La storia di Giovanni Pintor: "Io, scampato alla morte in auto, ora al fianco di Jean Todt per la sicurezza stradale nel mondo"
di Francesca Zoccheddu , di Francesca ZocchedduCAGLIARI - Di quel giorno di Natale di 6 anni fa, nel quale hanno perso la vita i fratelli Francesco e Matteo, Giovanni Pintor ricorda tutto: l’aria di festa, il viaggio in auto con i fratelli e il cugino, da Nuoro a Pattada per raggiungere la casa della nonna materna per il pranzo di famiglia. “Ero seduto sul sedile anteriore, accanto a mio cugino che guidava, mentre Matteo e Francesco erano dietro. Eravamo tutti sobri, andavamo verso casa di mia nonna senza alcuna fretta. All’entrata di una curva vicino ad Orotelli, mio cugino ha perso il controllo dell’auto e, nel tentativo di controsterzare, la macchina è andata a schiantarsi sul guardrail della corsia opposta”. Giovanni resta illeso, il cugino viene portato in ospedale in condizioni critiche, per Matteo, 16 anni, e Francesco, 23enne, però non c’è nulla da fare. L’auto è distrutta. Il guard rail, entrato nell’abitacolo, non ha dato scampo ai due fratelli. …
CAGLIARI - Di quel giorno di Natale di 6 anni fa, nel quale hanno perso la vita i fratelli Francesco e Matteo, Giovanni Pintor ricorda tutto: l’aria di festa, il viaggio in auto con i fratelli e il cugino, da Nuoro a Pattada per raggiungere la casa della nonna materna per il pranzo di famiglia. “Ero seduto sul sedile anteriore, accanto a mio cugino che guidava, mentre Matteo e Francesco erano dietro. Eravamo tutti sobri, andavamo verso casa di mia nonna senza alcuna fretta. All’entrata di una curva vicino ad Orotelli, mio cugino ha perso il controllo dell’auto e, nel tentativo di controsterzare, la macchina è andata a schiantarsi sul guardrail della corsia opposta”. Giovanni resta illeso, il cugino viene portato in ospedale in condizioni critiche, per Matteo, 16 anni, e Francesco, 23enne, però non c’è nulla da fare. L’auto è distrutta. Il guard rail, entrato nell’abitacolo, non ha dato scampo ai due fratelli. “Francesco e Matteo non c’erano più e io mi sono chiesto a lungo perché io sono rimasto illeso. Ma anche perché quel guard rail non ha attutito il colpo, come avrebbe dovuto fare. E perché si è permesso che quella strada – la statale 129, Trasversale sarda, che collega Nuoro a Macomer, nella Sardegna centrale ndr – fosse in quelle condizioni”. Non era la prima volta che in quel tratto, al bivio di Orotelli, si verificavano incidenti mortali e non a caso quel punto è ancora chiamato "la curva della morte".
La nascista di #AdessoBasta
Dal dolore, immenso, alla rabbia, alla voglia di dare un senso alla perdita di due giovani vite. In poco tempo, quasi spontaneamente e dalla mobilitazione di amici e compagni dei fratelli Pintor, nasce #AdessoBasta, che da slogan e logo diventa in poco tempo un movimento con un obiettivo preciso: “salvare vite, lottare perché la 129 e tutte le strade della Sardegna siano sicure. Dopo cinque anni di iniziative di sensibilizzazione e manifestazioni, siamo riusciti ad ottenere un risultato importante, i lavori per rifare quella curva maledetta. Ma non ci fermiamo”. Concerti e tornei di basket, sport e musica per ricordare i fratelli Pintor e le migliaia di vittime della strada. “Le passioni di Francesco e Matteo, come di tantissimi ragazzi, amici e compagni che portano avanti la battaglia per la sicurezza stradale. I nostri Nepo, come si chiamano le nostre iniziative: abbreviazione di Nepode (nipote sardo), come dire Bro in inglese. Fratelli, amici”.
La battaglia al fianco dell'ex ceo del Cavallino
E mentre i Nepo si susseguono, in parallelo con le inevitabili vicende processuali che la tragedia si porta dietro, Giovanni Pintor termina gli studi: laurea, master e poi il lavoro che è quasi una missione per lui. Accanto all'uomo che, accanto a Michael Schumacher, ha scritto la storia del Cavallino rampante. “Da oltre un anno lavoro a Ginevra, per il fondo delle Nazioni Unite per la Sicurezza stradale (Unrsf), nato nel 2018, presieduto da Jean Todt (inviato speciale per la Sicurezza stradale delle Nazioni unite, ex presidente Fia, ed ex ceo Ferrari, ndr) e ora diretto dalla signora Nneka Henry. Operiamo per canalizzare risorse finanziare per progetti di sviluppo sulla sicurezza stradale in Paesi a basso e medio reddito. La nostra missione è aumentare i livelli di sicurezza stradale laddove le contingenze politiche, economiche e sociali portano a livelli di mortalità su strada pressoché insostenibili”.
"Cinque parole d'ordine"
La sicurezza stradale è un sistema complesso e come tale va gestito, come ben sa Giovanni Pintor. “Ci sono cinque elementi che vanno sempre considerati: la gestione sicura delle strade, mezzi sicuri in circolazione, infrastrutture sicure, utenti (conducenti, ma anche ciclisti o pedoni) che tengano una condotta sicura, gestione del post incidente. Troppo spesso si attribuiscono le cause di tragedie della strada a uno o due di questi elementi, il più delle volte si scaricano le responsabilità su chi guida. Ma siamo sicuri che le cinque condizioni siano state rispettate? Noi lavoriamo perché ci sia un cambiamento profondo, con progetti che riguardano Paesi, come quelli africani, dove è possibile salvare un numero straordinario di vite, che verrebbero perse a causa di evitabilissimi incidenti stradali".
Il pericolo viene dalle vecchie auto spedite in Africa
Tra i progetti a cui lavora Pinto "c’è Safer and Cleaner Vehicles for Africa, per aumentare gli standard di sicurezza per veicoli usati importati nel continente Africano, o Tuwurinde! Let’s Protect the Head, in Rwanda, cha ha l’obiettivo di portare gli standard Onu per la sicurezza dei guidatori di motocicli, con particolare riferimento all’utilizzo dei caschi”, dice il manager Onu.
Dai Paesi in via di sviluppo alla Sardegna
Nonostante la distanza e il lavoro in giro per il mondo, #AdessoBasta non si ferma, “vogliamo vedere terminati i lavori della messa in sicurezza della 129 e che ci sia il massimo impegno per infrastrutture sicure. La Sardegna - insiste Pintor - in quanto regione italiana, rientra tra i Paesi cosidetti ad alto reddito, quindi esclusa dai progetti nel Fondo delle Nazioni unite. Eppure, nel 2023, siamo probabilmente l’unica regione senza autostrada, con un territorio come il Nuorese che non è collegato alla ferrovia e dove ancora oggi si muore per incidenti stradali che potevano essere evitati. Ma possiamo e dobbiamo cambiare, adesso basta”.