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Naufragio di Cutro, trovati altri corpi: salgono a 64 le vittime. Fermati tre scafisti. Meloni a Ue: "Agire subito"

Le bare nel Palamilone di Crotone 
A bordo i migranti, secondo le testimonianze dei superstiti, dovevano essere circa 200: mancano all'appello 40 persone. La psicologa: “Nessuno è stato buttato in acqua, si sono lanciati per salvarsi”. Monsignor Savino: "Dinanzi a queste bare l'umanità è sconfitta". È emergenza sepolture
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L'ultima vittima, una donna di diciotto, vent'anni l'hanno trovata sulla spiaggia di Le Castella. Un telo bianco la copre in attesa del magistrato e del medico legale. Burocrazia e tempi della morte in mare. Non è l'unica che le onde abbiano restituito. Il corpo di un uomo è stato lasciato dalle onde nei pressi di Steccato di Cutro, lì dove all'alba di domenica è avvenuto il naufragio, un altro cadavere molto più a nord. A Praialonga si cercano altri corpi. All'appello, secondo le testimonianze, ne mancano ancora tanti, almeno 40. E molti sarebbero bambini o ragazzini. Quelli che i carabinieri hanno identificato come scafisti, ce l'avrebbero fatta. Dopo l'uomo con passaporto turco individuato ieri, in mattinata, altre due persone sono state fermate, si tratta di due pachistani, di cui uno minorenne. I tre presunti scafisti sono stati rintracciati nel Centro richiedenti asilo di Isola Capo Rizzuto, dove erano stati port…

L'ultima vittima, una donna di diciotto, vent'anni l'hanno trovata sulla spiaggia di Le Castella. Un telo bianco la copre in attesa del magistrato e del medico legale. Burocrazia e tempi della morte in mare. Non è l'unica che le onde abbiano restituito. Il corpo di un uomo è stato lasciato dalle onde nei pressi di Steccato di Cutro, lì dove all'alba di domenica è avvenuto il naufragio, un altro cadavere molto più a nord. A Praialonga si cercano altri corpi. All'appello, secondo le testimonianze, ne mancano ancora tanti, almeno 40. E molti sarebbero bambini o ragazzini. Quelli che i carabinieri hanno identificato come scafisti, ce l'avrebbero fatta. Dopo l'uomo con passaporto turco individuato ieri, in mattinata, altre due persone sono state fermate, si tratta di due pachistani, di cui uno minorenne. I tre presunti scafisti sono stati rintracciati nel Centro richiedenti asilo di Isola Capo Rizzuto, dove erano stati portati dopo lo sbarco, e condotti in carcere.

Chi è sopravvissuto forse a stento se ne rende conto. La prima notte quasi nessuno è riuscito a dormire, sebbene stremati dalla traversata. Troppo il dolore, la paura, l'angoscia. Tutti hanno perso qualcuno. "Stiamo seguendo una donna afghana di 21 anni che ha visto il marito morire, non è riuscito a portarlo con se'. Si erano appena sposati. In quei casi subentra anche il senso di colpa: 'Perché io si è lui no? Adesso che cosa faccio?'. E poi ci sono le donne che cercano i bambini: è dura", spiega Lavinia Tuccimei, psicologa della Croce Rossa che dalla notte scorsa sta assistendo i naufraghi di Steccato di Cutro.

Lavinia Tuccimei, psicologa della Croce Rossa: sta assistendo i naufraghi 

La psicologa: "Nessuno è stato buttato in acqua, si sono lanciati per salvarsi"

Racconti spezzati dai continui flashback del naufragio, quando la barca ha urtato quella secca e la chiglia è esplosa come un guscio di noce. "In quelle fasi concitate, mentre si prova a scappare da una situazione di pericolo, l'unica fonte di ipotetica salvezza diventa il mare, con una folla di gente che cerca di lanciarsi prima di crollare", spiega la dottoressa. "Nessuno dei sopravvissuti ha riferito che qualcuno aveva buttato In mare i passeggeri della nave con intento negativo".

Del resto, è la stessa dinamica del naufragio a rendere poco plausibile altra spiegazione. Quel barcone era a riva, si stava per spiaggiare, non ci fosse stata quella secca contro cui il vento l'ha mandato a infrangersi si sarebbe arenato sulla sabbia morbida. Non c'era necessità di alleggerirlo. E non c'erano motovedette delle forze dell'ordine da cui gli scafisti volessero fuggire.

Quei naufraghi, nonostante fossero stati avvistati da un aereo Frontex, erano soli a combattere con la tempesta. Le motovedette che a quanto pare sarebbero uscite per un pattugliamento, sarebbero rientrate poco dopo perché le condizioni del mare avrebbero impedito di continuare ulteriormente le ricerche. Questa la versione ufficiale.

Spiaggia di Steccato di Cutro 

Il Vescovo: "Non potevano essere accolti? Sulle migrazioni si gioca la democrazia"

"Chiedo all'Europa, a noi tutti, Caino, dov'è tuo fratello? anche noi possiamo essere Caino, nel momento in cui non ci sentiamo custodi attenti e responsabili di questi nostri fratelli migranti", tuona il vescovo di Cassano, monsignor Francesco Savino, che in mattinata si presenta al Palamilone, dove da ieri vengono portati i feretri delle vittime del naufragio. "Dinanzi a queste bare mi permetto di dire che l'umanità è sconfitta, anche la ragione è sconfitta, anche io come credente mi sento sconfitto e mi chiedo non potevano forse essere aiutati e accolti?". La Calabria è terra di accoglienza sottolinea, ma c'è tanto, troppo Paese in cui "ci sono pregiudizi che vengono da altre parti, pregiudizi ideologici che non ci consentono di accompagnare questi nostri fratelli in un processo di integrazione che è possibile".

Non c'è molto margine o molto tempo per decidere da che parte stare, non c'è chance di essere neutrali di fronte a queste tragedie. "Penso che in questo momento - afferma - dobbiamo decidere se essere uomini e donne di civiltà e democrazia o se vogliamo negare a questi nostri fratelli e ad altri di essere accolti. Su questo si gioca la civiltà e la democrazia".

Parla a nome della Cei, di tutti i vescovi calabresi, monsignor Francesco Savino. Chiede una riflessione vera sulle migrazioni, un'operazione verità sui numeri, sottolinea che "Il movimento emigratorio degli italiani che vanno all'estero o al nord, è quantitativamente più numeroso di quello immigratorio". Perché "di slogan è lastricata la strada dell'inferno", sottolinea, "ed è semplice dire 'non bisogna farli partire'".

La protesta di sindaci e Ong

"Non bisogna lasciarli in mare neanche un minuto", tuona il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce. "L'umanità non ha colori, la gente si salva e basta". Un comandamento che ha ripetuto ieri anche al ministro dell'Interno, arrivato nel pomeriggio a Crotone. "Ieri ho detto a Piantedosi una cosa semplice, prima che l'Europa si faccia carico dell'emergenza è l'Italia che si deve fare carico del problema". L'ipotesi di bloccare le partenze ripetuta ieri dal ministro, cui ha fatto eco la premier Meloni da Roma e altri leader del centrodestra? "Ma come si fa? Intanto bisogna prendere coscienza che queste persone partono e che bisogno agire. Poi che si possa fare meglio con accordi è un altro conto. Ma ripeto: Qui senza ipocrisia bisogna dire Le cose come stanno, non li vuole nessuno".

Il vescovo Francesco Savino al suo arrivo al Palamilone 

Voce fuori dal coro del centrodestra, il governatore della regione Calabria Roberto Occhiuto, che sottolinea: “Era partita una motovedetta della Guardia di Finanza, ma è dovuta rientrare in porto a causa del mare forza 7, una condizione di oggettiva difficoltà. Questo però ci dice che vanno rafforzati gli strumenti e le misure per il soccorso dei migranti. Nel 2023 l’Europa e i Paesi coinvolti da questi fenomeni devono essere in grado di effettuare, in ogni condizione, salvataggi in mare”.

Sul piede di guerra il mondo di Ong e terzo settore. "La linea che aveva adottato il ministro Salvini, di cui il ministro Piantedosi sembra essere un coerente seguace, continua ad uccidere le persone. Questi morti non sono casuali e dovranno perseguitare le coscienze della nostra nazione e di tutti quelli che, anziché fare qualcosa per prevenire, hanno come unico obiettivo quello di impedire il salvataggio delle vittime incolpevoli delle politiche italiane ed europee contro i migranti", fanno sapere dal Ciss, Cooperazione Sud Sud, ong impegnata in progetti di cooperazione internazionale.

"Tutte le tragedie a prescindere da dove avvengano  ci dicono una semplice realtà: c'è bisogno di assetti Sar, perché la gente parte e muore. Servono in tutto il Mediterraneo, e specialmente in quello centrale", dice Francesco Creazzo, di Sos Méditerranée.  "Basta leggere le nazionalità dei superstiti per capire che queste persone non hanno altra scelta che partire. Arrivano da Siria, Afghanistan, Iraq, Kurdistan, tutti Paesi martoriati dalle guerre o che vivono povertà estreme". Partono e partiranno, ma il Mediterraneo svuotato di soccorsi "è diventato una grande fossa comune".

L'emergenza sepolture

E intanto è anche emergenza sepolture. Ma attraverso la prefettura di Crotone, la Provincia e l'Anci i Comuni calabresi hanno offerto disponibilità di loculi, nel tentativo di garantire anche una degna sepoltura alle vittime di questa tragedia. A Botricello, centro limitrofo a Steccato, il Comune ha messo a disposizione tre loculi, mentre il segnale più sensibile è arrivato da una signora. "Lunedì mattina ho ricevuto la telefonata di una concittadina", ha raccontato il sindaco della cittadina, "con la voce rotta dalla commozione mi ha comunicato la volontà di offrire due loculi della cappella privata di famiglia per la sepoltura di due giovani vittime del naufragio".

La popolazione ha consegnato al Comune ionico un intero furgone di abbigliamento e beni di prima necessità. Sin dai primi momenti dopo l'allerta di domenica mattina, l'Amministrazione comunale si è adoperata con personale e mezzi. Attraverso l'utilizzo del Quad in dotazione alla Polizia locale, il sindaco e il comandante Rosario Pignanelli hanno pattugliato per tutto il giorno il tratto compreso tra la spiaggia di Botricello e la foce del fiume Tacina. Lo stesso servizio è stato effettuato nella giornata di lunedì e proseguirà anche nei prossimi giorni.

Meloni a Ue: "Agire subito"

"L'unico modo per affrontare seriamente con umanità questa materia è fermare le partenze e su questo sì serve un'Europa che oltre a dichiarare la sua disponibilità agisca e in fretta ed è la ragione per la quale oggi stesso ho inviato una lettera al Consiglio europeo e alla commissione europea per chiedere che venga immediatamente reso concreto quello che abbiamo discusso all'ultimo consiglio europeo", ha detto la premier Giorgia Meloni a "Cinque minuti" di Bruno Vespa in onda questa sera.