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Un aiuto in casa, due chiacchiere, una carezza: a Pavia funziona il condominio delle badanti condivise

Brindisi nella cucina condivisa del condominio di Pavia (foto Nicola Marfisi/Agf) (agf)

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Nella palazzina Aler due assistenti si occupano di 22 over 65, tutti autosufficienti (o quasi) nelle proprie abitazioni. La parola a Rosanna, Irene, Michele. E ai loro angeli custodi, Ignazia e Consilia. "Un tempo le famiglie riuscivano ad occuparsi dei loro vecchi, oggi non più”
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PAVIA - Prima di tutto servono gambe buone, occhio vigile, santa pazienza. Ed empatia, empatia, che servirebbe dappertutto, ma soprattutto se si deve badare a 22 persone over 65, autosufficienti o quasi. In due, e quindi fare le pulizie di casa e quella personale, magari la spesa, l’accompagnamento dal medico, in farmacia eccetera. Sempre con il sorriso, alle case Aler di via Sardegna 70. Sennò, non funziona.

Rosanna con, a destra, Ignazia Carpitella e a sinistra Consilia Naddeo (foto di Nicola Marfisi/Agf) (agf)

Un progetto da replicare

Invece funziona. Le due badanti condivise Ignazia Carpitella detta Ina, e Consilia Naddeo, riescono a stare dietro a tutti, correndo da una casa all’altra delle palazzine seminuove da 42 appartamenti, riservate agli anziani e quindi protette, e progettate per chi ha una certa età. Porte larghe, bagno ampio, una camera matri…

PAVIA - Prima di tutto servono gambe buone, occhio vigile, santa pazienza. Ed empatia, empatia, che servirebbe dappertutto, ma soprattutto se si deve badare a 22 persone over 65, autosufficienti o quasi. In due, e quindi fare le pulizie di casa e quella personale, magari la spesa, l’accompagnamento dal medico, in farmacia eccetera. Sempre con il sorriso, alle case Aler di via Sardegna 70. Sennò, non funziona.

Rosanna con, a destra, Ignazia Carpitella e a sinistra Consilia Naddeo (foto di Nicola Marfisi/Agf) (agf)

Un progetto da replicare

Invece funziona. Le due badanti condivise Ignazia Carpitella detta Ina, e Consilia Naddeo, riescono a stare dietro a tutti, correndo da una casa all’altra delle palazzine seminuove da 42 appartamenti, riservate agli anziani e quindi protette, e progettate per chi ha una certa età. Porte larghe, bagno ampio, una camera matrimoniale e una per la badante, che quasi nessuno ha perché se si ha diritto a una casa popolare, allora la pensione viaggia sui 700/800 euro al mese. Chi ce l’ha, è perché non è autosufficiente. Gli altri ne condividono due, e sono tutti contenti, anche perché il servizio è gratis. Poi, serve un capobanda, che organizzi il tutto, e qui è Giovanbattista Sansica, 55 anni, socio fondatore della onlus Vasi di creta, nonché vicepresidente. E la cosa funziona così bene che il Comune di Pavia sta pensando di replicare il progetto in altri caseggiati, anche questi abitati da anziani con poche risorse e molti bisogni.

Modello scandinavo

Era un esperimento, cominciato nel 2019 (la giunta è di centrodestra) e sempre rifinanziato (35mila euro l’anno, ci mette l’amministrazione). Il modello è scandinavo, “e anche trentino, casi che ho studiato e cercato di mettere in pratica qui”. Sansica spiega che “altri Paesi hanno avvertito prima di noi il problema della solitudine degli anziani, e dei figli che lasciano la casa. Adesso tocca a noi. Un tempo le famiglie riuscivano ad occuparsi dei loro vecchi, oggi non più”. Ma spesso non serve una badante fissa, non subito almeno. “Serve una presenza costante, che faccia anche compagnia, due chiacchiere, una battuta, e un aiuto nelle faccende fondamentali”, spiega Consilia. “In più, è una bella esperienza. Gli anziani hanno molto da insegnarci”, dice Ignazia.

Clara, la cuoca volontaria (foto Nicola Marfisi/Agf) (agf)

Pulizie in casa, igiene personale e consigli sulla salute

Al primo piano, ad esempio, Irene Tarantini, ex infermiera alla Mangiagalli di Milano, anni 69 “e la pressione alle stelle”. “Hai preso la pastiglia? Hai chiamato il medico?”, domanda Ignazia. “Sì sì”. “Misuriamola di nuovo” (queste badanti condivise non sono Oss, quindi non possono somministrare farmaci, ma misurare la pressione, possono). La casa è in ordine, i pavimenti puliti, i vetri splendenti. “Certo, servirebbero più ore, ma riusciamo a fare tutto. Il bagno, la cucina, e poi l’igiene personale”. Rosanna Gandolfi, 84 anni e una brutta artrite deformante: “Facevo la sarta da Aguzzi, andavamo a prendere i modelli a Milano…”. Si alza alle 6 e “faccio quello che riesco. La colazione, il riordino della cucina. Ah, quando stavo bene, la mia casa era un gioiello!”. Ma anche adesso, il servizio di bicchieri nella vetrinetta brilla come nuovo (e probabilmente lo è). “E poi aspetto che arrivi Consilia, che mi pettina, e prendiamo il caffè, poi fa i lavori”.

Brindisi nella cucina condivisa del condominio di Pavia (foto Nicola Marfisi/Agf) (agf)

Una mensa per cucina

Alle 12, pranzo in mensa. Una grande cucina comunitaria, dove chi non ha voglia di preparare trova tutto pronto, al prezzo politico di 3,50 euro. Qui comanda Clara Baudo, 83 anni. Chef burbera, ex tappezziera, “un lavoro che mi piaceva tanto”. Aiuto chef, Lucia Alliere, 71 anni. Apparecchia, sparecchia, sposta tavoli e aiuta a servire. Ieri, pasta piselli panna e prosciutto, polpette di pollo e insalata, torta Margherita. “Se qualcuno non ha voglia di scendere, glielo portiamo a domicilio”, ma scendono quasi tutti, perché è anche un momento in cui si sta insieme. Le badanti accompagnano chi fatica a camminare, poi smontano e se ne vanno a casa. Così tutti i giorni sabato e domenica esclusi.

Nicoletta assistita da Ignazia Carpitella (foto Nicola Marfisi/Agf) (agf)

 

"Mi aiutano nei lavori pesanti"

“Sono un grande aiuto, perché se bisogna spolverare, ce la faccio ancora. Ma i vetri, i lampadari, i lavori pesanti insomma, li fanno loro”, dice Clara, che impugna il mestolo come un generale. Cucinare le piace, “lo faccio volentieri, come lo faccio per mio figlio, che ogni sera viene a trovarmi. Ieri gli ho preparato la pasta pasticciata”. E senta, Clara, come fa a funzionare tutto così bene, qui. “E’ perché c’è Confettino. Gianbattista, io lo chiamo così perché è dolce”. Confettino fa la spesa, le commissioni, cura l’amministrazione, fa anche il vigile, nel senso che controlla l’andirivieni e che le badanti facciano il dovuto. Organizza le attività (letture ad alta voce, lavoretti vari), e il calendario di rosari e messe. E’ un diacono sposato con 3 figli, ma lo farebbe anche se non fosse credente “perché lo chiedono gli ospiti”.

Che poi sono quasi tutte vedove, a parte 6 coppie. Una, Addolorata Cusanno, 80 anni, e Michele Maldera, 86, immigrati da Corato tanti anni fa. “Facevo il tessitore, poi ho lavorato alla tintoria Saitti, poi in Francia a fare il muratore”. Lei, casalinga per sempre, ha fatto la pasta al ragù, ma “a volte andiamo al ristorante”, che sarebbe la cucina comune al pianterreno. E che dice delle ragazze che vi aiutano? “Benissimo, tutte e due simpatiche e svelte”.

Un antidoto alle case di riposo

“Tutto questo serve a prevenire l’ingresso in Rsa. Meglio che vivano a casa loro, ma assistite, anche se per poco tempo ogni giorno, e in una dimensione di famiglia”, dice Sansica. E certo il progetto è difficile da replicare altrove, perché queste case sono fatte apposta, e la onlus ne è “custode sociale” (ad esempio, un volontario dorme sempre in un monolocale apposito, pronto a qualunque emergenza). “Ci vuole la struttura adatta. Poi, un Comune che paghi il servizio. E anche le badanti adatte”, disponibili, attive, empatiche, sennò non funziona.