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Cospito: “È una pena di morte ma la lotta continuerà anche dopo di me”

(ansa)
Lo sciopero della fame va avanti da 128 giorni. E lui annuncia che ora smetterà di prendere anche gli integratori
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ROMA - "Morirò presto, spero che qualcuno dopo di me continuerà la lotta". Davanti alla tv, nella stanza-cella dell'ospedale San Paolo di Milano, Alfredo Cospito ascolta dal tiggì la sua "condanna a morte". Così Caterina Calia, avvocata del pool difensivo dell'anarchico, ora più che mai al 41 bis, chiama la sentenza emessa seicento chilometri più a sud, dalla Corte di Cassazione di Roma.

L'avvocato: "Morirà"

È sera. A Cospito i medici offrono la solita terapia, che da qualche giorno in qua ha ripreso per arrivare in condizioni di salute decenti alla decisione della Suprema corte: integratori, a cominciare dal potassio, oltre a sale, acqua e zucchero, qualche tentativo andato a vuoto di yogurt col miele. Stavolta però Cospito rifiuta: è di nuovo digiuno totale. Dopo 128 giorni di sciopero della fame. Lo aveva annunciato e lo ha ribadito nelle ultime ore ai suoi legali, anch…

ROMA - "Morirò presto, spero che qualcuno dopo di me continuerà la lotta". Davanti alla tv, nella stanza-cella dell'ospedale San Paolo di Milano, Alfredo Cospito ascolta dal tiggì la sua "condanna a morte". Così Caterina Calia, avvocata del pool difensivo dell'anarchico, ora più che mai al 41 bis, chiama la sentenza emessa seicento chilometri più a sud, dalla Corte di Cassazione di Roma.

L'avvocato: "Morirà"

È sera. A Cospito i medici offrono la solita terapia, che da qualche giorno in qua ha ripreso per arrivare in condizioni di salute decenti alla decisione della Suprema corte: integratori, a cominciare dal potassio, oltre a sale, acqua e zucchero, qualche tentativo andato a vuoto di yogurt col miele. Stavolta però Cospito rifiuta: è di nuovo digiuno totale. Dopo 128 giorni di sciopero della fame. Lo aveva annunciato e lo ha ribadito nelle ultime ore ai suoi legali, anche prima di conoscere la sentenza. "Morirà, mi sembra chiaro", dice lapidario il suo avvocato, Flavio Rossi Albertini.

Prima lo spiraglio, poi il baratro

Quello spiraglio che si era aperto con il parere del procuratore generale della Cassazione Piero Gaeta - annullare il 41 bis con rinvio - si è richiuso di botto. E ora Cospito è "lucido e determinato", racconta l'avvocata Maria Teresa Pintus che l'ha incontrato giovedì, a portare avanti la sua lotta da recluso al carcere duro. "Sono terribilmente pessimista - si sfoga al telefono Luigi Manconi, presidente dell'associazione 'A buon diritto', che per primo su Repubblica ha sollevato il caso Cospito. "Immagino che smetta di prendere gli integratori e proceda sulla sua strada, fino al cedimento fisico. E questo per via di questo verdetto iniquo: una sentenza politica, politicissima, che risente del clima artatamente creato dal governo che ha voluto inventare un nemico, ovvero il pericolo anarchico, e ha in qualche modo sollecitato una risposta che assume oggettivamente un suono ostile", commenta l'ex senatore. Preoccupato anche Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia: "Date le condizioni di salute di Cospito la persistenza del regime del 41 bis continua ad avere un carattere del tutto afflittivo".

Il Comitato di bioetica prende tempo

Da settimane l'anarchico ha peraltro comunicato al Dap le sue intenzioni: rifiuto di qualsiasi trattamento sanitario obbligatorio, anche quando il suo digiuno dovesse ridurlo a uno stato di incoscienza. Il Comitato nazionale di bioetica - al quale si era rivolto il Guardasigilli Carlo Nordio per ottenere un parere proprio sulla possibilità di intervenire con la nutrizione forzata se le condizioni di Cospito dovessero precipitare - ha preso ancora tempo. Non c'è accordo tra i componenti e così "dopo un corale e approfondito dibattito - ha voluto far sapere il Comitato poche ore prima della sentenza - la plenaria ha ritenuto di proseguire l'analisi".

"Volevano il martire: lo avranno"

Ma la legge sembra essere piuttosto chiara. "C'è una persona che sta morendo e che oggi non avrà nessuna alternativa se non andare avanti - dice l'avvocata Calia - C'è il rischio concreto di arrivare all'alimentazione forzata, mi auguro che almeno su questo non ci si accanisca arrivando a un Tso. Sarebbe l'ennesima violenza rispetto a una persona che ha sempre espresso la volontà di non essere sottoposta ad alcun trattamento". "Volevano il martire - dice il legale Rossi Albertini - e lo avranno".