"Non lasciate che quelle vittime siano numeri. Subito Dna e foto per i riconoscimenti dei migranti"
Che non accada quello che è accaduto dieci anni fa per i due naufragi di Lampedusa dell’ottobre 2013 quando solo una cinquantina di migranti sugli oltre 500 morti furono identificati e restituiti alle famiglie. Tutti gli altri, recuperati con un numero sulla bara, furono sepolti in diversi cimiteri della Sicilia senza che i familiari potessero mai riconoscerli. Impossibile senza il confronto del Dna o senza le foto dei poveri corpi sfigurati o degli oggetti indossati.
Per questo, forte della terribile esperienza di questi ultimi dieci anni in cui hanno provato ad accompagnare le famiglie delle vittime nel pressocchè impossibile tentativo di riconoscimento a posteriori delle vittime, il Comitato 3 ottobre, presieduto da Thareke Brhane scrive al Viminale per chiedere che, prima della sepoltura, le 65 salme ricomposte a Crotone possano essere sottoposte al protocollo che prevede appunto il prelievo del Dna e le foto, in modo che le famiglie che nelle prossime settima…
Che non accada quello che è accaduto dieci anni fa per i due naufragi di Lampedusa dell’ottobre 2013 quando solo una cinquantina di migranti sugli oltre 500 morti furono identificati e restituiti alle famiglie. Tutti gli altri, recuperati con un numero sulla bara, furono sepolti in diversi cimiteri della Sicilia senza che i familiari potessero mai riconoscerli. Impossibile senza il confronto del Dna o senza le foto dei poveri corpi sfigurati o degli oggetti indossati.
Per questo, forte della terribile esperienza di questi ultimi dieci anni in cui hanno provato ad accompagnare le famiglie delle vittime nel pressocchè impossibile tentativo di riconoscimento a posteriori delle vittime, il Comitato 3 ottobre, presieduto da Thareke Brhane scrive al Viminale per chiedere che, prima della sepoltura, le 65 salme ricomposte a Crotone possano essere sottoposte al protocollo che prevede appunto il prelievo del Dna e le foto, in modo che le famiglie che nelle prossime settimane si faranno avanti alla ricerca dei propri cari dispersi, possano essere nelle condizioni di effettuare il riconoscimento formale previsto dalla legge per potere eventualmente riavere indietro il corpo.
Il Comitato 3 ottobre scrive al capo dipartimento per le Libertà civili e immigrazione, al commissario straordinario per le persone scomparse e alla prefetta di Crotone di procedere all’identificazione delle vittime del naufragio prima della loro inumazione.
“Così come è avvenuto in altri tragici naufragi, in virtù del protocollo di Lampedusa e grazie all’instancabile lavoro dell’Istituto Labanof (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano) diretto da Cristina Cattaneo – dice il Comitato 3 ottobre - si è reso evidente come l’identificazione dei cadaveri dei naufragi sia possibile. Un lavoro sicuramente complesso, ma possibile. Indispensabile, però, che prima della sepoltura vengano massimizzate le informazioni in previsione di una futura identificazione tramite “match” tra i dati post mortem e ante mortem. Chiediamo quindi di applicare, in assenza di un protocollo specifico, il protocollo Disaster Victim Identification di Interpol, che prevede rilievi fotografici, repertazione degli indumenti ed effetti personali ed esame autoptico e odontologico".
Angosciato dalle 65 bare allineate a Crotone. Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 ottobre, dice: “Abbiamo visto come i familiari delle persone scomparse nei naufragi restino in una situazione di indeterminatezza. Una condizione che provoca gravi sofferenze psicologiche e impedisce l’elaborazione del lutto. Anche le famiglie delle persone decedute o disperse dovrebbero essere considerate vittime dei medesimi naufragi e dovrebbero essere coinvolte il più possibile dalleaAutorità nel processo di identificazione e di inumazione. Non vorremmo che, anche in questo caso, queste persone rimangano dei numeri e delle vittime senza nome. Purtroppo, il trattamento che riserviamo ai morti spesso parla della mancanza di rispetto con cui li consideriamo da vivi”.