Roma - Poco meno di 24 ore nella disperata attesa di soccorsi mai arrivati, l’avvistamento da parte di un aereo di Frontex, almeno quattro telefonate partite dal barcone nel mare in tempesta nelle ore precedenti lo schianto a cento metri dalla spiaggia di Cutro. E la domanda: come è possibile che nessuno sia riuscito ad individuare e raggiungere quel barcone stracarico di migranti?
Il procuratore di Crotone Giuseppe Capoccia precisa: «L’indagine è sul naufragio ma stiamo anche vedendo di ricostruire la catena dei soccorsi». «Qui — aggiunge — mancano uomini e mezzi alle forze dell’ordine. Il governo dovrebbe capire che sarebbe necessario impostare in modo diverso le strutture».
Dunque, polemiche di queste ore a parte, nessuna ipotesi di omissione di soccorso (che sarebbe profondamente ingenerosa per gli uomini della Guardia costiera e della Finanza che rischiano la vita per salvare la gente in mare). …
Roma - Poco meno di 24 ore nella disperata attesa di soccorsi mai arrivati, l’avvistamento da parte di un aereo di Frontex, almeno quattro telefonate partite dal barcone nel mare in tempesta nelle ore precedenti lo schianto a cento metri dalla spiaggia di Cutro. E la domanda: come è possibile che nessuno sia riuscito ad individuare e raggiungere quel barcone stracarico di migranti?
Il procuratore di Crotone Giuseppe Capoccia precisa: «L’indagine è sul naufragio ma stiamo anche vedendo di ricostruire la catena dei soccorsi». «Qui — aggiunge — mancano uomini e mezzi alle forze dell’ordine. Il governo dovrebbe capire che sarebbe necessario impostare in modo diverso le strutture».
Dunque, polemiche di queste ore a parte, nessuna ipotesi di omissione di soccorso (che sarebbe profondamente ingenerosa per gli uomini della Guardia costiera e della Finanza che rischiano la vita per salvare la gente in mare). Semmai la constatazione, a fronte del più grande naufragio dopo quello di Lampedusa del 2013, che lo Stato abbia abbassato l’asticella nel dispositivo dei soccorsi.
I dubbi sull'allerta alle navi in transito
Quella che un esperto come l’ammiraglio Vittorio Alessandro, ex portavoce del comando generale delle Capitanerie di porto, definisce una «stortura istituzionale».
«Ad esempio — dice — mi chiedo: quando l’imbarcazione è stata localizzata da un aereo di Frontex è stata mai inviata un’allerta circostanziata a tutte le navi in transito? E ancora. Quelle condizioni meteomarine non sono proibitive per gli assetti della guardia costiera: le motovedette classe 300 sono inaffondabili e raddrizzabili. Ma sono state fatte muovere troppo tardi. Nell’ultimo calendario della Guardia costiera è riportata una frase: “le nostre imbarcazioni escono quando quelle della Marina rientrano”, per sottolineare come i nostri mezzi di soccorso sono in grado di operare in condizioni ben più difficili. Eppure in questo caso non è andata così. E sono certo che nulla si può imputare ai nostri operatori, per noi della Guardia costiera il soccorso in mare è tutto».
La ricostruzione delle ultime 24 ore
E allora? Dov’è stato il corto circuito che ha reso incredibilmente invisibile per 24 ore un barcone che aveva dato l’allarme e che è riuscito ad arrivare a soli 100 metri da terra? Proviamo a ricostruire. Il primo allarme è delle 4.57 di sabato quando l’MRCC di Roma dirama un generico dispaccio di allerta per una barca in distress nel mare Ionio. Non ci sono coordinate ma è legittimo presumere che si tratti dello stesso barcone. Nessuno lo vede. Sedici ore dopo, sono le 22.30, un aereo di Frontex segnala il barcone a 40 miglia dalle coste e dà le coordinate. Partono due mezzi della Guardia di finanza, la vedetta V5006 da Crotone, il pattugliatore Barbarese da Taranto. Il mare è forza 3-4 e si ritirano.
Le potenti motovedette della Guardia costiera non escono, Frontex non mette in campo altri assetti. Si «attivano le ricerche a terra» mentre dal barcone i migranti disperati chiamano amici e familiari che triangolano l’Sos. Ma nessuno esce in mare né vede arrivare il barcone.
Il silenzio della Guardia costiera
«Non vorrei — aggiunge l’ammiraglio Alessandro — che fosse subentrata una cultura per cui quando vengono segnalati barconi con numerose persone che proseguono la navigazione si attiva una procedura di polizia e non quella del soccorso in mare che va assicurato sempre. Questa distorsione istituzionale può confondere o imbrigliare l’operato quotidiano di chi sta in prima linea. Così come stortura istituzionale è non vedere la Guardia costiera che spieghi cosa è successo».
Come accade ormai da qualche anno, la Guardia costiera tace. A parte uno scarno comunicato a disastro appena avvenuto, il silenzio. Dagli account social ufficiali, nelle stesse ore, si pubblicizza l’attività di una nave come la Gregoretti per il sequestro di 267 esemplari di tonno rosso sottomisura. Fino a qualche anno fa salvava migliaia di vite umane.