Università, i giovani medici scelgono e 6 mila posti nelle scuole di specializzazione restano vuoti
di Michele Bocci , di Michele BocciCi sono alcune specializzazioni che i giovani medici italiani non vogliono fare e per evitarle sono disposti ad aspettare o a lavorare nel privato. In particolare vengono evitate microbiologia, farmacologia, radioterapia, medicina di emergenza urgenza ma anche chirurgia toracica. Finisce così che negli ultimi due anni, su circa 30.452 posti a disposizione nelle scuole, ben 5.724, cioè il 19%, non siano stati assegnati o siano stati abbandonati da chi, appunto, ha atteso per spostarsi su un'altra specializzazione.
Le specialità più ambite
I dati vengono raccolti dal sindacato degli ospedalieri Anaao e raccontano di come non basti solo aumentare i posti a disposizione nelle facoltà di Medicina. Quando arrivano in fondo, infatti, i laureati puntano verso certe specializzazioni, in particolare quelle che permettono di svolgere una vantaggiosa attività privata, e cioè: dermatologia, malattie dell'apparato cardiovascolare, oftalmolo…
Ci sono alcune specializzazioni che i giovani medici italiani non vogliono fare e per evitarle sono disposti ad aspettare o a lavorare nel privato. In particolare vengono evitate microbiologia, farmacologia, radioterapia, medicina di emergenza urgenza ma anche chirurgia toracica. Finisce così che negli ultimi due anni, su circa 30.452 posti a disposizione nelle scuole, ben 5.724, cioè il 19%, non siano stati assegnati o siano stati abbandonati da chi, appunto, ha atteso per spostarsi su un'altra specializzazione.
Le specialità più ambite
I dati vengono raccolti dal sindacato degli ospedalieri Anaao e raccontano di come non basti solo aumentare i posti a disposizione nelle facoltà di Medicina. Quando arrivano in fondo, infatti, i laureati puntano verso certe specializzazioni, in particolare quelle che permettono di svolgere una vantaggiosa attività privata, e cioè: dermatologia, malattie dell'apparato cardiovascolare, oftalmologia, chirurgia plastica, malattie dell'apparato digerente, pediatria, neurologia, psichiatria, radiodiagnostica, endocrinologia, neuropsichiatria infantile, medicina dello sport. In tutte queste specialità meno del 5% dei posti restano vacanti.
La crisi dell'emergenza
Ad andar male, dicono da Anaao, cioè ad essere "abbandonate o neppure prese in considerazione", sono "le specialità prettamente ospedaliere e pubbliche che sono state protagoniste nella lotta pandemica, prima tra tutte la medicina d’emergenza-urgenza". Come noto il settore è in grandissima difficoltà e per questo in due anni sono state messe a disposizione dalle università ben 1.884 borse di studio. Ebbene, ne sono state assegnate solo 740. Significa che il 60% dei posti per formare chi lavora nei pronto soccorso e al 118 sono rimasti vuoti. Tra le specialità per cui sono stati messi oltre 100 posti a disposizione vanno male microbiologia e virologia (78% dei posti non assegnati), patologia clinica (70%), radioterapia (67%), farmacologia e tossicologia clinica (63%), medicina di comunità (57%), medicina nucleare (54%), anatomia patologica (50%), chirurgia toracica (42%).
I candidati sono più dei posti
Il problema non è quindi il numero di medici ma l'attrattiva di certe specialistiche. Del resto al concorso 2021 c'erano 17.400 contratti per 17.412 candidati e a quello dell'anno scorso 14.763 contratti per 15.873 candidati. Eppure molti hanno scelto di non entrare per fare specializzazioni che evidentemente non gradiscono. Chi è rimasto fuori probabilmente aspetta un nuovo bando per tentare di entrare in una scuola ambita oppure si è spostato verso il corso per medico di famiglia. I giovani scelgono e non è detto che inserirne di più attraverso un aumento dei posti in medicina serva a rinforzare le specialità maggiormente in crisi, spesso con organici ridotti anche perché chi ci lavora dopo un po' si stufa e va via.
"Investire sui medici per interrompere la desertificazione di alcune branche"
Secondo Anaao è necessario rilanciare la professione. "La medicina sta diventando un affare selettivo, in cui le specialità più colpite e sotto pressione durante la pandemia da Covid-19, le specialità gravate da maggiori oneri e minori onori sono in caduta libera, non hanno più appeal - doce il segretario Pierino Di Silverio - L’assenza di programmazione e di investimenti sul professionista produce effetti devastanti rischiando di desertificate alcune branche ed essere in deficit in altre. Ci vogliono investimenti, retribuzioni adeguate, depenalizzazione dell’atto medico, aumento delle assunzioni ed eliminazione del tetto di spesa al personale che agisce ancora oggi come una tagliola su regioni e aziende foraggiando il lavoro a cottimo".