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Alessia Sinatra, la pm vittima di molestie e poi beffata dal Csm: “Il procuratore ci provò e ora censurano me”

(palazzotto)
La battaglia della magistrata di Palermo contro il collega Giuseppe Creazzo, all’epoca capo dell’ufficio di Firenze, che la aggredì sessualmente in albergo durante un convegno
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"È un'esperienza che ha inesorabilmente e profondamente segnato il mio percorso di vita". Davanti ai giudici disciplinari del Csm - tre donne (D'Ovidio, Abenavoli, Natoli) e tre uomini (il vice presidente Pinelli, Chiarelli, Fontana) - la pm di Palermo Alessia Sinatra fa l'ultimo tentativo per spiegare che cos'è successo quel 12 dicembre 2015, quando il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo la molestò sessualmente in un corridoio dell'albergo in cui si trovavano per un convegno di Unicost. Condotta punita, sempre in sede disciplinare, con la perdita di due mesi di anzianità. Se lui è colpevole lei è innocente? Nient'affatto. Il nuovo Csm "censura" Sinatra per gli sms che ha scambiato con Luca Palamara in cui chiamava Creazzo "il porco". La Pg della Cassazione Gabriella De Masellis la voleva innocente. I giudici no.

"È un'esperienza che ha inesorabilmente e profondamente segnato il mio percorso di vita". Davanti ai giudici disciplinari del Csm - tre donne (D'Ovidio, Abenavoli, Natoli) e tre uomini (il vice presidente Pinelli, Chiarelli, Fontana) - la pm di Palermo Alessia Sinatra fa l'ultimo tentativo per spiegare che cos'è successo quel 12 dicembre 2015, quando il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo la molestò sessualmente in un corridoio dell'albergo in cui si trovavano per un convegno di Unicost. Condotta punita, sempre in sede disciplinare, con la perdita di due mesi di anzianità. Se lui è colpevole lei è innocente? Nient'affatto. Il nuovo Csm "censura" Sinatra per gli sms che ha scambiato con Luca Palamara in cui chiamava Creazzo "il porco". La Pg della Cassazione Gabriella De Masellis la voleva innocente. I giudici no.

Alessia Sinatra esce dal Csm emotivamente distrutta. "Sono sconvolta e raggelata. Ma continuerò la mia battaglia in Cassazione". Con lei il suo avvocato Mario Serio: "Sono sbalordito. Questa decisione mette a repentaglio la dignità femminile e segna un grande passo indietro nella tutela delle donne abusate negli ambienti di lavoro".

Alessia ha consumato tutte le energie nell'ultima difesa davanti ai giudici. Ha tentato di far capire cos'è accaduto, che effetto ha avuto nella sua vita, il suo bisogno di sfogarsi con gli amici (e Palamara era tra questi), anche con un linguaggio immaginifico. Le sue parole raccontano cosa prova una magistrata aggredita dall'amico magistrato che non le chiederà mai scusa.

"Il 12 dicembre 2015 ho subito un atto orribile, improvviso e imprevedibile, che ha violato la mia sfera sessuale e al contempo ha tradito la fiducia e il rispetto riposti nei confronti di chi, più maturo ed autorevole di me, conosceva la mia storia personale e professionale, riceveva premuroso le mie confidenze, dispensando saggi consigli e preziose rassicurazioni". Fu un comportamento del tutto inatteso. "Non ci sono giustificazioni per sostenere un'iniziativa tanto invasiva, reiterata e violenta, a fronte di un disagio manifesto, una visibile sofferenza e un dissenso esplicitato lungo tutta la drammatica e convulsa sequenza dove, privata di ogni pur minima capacità di reazione, credo di aver mantenuto il rispetto dei miei principi più saldi, invocando a mia difesa i valori dell'amicizia, della solidità del matrimonio e del rispetto della famiglia, per farlo desistere da un assalto inappropriato, sgradito, del tutto ingiustificato".

Questi i fatti. Creazzo non ha mai manifestato né "pentimento", né scuse, "per alleggerire le conseguenze di un gesto indecoroso e mortificante". Qui inizia il calvario psicologico di Alessia: "Ho tentato di difendere me stessa proponendo un'immagine esteriore di apparente e assoluta normalità, che non tradisse emozioni, non lasciasse mai trapelare indizi di quanto ingiustamente patito, mantenendo il doveroso rispetto delle istituzioni".

Ma il gesto di Creazzo resta "vile" perché consumato "all'interno di una relazione consolidata tra colleghi che, pur connotata da profili amicali, restava pur sempre caratterizzata dalla chiarissima differenza e asimmetria tra i ruoli, l'età e i rispettivi percorsi di vita". Di fronte ai giudici del Csm Alessia descrive il suo "dolore" che "cerca di affidare agli affetti più cari". Della sua brutta storia parla con gli altri. Certo. E perché non avrebbe dovuto? Ecco gli sms con l'amico Palamara. Grida "porco" quando sa che Creazzo corre per la procura di Roma. Ammette la sua "sofferenza autentica perché la mente non ha ancora trasformato quel momento e quel dolore in uno scenario mentale pensabile e comunicabile con razionalità". Non riesce a parlare di Creazzo senza arrabbiarsi. Ed esprime il suo dolore, non certo un ordine di voto, quando si augura che la sua candidatura "cada subito".

Forse l'atteggiamento sarebbe cambiato se Creazzo avesse ammesso la colpa e fatto un gesto che non ha mai fatto. "Ho atteso scuse da chi non ha mai preso coscienza del tradimento arrecato, senza mai aver lasciato intendere alcuna revisione critica, pretendendo in un'unica occasione, attraverso un approccio maldestro e inappropriato, l'improponibile recupero della relazione di amicizia". E dunque, come dice a Palamara, Creazzo "porco mille volte". E per questo sfogo Sinatra è stata censurata.