La stretta di Aifa sulla vitamina D: "Prescrizioni da dimezzare: non serve"
di Michele Bocci , di Michele BocciSarà sempre più difficile per i medici prescrivere la vitamina D. Aifa dà il via a una nuova stretta sul farmaco, sospettato di essere usato in modo inappropirato. Per ottenerlo gratuitamente, il valore di questa vitamina nel sangue dovrà essere inferiore a 12 e non più a 20 nanogrammi per millilitro. L'agenzia del farmaco quindi abbassa la soglia sotto la quale si ritiene ci sia una carenza e una buona parte di coloro che ricevevano il medicinale gratuitamente non lo potranno più richiedere. La spesa pubblica, che nel 2021 era di 201 milioni, dovrebbe così scendere così intorno ai 100 milioni. L'agenzia, comunque, non si muove per un motivo economico ma scientifico, visto che ci sono nuove prove sul fatto che la Vitamina D, che si assume principalmente stando al sole, sia utile in un numero ridotto di casi.
I nuovi studi: usarla non riduce il rischio di frattura nei sani
Aifa era già intervenuta nel 2019 per rid…
Sarà sempre più difficile per i medici prescrivere la vitamina D. Aifa dà il via a una nuova stretta sul farmaco, sospettato di essere usato in modo inappropirato. Per ottenerlo gratuitamente, il valore di questa vitamina nel sangue dovrà essere inferiore a 12 e non più a 20 nanogrammi per millilitro. L'agenzia del farmaco quindi abbassa la soglia sotto la quale si ritiene ci sia una carenza e una buona parte di coloro che ricevevano il medicinale gratuitamente non lo potranno più richiedere. La spesa pubblica, che nel 2021 era di 201 milioni, dovrebbe così scendere così intorno ai 100 milioni. L'agenzia, comunque, non si muove per un motivo economico ma scientifico, visto che ci sono nuove prove sul fatto che la Vitamina D, che si assume principalmente stando al sole, sia utile in un numero ridotto di casi.
I nuovi studi: usarla non riduce il rischio di frattura nei sani
Aifa era già intervenuta nel 2019 per ridurre il consumo. Il 20 febbraio c'è stato un aggiornamento in Gazzetta Ufficiale della "Nota 96" che appunto disciplina la possibilità di prescrivere il farmaco con l'obiettivo di "declinare i criteri di appropriatezza prescrittiva della supplementazione con Vitamina D e suoi analoghi, colicalciferolo, calcifediolo, per la prevenzione e il trattamento delle carenze nell'adulto". Si è deciso di abbassare il limite sotto il quale si ritiene esserci una carenza dopo due grandi studi clinici randomizzati, uno statunitense e uno europeo. "Entrambi hanno concluso che la supplementazione con dosi di Vitamina D più che adeguate e per diversi anni, oltre 5 nel primo e 3 nel secondo, non è in grado di modificare il rischio di frattura nella popolazione sana, senza fattori di rischio per osteoporosi", scrive Aifa. I risultati sono confermati anche tra chi ha livelli più bassi di Vitamina D.
"Non serve contro il Covid"
Il farmaco è molto utilizzato e anche molto prescritto. Ci sono integratori che contengono il principio attivo e che sono in libera vendita perché non sottostanno alle regole di autorizzazione previste per i medicinali. Ogni tanto escono false notizie sulle capacità "miracolose" di questo farmaco e ovviamente qualcuno ne ha parlato anche durante la Pandemia. Aifa nella nuova versione della nota 96 ribadisce che i vari studi hanno dimostrato come la Vitamina D non serva a niente contro il Covid.
Per chi è indicata
Le persone per le quali è indicata, al di là del livello nel sangue, sono intanto coloro che hanno "gravi deficit motori o sono allettati al proprio domicilio". Poi ci sono i cittadini che si trovano in strutture come le Rsa, le donne in gravidanza o allattamento e chi è "affetto da osteoporosi da qualsiasi causa o osteopatie accertate non candidate a terapia remineralizzante".
Si guardano invece i valori del sangue prima di darla a chi ha malattia che provocano malassorbimento, chi prendere farmaci che interferiscono con il metabolismo di questa vitamina, chi ha osteoporosi o osteopatie e va trattato prima di iniziare la terapia remineralizzante, chi ha iperparatiroidismo secondario o ipovitaminosi. Poi ci sono coloro che, da ora in avanti dovranno avere valori sotto i 12 nanogrammi per millilitro e sintomi da ipovitaminosi come astenia, mialgie, dolori diffusi, frequenti cadute immotivate.
La ripresa delle prescrizioni
Il sistema sanitario era arrivato a spendere 280 milioni di euro per rimborsare la vitamina D. L'incremento di spesa è andato avanti dal 2014 al 2019, con una flessione nel 2020 proprio grazie alla prima versione della nota dell'Aifa. Nel 2021 però c'è stata una nuova crescita (del 20%) legata all'aumento delle prescrizioni. La spesa pro-capite è arrivata a 5 euro. Ogni giorno 142 persone ogni mille assumono una dose.