Lia Celi: "Sui gay La Russa è capace di peggio. Per noi sarebbe dura avere un figlio come lui"
di Giuliano Aluffi , di Giuliano AluffiÈ, sorprendentemente, più sollevata che indignata Lia Celi, scrittrice e giornalista (colonna del glorioso settimanale satirico Cuore), rispetto alle dichiarazioni rese dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, a Francesca Fagnani nella trasmissione Belve. Più volte ha raccontato dell'amore genitoriale per i figli che si sentono di un genere diverso da quello anagrafico.
Cosa pensa della frase di La Russa?
"Mi aspettavo di peggio, tutto sommato. In fondo La Russa non ha detto che avrebbe strozzato suo figlio con le sue mani, tipo Vito Catozzo (la buffa guardia giurata maschilista e retrograda interpretata magistralmente da Giorgio Faletti in Drive In), quando diceva: "Se scopro che mio figlio è gay, vivi ce li faccio mangiare questi tacchi a spillo!". Ecco, io mi sarei aspettata più una cosa di questo genere. Invece ha detto che lui vorrebbe un figlio che gli assomigliasse, e per lui un figlio gay sarebbe come avere un figlio milanista. Tutto sommato, per uno come La Russa mi sembra un passo avanti: si vede che a forza di stare in Parlamento è migliorato. Che poi nella sua risposta ci sia ipocrisia o meno - non poteva in fondo fare l'inclusivo o il pro-Lgbt+ senza alienarsi una parte del suo elettorato - alla fine (onestamente, non è una battuta) temevo peggio. Credo che altri in Fratelli d'Italia avrebbero reagito peggio. La Russa sa che ormai non torna utile a nessuno fare l'omofobo da macchietta. Meglio cavarsela con questi paragoni calcistici, che denotano una certa diplomazia".
Diplomazia?
"Per l'Italia, ovviamente: in qualunque altro Paese civile questa risposta sarebbe stata veramente imbarazzante. Però, visto come siamo messi in Italia: siamo il Paese che ancora non ha il matrimonio gay e dove la legge Zan è stata bocciata tra gli applausi e probabilmente anche con voti contrari nello stesso partito che l'ha proposta... Insomma, ecco: cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno, invece che il cervello mezzo vuoto".
Comunque è curioso che la domanda "Se lei avesse un figlio gay" ancora oggi venga posta come se si trattasse di un'occorrenza epocale, con un peso enorme nella vita di un genitore, invece di un semplice fatto della vita...
"Penso che questo tipo di domande possano essere offensive non tanto per la comunità Lgbt+, ma anche per gli intervistati. È chiaro che il giornalista spesso ha la tentazione di andare a caccia della dichiarazione forte che poi fa notizia, e che una volta online poi viene molto cliccata e condivisa. Il risultato è che alla fine si crea una nube di chiacchiere e di botte e risposte tranchant che non fanno bene né a una causa, né all'altra, ma hanno solo il fine di aumentare l'audience. E non vogliono più dire assolutamente niente. Però sono come il fumo passivo: voglio dire che queste chiacchiere non sono come l'omofobia vera, però intossicano come il fumo di sigaretta che respiriamo dagli altri".
Visto che è una dei numi della satira italiana, le rigiro la domanda: se lei avesse un figlio come Ignazio La Russa (nel senso di ideologicamente affine a lui) come reagirebbe?
"In questi casi forse si comincerebbe a litigare tra genitori: "È stata colpa tua, che avevi il nonno fascista". "No, è colpa tua, nostro figlio è venuto così per reazione al nonno comunista!". E forse ci chiederemmo se si nasce così oppure lo si diventa con le cattive compagnie, o magari per colpa della televisione".