✕

La barca spezzata in due, poi le urla nella notte: la strage dei migranti a cento metri dalla salvezza

La polemica sui soccorsi e la disperazione dei superstiti: “Eravamo ammassati, chi non sapeva nuotare non ha avuto scampo”
4 minuti di lettura

CUTRO - La spiaggia è spazzata dal vento di scirocco, il mare così alto da sfiorare forza 5. È l’alba, sulla riva di Steccato di Cutro, venti chilometri da Crotone. Sballottolati tra le onde ci sono decine di corpi senza vita. Bambini e ragazzi. Donne e uomini. Figli, madri, padri, fratelli e sorelle. Erano partiti dalla Turchia a bordo di un vecchio peschereccio a motore che si è schiantato contro una secca ed è andato in pezzi a un centinaio, forse centocinquanta metri da terra.

Strage di migranti a Crotone, il racconto drammatico dell'operatore della Croce Rossa: "Situazione assurda"

Su questo arenile del Mar Jonio, i soccorritori adagiano pietosamente i cadaveri e si cerca di aiutare i sopravvissuti. Molti restano in silenzio e qualcuno piange, mentre si scrive un’altra pagina nera della storia del Mediterraneo e ci si interroga su questo disastro: potevano essere salvate quelle vite? …

CUTRO - La spiaggia è spazzata dal vento di scirocco, il mare così alto da sfiorare forza 5. È l’alba, sulla riva di Steccato di Cutro, venti chilometri da Crotone. Sballottolati tra le onde ci sono decine di corpi senza vita. Bambini e ragazzi. Donne e uomini. Figli, madri, padri, fratelli e sorelle. Erano partiti dalla Turchia a bordo di un vecchio peschereccio a motore che si è schiantato contro una secca ed è andato in pezzi a un centinaio, forse centocinquanta metri da terra.

Strage di migranti a Crotone, il racconto drammatico dell'operatore della Croce Rossa: "Situazione assurda"

Su questo arenile del Mar Jonio, i soccorritori adagiano pietosamente i cadaveri e si cerca di aiutare i sopravvissuti. Molti restano in silenzio e qualcuno piange, mentre si scrive un’altra pagina nera della storia del Mediterraneo e ci si interroga su questo disastro: potevano essere salvate quelle vite? La Procura ha aperto un’inchiesta, con le ipotesi di omicidio e disastro colposi e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Un egiziano viene arrestato con l’accusa di essere lo scafista dell’imbarcazione, si indaga anche sui documenti di un altro uomo che però manca all’appello: potrebbe essere fuggito, oppure annegato.
Ma intanto queste vite distrutte restituiscono il senso più crudo di quello che la politica troppo spesso non riesce o non vuole vedere: persone che scappano e hanno bisogno di aiuto, non quote da distribuire o numeri per i calcoli di qualcuno.

Piantodosi su partenze migranti: "Incoraggiarle non è la soluzione"

La strage dei bambini

Le vittime accertate sono 59, di queste 13 sono bambini e 33 donne. La maggior parte era sistemata al centro e a poppa dello scafo e, non sapendo nuotare, non sono riusciti a salvarsi. Ma il bilancio è provvisorio, perché a sera risultavano ancora numerosi dispersi, forse addirittura una trentina. I sopravvissuti sono invece 79, 28 sono afghani, 16 arrivano dal Pakistan, altri da Iran, Somalia e Palestina. In 60 sono sotto choc ma non hanno bisogno di cure, così vengono condotti nel centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto, 19 sono ricoverati in ospedale con ferite, fratture o ipotermia.

Strage di Crotone, i sommozzatori recuperano i resti del naufragio in riva al mare

La rotta dei disperati

Secondo una prima ricostruzione, il peschereccio era partito giovedì 23 da Izmir, in Turchia, con un carico di cittadini iracheni, iraniani, afghani e siriani. A bordo circa 180 persone che per questo viaggio avevano pagato circa 2.500 euro, pur di provare a raggiungere l’Europa. Avvicinandosi alle acque italiane, l’imbarcazione deve fare i conti con il maltempo. Le condizioni del mare peggiorano e la barca è malandata. Sabato sera, a 40 miglia dalla costa crotonese, viene avvistata da un aereo dell’Agenzia europea Frontex che lancia l’allarme.
Nella notte salpano due motovedette da Crotone e da Taranto. Le onde però sono troppo alte, fino a quattro metri, e non si riesce ad avvistare il peschereccio che prosegue la sua navigazione ormai alla deriva. Alle 4 di ieri, al reparto aeronavale della Finanza di Vibo Valentia arriva una richiesta di aiuto dall’imbarcazione.

Migranti, la strage di Crotone vista dal drone: le immagini choc dei resti della barca tra le onde

Il naufragio

Il mare non concede tregua, ciò nonostante il vecchio peschereccio ormai si sta avvicinando alla riva. La salvezza non sarebbe poi così lontana, ancora un centinaio di metri, forse centocinquanta, poi saranno a terra. Invece lo scafo finisce su una secca e va in pezzi. Sarebbero bastati venti metri a destra o a sinistra per andare avanti. Lo schianto è terribile, della barca non resta praticamente più nulla. Un testimone, ancora sotto shock, ricostruisce così quegli attimi: «Eravamo quasi arrivati... Sani e salvi. Poi, la barca ha battuto contro qualcosa di duro, forse uno scoglio o la battigia, e si è spezzata e capovolta. Siamo caduti tutti in acqua. C’era chi gridava, chi è annegato subito, altri hanno provato a raggiungere la riva. È stato terribile».

Strage di migranti a Crotone, le ricerche con l'elicottero della Guardia costiera

La famiglia distrutta

Alle 5 del mattino, un pescatore di Steccato di Cutro vede che in mare si è scatenato l’inferno e lancia l’allarme. Viene diramato un alert di massima emergenza: «Naufragio sulle coste di Cutro, numero imprecisato di dispersi». Sulla spiaggia del disastro si precipitano carabinieri, guardia di finanza, polizia di stato, 118 e croce rossa, volontari e protezione civile. Ma per troppe vite è già troppo tardi. In mezzo al mare ci sono famiglie distrutte con i loro sogni di una vita migliore: un afghano di 43 anni è con il figlio di 14, ma le onde non hanno risparmiato gli altri tre figli di 13, 9 e 5 anni, e la moglie; un bambino afghano di 12 anni ha perso tutta la famiglia: erano partiti in dieci, assieme a lui c’erano i quattro fratelli, i genitori e altri parenti.

Quei corpi tra le onde

Le testimonianze sono sconvolgenti. «Ho visto davanti ai miei occhi scene raccapriccianti», racconta Antonio Ceraso, il sindaco di Cutro. A sera, con la voce ancora spezzata dall’emozione, rivede il film di questa giornata terribile: «Sulla riva c’erano persone sfigurate dalle onde. E poi, quei bambini portati via dal mare. Una tragedia immane», sottolinea il sindaco, che ha 72 anni, è stato comandante della polizia municipale a Crotone ma adesso non riesce ad allontanare dagli occhi quei momenti terribili: «Ho visto tirare fuori cadaveri di bambini, scene che davvero uno non vorrebbe mai vedere». È scossa anche Laura De Paoli, medico della Fondazione Cisom Cavalieri di Malta: «Quando siamo arrivati nel punto del naufragio c’erano decine di cadaveri che galleggiavano ovunque. A un certo punto abbiamo notato due uomini che tenevano in alto un bambino. Siamo riusciti a recuperali, erano il fratello e lo zio del bambino che, però, era senza vita. Abbiamo provato a rianimarlo, ma aveva i polmoni pieni d’acqua e non ce l’ha fatta. Abbiamo saputo poi che aveva appena 7 anni».

Il vertice con il ministro

In serata, in prefettura a Crotone, viene convocato un vertice alla presenza del ministro Matteo Piantedosi. Ci sono anche la sua vice Wanda Ferro, il presidente della Regione Roberto Occhiuto e il comandante generale della Guardia di Finanza Giuseppe Zafarana. «Questa tragedia ci addolora e ci interroghiamo come sia possibile spingersi fino al punto di coinvolgere donne e bambini in traversate così pericolose», afferma Piantedosi provando ad allontanare le polemiche che stanno montando in queste ore: la strategia del governo Meloni rimane quella di fermare i trafficanti prima del viaggio.
«Il tema è sempre quello delle partenze — sottolinea il ministro — C’è questa vocazione alle partenze, come se la soluzione di questo fenomeno si risolva incoraggiando tutti a venire anche in condizioni drammatiche. L’Europa siamo noi e probabilmente deve fare qualcosa di più e il governo oggi può segnare un cambio di linguaggio in nostro favore. Il passaggio dalle parole ai fatti è fondamentale».

Lo scontro sui soccorsi

Cutro è sotto shock e così l’Italia. E c’è chi fa polemica sui soccorsi e sul rientro delle due motovedette. «Non possiamo organizzarci per arrivare prima che muoiano? Non possiamo intelligentemente trovare prima le soluzioni?», dice in tv il parroco di Botricello, don Rosario Morrone. «Solo insinuare che le nostre unità militari non abbiano volutamente soccorrere l’imbarcazione carica di migranti diretta lungo la costa crotonese, non è solo becera propaganda politica, è un insulto agli sforzi di centinaia di uomini e donne in divisa che per ore hanno lottato con ogni forza per salvare i superstiti e ricercare i dispersi», è la replica della sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro. Quando cala il buio. il clima si fa più mite, sulla spiaggia di Steccato di Cutro c’è silenzio. Ma sembra di sentirle ancora le urla dei naufraghi: chiedevano aiuto all’Europa e a tutti noi.