossibile, ma dobbiamo poter entrare in questa verità che è grigia", dice padre Verschueren che sottolinea come la Chiesa vuole "salvare le persone". Per questo, la Compagnia di Gesù intende dare a padre Rupnik "la possibilità di difendersi e dare la sua versione dei fatti". Cosa che, pur invitato, "non ha voluto o non ha potuto fare" con il team che ha raccolto le nuove testimonianze. 

Poi però il responsabile delle case romane dei gesuiti intende arrivare "rapidamente" ad una definizione del caso. "Sono molto addolorato ma, in coscienza, sono in pace", dice padre Verschueren. La Compagnia di Gesù contatterà la "persone ferite" che si sono manifestate, da ultimo o in passato, "per vedere come possiamo aiutarle", spiega padre Verschueren: "Per una vittima l'ideale è che il denunciato entri in un processo di verità e si assuma le sue responsabilità, questo aiuta molto in un processo di riparazione che è penoso e non si fa in due minuti". Quanto al futuro, assicura il gesuita belga, "la prima cosa sarà vigilare affinché sia assolutamente escluso che situazioni analoghe si producano di nuovo".