Rigopiano, il prefetto assolto: "Pm a caccia di fantasmi, bastava liberare la strada"
dal nostro inviato Corrado Zunino , dal nostro inviato Corrado ZuninoPESCARA - È accalorato, l'ex prefetto di Pescara. La grande assoluzione di giovedì scorso - cinque condannati su trenta imputati per la strage di Rigopiano, ventinove morti sotto una valanga - ne fa il primo testimone della disfatta della procura: per Francesco Provolo l'accusa aveva chiesto 12 anni, è stato assolto perché "il fatto non sussiste" e "per non aver commesso il fatto".
Cosa ne pensa del processo Rigopiano, prefetto?
"La procura ha inseguito fantasmi, complotti, inesistenti depistaggi. Ha fatto cinematografia. E non ha capito il centro della questione: la strada da Farindola a Rigopiano sommersa dalla neve. Se quei nove chilometri fossero stati spazzati, i ventinove dell'hotel sarebbero ancora qui tra noi".
Prefetto, di che cosa era esattamente accusato?
"Di non aver alle…
PESCARA - È accalorato, l'ex prefetto di Pescara. La grande assoluzione di giovedì scorso - cinque condannati su trenta imputati per la strage di Rigopiano, ventinove morti sotto una valanga - ne fa il primo testimone della disfatta della procura: per Francesco Provolo l'accusa aveva chiesto 12 anni, è stato assolto perché "il fatto non sussiste" e "per non aver commesso il fatto".
Cosa ne pensa del processo Rigopiano, prefetto?
"La procura ha inseguito fantasmi, complotti, inesistenti depistaggi. Ha fatto cinematografia. E non ha capito il centro della questione: la strada da Farindola a Rigopiano sommersa dalla neve. Se quei nove chilometri fossero stati spazzati, i ventinove dell'hotel sarebbero ancora qui tra noi".
Prefetto, di che cosa era esattamente accusato?
"Di non aver allestito la sala operativa subito dopo le notizie della valanga sull'hotel né il centro di coordinamento dei servizi. Non era vero, solo che la procura non aveva sequestrato tutte le carte. Quando abbiamo dimostrato il contrario, il pm è voluto andare avanti lo stesso. "Non avevate allestito bene la sala operativa, non l'avevate allestita per tempo, altrimenti la notizia della turbina rotta sarebbe arrivata prima". Il giudice Sarandrea si è accorto che quelle accuse non stavano insieme e mi ha assolto".
Secondo lei il processo di primo grado, che ha assolto 24 imputati su 29, ha chiarito che cosa è successo a Rigopiano il 18 gennaio 2017?
"Il processo ha individuato il cuore della questione, la mancata pulizia dei 9 chilometri di tornanti che portano all'hotel. Su quelle basi ha condannato gli uomini della Provincia di Pescara".
Due su cinque. E ha lasciato fuori il presidente della Provincia, Antonio Di Marco.
"Non so dire se Di Marco sapesse quale fosse la situazione dei mezzi sotto la responsabilità della Provincia, ma dentro gli enti pubblici i funzionari fanno e disfano, comunicano solo quello che vogliono ed esercitano pure una funzione politica".
Appunto, i mezzi. La turbina spalaneve della Provincia era fuori uso.
"Il processo ha dimostrato in maniera inoppugnabile che quel segreto era custodito da tre dirigenti della Provincia. Solo loro sapevano che la strada per Rigopiano non sarebbe stata mai pulita. Avrei dovuto conoscere le cose prima, avrei battuto i pugni sul tavolo già dalla mattina di quel mercoledì. Lo sa, ci sono state telefonate degli operai della ditta per il mantenimento delle strade dove si diceva: 'Qui c'è un macello, mandate subito qualcuno'".
Non sarà colpa solo della Provincia. Ai tavoli c'erano la sua prefettura, la Regione Abruzzo, il Comune di Farindola, la Protezione civile.
"Ci sono stati molti errori, il più grande è proprio il fatto che tutte le autorità coinvolte non hanno comunicato tra loro. Questa dovrebbe essere la Protezione civile inventata in Italia, mettersi insieme e trovare soluzioni. A Rigopiano non ha funzionato. Dei problemi attorno a quell'hotel io ne ho sentito parlare solo dopo che è stato sommerso, ma la bufera di neve andava avanti da tre giorni".
È vero che la Provincia ha rifiutato lo spalaneve dell'Anas?
"È vero che nessuno ha chiesto una turbina all'Anas fino a tragedia avvenuta, è agli atti".
Il problema di questa sentenza, che ha mandato assolto lei e i potenti locali, è che si è fermata alla strada impraticabile. I giudici non hanno ritenuto elementi di rilevanza penale non avere un piano per le emergenze, non aver chiuso il resort, non aver creduto ai primi allarmi.
L'ex prefetto Provolo, oggi in pensione, alza la voce, si scusa. Dice: 'Ho perso sei anni di vita e quattro di carriera. Rigopiano mi ha distrutto'. Ammette, poi: ìCi sono stati altri errori e omissioni. Il piano di Protezione civile nel Comune di Farindola non è mai esistito e così non si è potuto chiudere un albergo oggettivamente a rischio. Vorrei anche dire una cosa".
Prego.
"L'anno prima ci fu una nevicata di eguali dimensioni, la stessa strada era impraticabile, l'allerta fu diramato, ma i clienti se ne fregarono. Volevano raggiungere a tutti i costi quel resort".
Gli uomini, e le donne, della Prefettura di Pescara non hanno ascoltato le voci di chi dava l'allarme.
"Chi ha risposto 'La mamma dei cretini è sempre incinta' alla prima telefonata dall'albergo è stato punito, 15 giorni senza stipendio. Ma quella donna ha parlato così perché non sapeva che cosa era successo all'Hotel Rigopiano. Io avevo convocato un comitato dell'ordine pubblico la mattina del 18 gennaio, ma nessuno mi aveva informato della situazione a 1.200 metri. Questo processo lo ha riconosciuto".