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Strage dei migranti, lo strazio di Aladdin: "Mia zia morta coi suoi tre bambini. Li hanno visti in acqua ma nessuno li ha aiutati subito"

Parla un familiare delle vittime del naufragio di Steccato di Cutro: "Poco prima della tragedia mi avevano mandato un messaggio: saremo in Italia tra mezz'ora. Avevano deciso di lasciare l'Afghanistan per salvarsi, sognavano di trasferirsi in Germania"
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Attorno alle tre di notte, la zia gli ha mandato un ultimo messaggio. "Saremo in Italia fra mezz'ora". Ma adesso di lei è rimasta solo una foto e un feretro, uno dei sessantaquattro allineati nel palazzetto dello sport di Crotone. Insieme a lei, ci sono due dei suoi bambini. Il più piccolo, cinque anni appena, è fra i dispersi.  

"Mia zia Muniqa e tre bambini. Sono tutti morti. Un bimbo però non è qui, lui non lo hanno trovato. È disperso. Aveva solo cinque anni", dice Aladdin Mohibzada, uno dei tanti familiari delle vittime del naufragio di Steccato di Cutro che in questi giorni sta raggiungendo Crotone. "Ho guidato per venticinque ore per arrivare qui, per capire cosa fosse successo", spiega davanti al palaMilone, dove ha appena riconosciuto formalmente i corpi della zia e dei cugini. "I corpi non sono stati tenuti in cella frigorifera, per questo non abbiamo potuto neanche vederli", mormora.…

Attorno alle tre di notte, la zia gli ha mandato un ultimo messaggio. "Saremo in Italia fra mezz'ora". Ma adesso di lei è rimasta solo una foto e un feretro, uno dei sessantaquattro allineati nel palazzetto dello sport di Crotone. Insieme a lei, ci sono due dei suoi bambini. Il più piccolo, cinque anni appena, è fra i dispersi.  

"Mia zia Muniqa e tre bambini. Sono tutti morti. Un bimbo però non è qui, lui non lo hanno trovato. È disperso. Aveva solo cinque anni", dice Aladdin Mohibzada, uno dei tanti familiari delle vittime del naufragio di Steccato di Cutro che in questi giorni sta raggiungendo Crotone. "Ho guidato per venticinque ore per arrivare qui, per capire cosa fosse successo", spiega davanti al palaMilone, dove ha appena riconosciuto formalmente i corpi della zia e dei cugini. "I corpi non sono stati tenuti in cella frigorifera, per questo non abbiamo potuto neanche vederli", mormora.  


"Saremo in Italia tra mezz'ora"

Rifugiato in Germania dal 2015 è lì che attendeva i parenti. "Avevano deciso di venire per ragioni di sicurezza, per mettersi in salvo. Volevano venire da me in Germania, o andare in altri Paesi del Nord Europa, non volevano stare qui in Italia, l'avrebbero usata solo come Paese di transito", dice e si dispera. Perché li aveva sentiti, pensava fossero in salvo, ma adesso l'unica cosa che può fare è tentare di far tornare le loro salme a casa.  

"Lei, poco prima di arrivare, mi aveva chiamato per dirmi "saremo in Italia fra mezz'ora". E io le ho detto: "Benissimo, dio vi benedica. Adesso siete salvi e potete venire in Germania" - racconta - Ero felice che fossero arrivati perché la rotta da Smirne all'Italia è pericolosa, sono almeno quattro giorni di mare". Ma non c'è altra opzione. "Non esistono altri canali per raggiungere l'Europa". E l'Afghanistan è una terra ogni giorno più pericolosa.  

Per arrivare, tutta la famiglia aveva pagato 32mila dollari. Otto, novemila euro a persona. Costa uscire dal Paese dei taliban, arrivare in Turchia, trovare un passaggio sicuro. "Cercavano di mettersi in salvo qui in Europa e avete visto cos'è successo. Erano qui, erano vicini alla costa. Mi hanno chiamato e mi hanno detto "siamo in Italia, stiamo venendo da te". 

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"Li hanno visti in acqua ma non li hanno aiutati subito"

Poco prima dell'arrivo, il disastro. La barca aveva avuto un'avaria, era diventata ingovernabile, ma comunque sospinta dal vento si stava avvicinando alla costa. "Mio zio Walid mi ha detto che improvvisamente la barca si è schiantata e in dieci secondi era piena d'acqua. Lui ha preso in braccio tutti i bambini. Ha detto loro 'non vi preoccupate, non succede niente'".  

La spiaggia era vicina, pensavano che qualcuno li avrebbe soccorsi o che avrebbero avuto il tempo di organizzarsi per raggiungere la riva. "Ma a un certo punto, prima la barca si è spezzata in due, poi in mille pezzi. Lui si è aggrappato a un pezzo di legno. Sono riusciti ad arrivare a riva solo perché si sono aggrappati a quel rottame". I figli e la moglie li ha persi di vista. Li ha ritrovati inerti sulla battigia.   

"Mi ha detto che loro hanno chiamato la polizia, ma i soccorsi sono arrivati dopo mezz'ora, quarantacinque minuti. Li hanno visti in acqua ma non li hanno aiutati subito. Non è umano", scandisce. Con lui c'è un amico, Mohammad Teymoori. Non ha parenti fra le vittime, ma ha deciso di non lasciare Aladdin durante il lungo viaggio. Quando la voce dell'amico si rompe è lui a prendere la parola. "I soccorsi sono arrivati tardi. Prima nessuno ha cercato di aiutare i naufraghi. Si parla sempre di diritti umani, ma se le persone hanno capelli neri, pelle scura o se non hanno occhi verdi o blu non vengono soccorse? Se hanno la pelle scura non sono umani?".