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Sentenza Rigopiano. “È una giustizia che salva i potenti: mia figlia sulla coscienza di tanti”

(ansa)
Intervista a Mario Tinari, padre di una delle vittime: "C'è stata una catena di errori, uno dietro l'altro. Bastava spezzare anche un solo anello e tutti i ventinove adesso sarebbero in vita"
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PESCARA - Mario Tinari ha 70 anni e dice che il dolore, con il tempo, non si stempera, non si fa ricordo. "Dopo sei anni capisci che è tutto vero e tua figlia, la tua unica figlia, non c'è più".

Come è arrivato fin qui, in quest'aula di tribunale, Tinari?
"Pieno di speranza, pronto ad affiidare la mia vita, la vita finita di mia figlia, alla giustizia".

E come ne viene via?
"Devastato. Non credo più a nulla, dico agli italiani di non credere a questa giustizia. Politica, ingiusta".

Come può provare a spiegarsi una decisione così lontana dalle richieste della procura?
"Con la lettura dei fatti: hanno risparmiato un prefetto, un presidente di provincia, due ex sindaci, l'apparato di potere locale".

Si può anche pensare che non sono state raccolte sufficienti prove.
"Era tutto così in chiaro, bastava guardare. È stata una catena di errori, uno dietro l'al…

PESCARA - Mario Tinari ha 70 anni e dice che il dolore, con il tempo, non si stempera, non si fa ricordo. "Dopo sei anni capisci che è tutto vero e tua figlia, la tua unica figlia, non c'è più".

Come è arrivato fin qui, in quest'aula di tribunale, Tinari?
"Pieno di speranza, pronto ad affiidare la mia vita, la vita finita di mia figlia, alla giustizia".

E come ne viene via?
"Devastato. Non credo più a nulla, dico agli italiani di non credere a questa giustizia. Politica, ingiusta".

Come può provare a spiegarsi una decisione così lontana dalle richieste della procura?
"Con la lettura dei fatti: hanno risparmiato un prefetto, un presidente di provincia, due ex sindaci, l'apparato di potere locale".

Si può anche pensare che non sono state raccolte sufficienti prove.
"Era tutto così in chiaro, bastava guardare. È stata una catena di errori, uno dietro l'altro. Bastava spezzare un anello e i nostri ragazzi si sarebbero salvati. Tutti e ventinove".

Proviamo a rimettere insieme gli anelli.
"Il giorno prima mia figlia, Jessica, e il fidanzato Marco sono stati gli ultimi ad arrivare. La strada si è riempita di neve. In tv, fin da domenica, il presidente di Regione e Provincia avevano promesso che si sarebbe spazzato ventiquattr'ore al giorno. E invece la ditta in appalto ha smesso nel tardo pomeriggio e non si è più vista. E poi i soccorsi partiti in ritardo perché in Prefettura non hanno creduto all'allarme, il Comune di Farindola che non aveva mezzi, aveva fatto chiudere le scuole ma non l'hotel di Farindola, che attirava persone da tutta Europa. Nessun piano".

Chi era Jessica, sua figlia?
"Una ragazza semplice e piena di vita. Faceva l'estetista e si era fidanzata con Marco che aveva 16 anni. Era il loro nono anniversario. Avrebbero dovuto festeggiarlo dopo, il 3 febbraio, ma erano pieni di impegni e così hanno anticipato. Marco, pilota di Ryan Air, aveva un corso di comando. Jessica un colloquio per un nuovo lavoro".

C'era neve forte, martedì 17.
"Sì, era nevicato anche da noi, a Vasto, una città di mare. Chiesi a Jessica di informarsi con l'hotel. Le dissero che era tutto tranquillo, che al masimo avrebbero dovuto mettere le catene l'ultimo tratto di strada".

Lei che disse?
"Di non partire, di spostare la data, anche se avevano versato una caparra. Ma Jessica mi disse: 'Papà, se c'è un po' d'avventura è tutto più bello'. Ci fidavamo di loro due, erano una coppia assennata".

Mercoledì 18 dovevano tornare.
Sì, li aspettavano alle sei di sera. Alle 14 avevano fatto tutti il check out. Anche il padrone della struttura si era convinto: neve e terremoto. Tutti gli ospiti del resort avevano le valigie in fila all'uscita".

Cosa ricorda di quelle ore?
"La scritta in sovrimpressione durante un telegiornale della sera, non ricordo quale: 'Slavina a Rigopiano'. La mattina dopo, alle 4, eravamo a Penne. Credo che Jessica e Marco non abbiano sofferto, la valanga li ha sorpresi che erano sotto una veranda. C'erano andati per mettersi al sicuro dalle scosse di terremoto".