Tumori, ogni anno 25mila pazienti oncologici lasciano la propria regione per curarsi
di Michele Bocci , di Michele BocciUn popolo di pazienti in marcia, che si spostano per curare la malattia più dura da affrontare, il cancro. In un anno in Italia sono quasi 25 mila le persone che lasciano la propria regione per affrontare altrove il tumore che li ha colpiti, in particolare per affrontare un intervento chirurgico. Il dato racconta come malgrado i tentativi i vecchi "viaggi della speranza" non si siano mai interrotti e sammai abbiano solo rallentato nel periodo del Covid. Lo sbilanciamento è quasi tutto dal Sud verso il Nord del Paese, anche se ci sono tante persone che partono dal meridione e si fermano nel Lazio, soprattutto per la pediatria.
Da dove si fugge
A raccogliere e diffondere i numeri è Agenas, l'Agenzia nazionale sanitaria delle Regioni, che tiene sotto controllo insieme al ministero alla Salute la cosiddetta mobilità sanitaria. Ebbene, a lasciarsi la propria regione alle spalle sono circa l'11% dei malati di cancro. Il dato ovviamente cambia …
Un popolo di pazienti in marcia, che si spostano per curare la malattia più dura da affrontare, il cancro. In un anno in Italia sono quasi 25 mila le persone che lasciano la propria regione per affrontare altrove il tumore che li ha colpiti, in particolare per affrontare un intervento chirurgico. Il dato racconta come malgrado i tentativi i vecchi "viaggi della speranza" non si siano mai interrotti e sammai abbiano solo rallentato nel periodo del Covid. Lo sbilanciamento è quasi tutto dal Sud verso il Nord del Paese, anche se ci sono tante persone che partono dal meridione e si fermano nel Lazio, soprattutto per la pediatria.
Da dove si fugge
A raccogliere e diffondere i numeri è Agenas, l'Agenzia nazionale sanitaria delle Regioni, che tiene sotto controllo insieme al ministero alla Salute la cosiddetta mobilità sanitaria. Ebbene, a lasciarsi la propria regione alle spalle sono circa l'11% dei malati di cancro. Il dato ovviamente cambia da una realtà locale all'altra in modo sensibile. Ad andare peggio, come purtroppo accade molte volte quando si osservano i dati sanitari, è la Calabria, sono quasi il 50% i malati che vanno altrove a curarsi (e praticamente nessuno arriva da fuori). La Liguria è al 19%, la Campania al 18%, Sicilia e Marche al 15%, Sardegna al 13%. Poi ci sono le realtà piccole, dove escono in tanti ma ci sono anche pazienti in entrata. Dal Molise vanno via il 50% dei pazienti ma più o meno ne giungono da fuori più o meno lo stesso numero. Il 42% dei malati di cancro della Basilicata, cioè 735 persone, se ne vanno ma da fuori comunque arrivano in 227.
Lombardia regione più attrattiva
Ad attrarre malati oncologici sono le regioni del Nord. Agenas calcola l'"indice di attrazione", cioè quanta parte dell'attività oncologica è destinata a chi viene da fuori. In testa c'è la Lombardia con il 17% (cioè oltre 7.200 pazienti), poi il Veneto con il 16% (2.785 malati), il Lazio con il 15%, la Toscana e il Friuli Venezia Giulia con il 12% (ma le uscite da Friuli valgono il 9%), l'Emilia-Romagna con l'11%.
Troppi i centri che operano poco
La Rete oncologia pazienti Italia, Ropi, ha organizzato nei giorni scorsi un incontro nel quale il direttore di Agenas, Domenico Mantoan, ha presentato i dati sulla mobilità. Ropi sottolinea un altro problema, quello delle strutture dedicate al cancro che operano troppo poco. Come in tanti altri settori, in sanità lavora meglio chi lavora di più. In Italia però più di un intervento oncologico su quattro viene svolto in ospedali che non raggiungono i volumi di attività minimi, indicati dalle varie linee guida. "Per il tumore alla mammella, ad esempio, il valore soglia è di 150 interventi l'anno", dicono da Ropi. Sono proprio 150 le strutture che hanno superato questa soglia nel 2021, ma circa 400 sono rimaste sotto, quindi hanno lavorato troppo poco. "Tuttavia un dato positivo c'è: in 5 anni gli interventi eseguiti in strutture sopra soglia sono passati da 143.469 del 2017 a 148.491, segnando un aumento del 3,5%", dicono dall'associazione. C'è comunque ancora molto da lavorare. Anche nel campo del tumore al polmone, ad esempio.