Vi sono due persone iscritte nel registro degli indagati dopo la riapertura del caso per l'omicidio 31 anni fa di Matteo Toffanin, ucciso a 23 anni la sera del 3 maggio 1992 a Padova mentre rincasava dal mare con la fidanzata, che rimase ferita alle gambe. Nell'ambito della riapertura di un nuovo fascicolo di indagine da parte del pm Roberto D'Angelo, gli investigatori stanno seguendo per il movente una nuova pista: il bersaglio dei killer non era Toffanin ma un uomo legato alla mala del Brenta.
Proprio oggi, 22 febbraio, il pm sentirà quella che si ritiene essere la vittima designata dell'azione killer, Marino Bonaldo, 70 anni, molti precedenti nella sua fedina penale, sospettato di essere stato all'epoca in affari con la banda di Felice Maniero sia nel traffico di droga che nelle rapine. Bonaldo peraltro abitava in un condominio di fronte a quello di Toffanin e questo spiegherebbe, insieme all'uso di un'auto simile a quella del pregiudicato, l'errore dei due assassini. A motivare l'omicidio sarebbe stata una partita di droga mai pagata che avrebbe fatto scattare la 'punizione'. Nei giorni scorsi era stata sentita anche l'ex fidanzata di Toffanin, Cristina Marcadella, che ha riferito i suoi ricordi dell'episodio.
All'identità dei due possibili assassini, che risiedono nel Padovano, gli investigatori sarebbero arrivati grazie alle testimonianze raccolte: entrambi sono indagati per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione.
Il 17 settembre del 1993 il procedimento contro ignoti era stato archiviato. Dopo aver terminato gli studi superiori in un istituto tecnico di Padova ed aver assolto l'anno del servizio di leva, Matteo si stava affacciando al mondo del lavoro. Era stato chiamato da un'azienda della provincia di Varese per uno stage formativo, ma intanto aiutava il padre nel negozio di elettrotecnica. Il 5 giugno 2018 all'Istituto di Istruzione Superiore Giovanni Valle di Padova tramite l'associazione Libera si era costituito un presidio scolastico intitolato proprio a lui.