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Naufragio di Cutro, la aspettava da anni: "Mi ha detto 'Sto arrivando'. E ora non ho neanche un corpo da piangere"

La 23enne tunisina dispersa 
Lui siriano, lei tunisina si erano separati quando lui aveva deciso di fuggire dalla guerra e andare in Germania. Lei, 23 anni, era pronta a raggiungerlo ma è morta in mare
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La aspettava. La aspettava da anni. Lui siriano, lei tunisina si erano separati quando lui aveva deciso di fuggire dalla guerra e dalla paura e provare a gettare le fondamenta di una vita comune in Europa. Lo aveva fatto in Germania e lei, ventitré anni appena, era finalmente pronta a raggiungerlo.  

Aveva trovato finalmente un posto sul vecchio barcone che poi si è schiantato sulla spiaggia di Steccato di Cutro. "Sto arrivando" gli aveva detto nell'ultima telefonata, poco prima che quella carretta del mare salpasse. Lui era partito subito dalla Germania, felice perché finalmente avrebbe potuto far diventare concreti promesse, abbracci e baci raccontati via whatsapp, durante quelle videochiamate che colmavano i silenzi e coloravano i ricordi sbiaditi. Poi è arrivata la notizia del naufragio. 

La disperazione di famigliari e amici

Subito ha fatto il giro del mondo, è arrivata anche a lui. Che è impazzito. &Egrav…

La aspettava. La aspettava da anni. Lui siriano, lei tunisina si erano separati quando lui aveva deciso di fuggire dalla guerra e dalla paura e provare a gettare le fondamenta di una vita comune in Europa. Lo aveva fatto in Germania e lei, ventitré anni appena, era finalmente pronta a raggiungerlo.  

Aveva trovato finalmente un posto sul vecchio barcone che poi si è schiantato sulla spiaggia di Steccato di Cutro. "Sto arrivando" gli aveva detto nell'ultima telefonata, poco prima che quella carretta del mare salpasse. Lui era partito subito dalla Germania, felice perché finalmente avrebbe potuto far diventare concreti promesse, abbracci e baci raccontati via whatsapp, durante quelle videochiamate che colmavano i silenzi e coloravano i ricordi sbiaditi. Poi è arrivata la notizia del naufragio. 

La disperazione di famigliari e amici

Subito ha fatto il giro del mondo, è arrivata anche a lui. Che è impazzito. È andato sulla spiaggia del disastro, poi disperato davanti all'ospedale, per chiedere notizie. In mano la foto, l'ultima della moglie. Ma nessuno ha dato peso o attenzione a quell'uomo che piangeva e si disperava in arabo. Non è l'unico. Alla ricerca dei propri cari, di amici, familiari, stanno arrivando parenti e familiari da tutta Europa.  

Neanche al Cara, dove i sopravvissuti in buone condizioni sono stati subito trasferiti è riuscito a farsi ascoltare. Alla fine è approdato al Palamilone, dove da ieri pomeriggio vengono portate le bare delle vittime. Feretri senza nome. Le procedure di riconoscimento sono appena iniziate e anche per un familiare è difficile identificare con certezza un caro  che sia morto in acqua. Il mare trasforma, sfigura, cambia.  

"Devi aspettare"

"Fatemi sapere se è dentro", chiedeva in arabo. "Fatemi capire se mia moglie è lì", urlava. Nessuno lo capiva, lo sentiva. Si sono accorti di lui i mediatori culturali dell'associazione Sabir, che gli hanno chiesto - unici, primi e soli - se avesse bisogno di aiuto. Lui è scoppiato a piangere. Ha raccontato del suo inutile periplo, dell'impossibilità di farsi capire, della disperazione di non sapere. "Devi aspettare", gli hanno detto. Perché il nome della donna non risultava né nella lista dei naufraghi ricoverati in ospedale, né fra i sopravvissuti già in Cara. Al riconoscimento no, ieri non si poteva procedere. I rilievi della Scientifica erano ancora in corso.  

Anche la morte ha una sua burocrazia e formalità. Le operazioni   - gli hanno spiegato - sarebbero iniziate solo oggi. Lo hanno sostenuto, rifocillato. "Non mangiava da venerdì", raccontano dall'associazione. Ma nulla hanno potuto fare per confortarlo. Già dalla mattina successiva era piantato prima davanti al Palamilone, poi di fronte alla Questura nel tentativo di avere notizie, informazioni, speranza.  

Neanche un corpo da piangere

Quando oggi pomeriggio i superstiti sono stati accompagnati al Palamilone è stato uno dei primi ad entrare. Ma tra quei corpi straziati non ha trovato quello della moglie. C'è una donna, le cui sembianze, pur stravolte dal mare, potrebbero essere compatibili. Ha anche quel neo sul viso, vicino alla bocca, che lui non può dimenticare. Nella foto che ha con sé si vede, ma sembra speculare a quello della donna che ha guardato per ore, cercando di capire se fosse la moglie che non vedeva da tanto. Il tempo ha reso fumosi i ricordi, gli ultimi giorni gli hanno tolto la lucidità. E al dolore della perdita si aggiunge oggi quello tutto nuovo di non avere forse neanche un corpo da piangere.