Introvabili. Non solo badanti, ma anche colf e baby sitter. La richiesta è altissima, le famiglie italiane sono in affanno, eppure il nuovo decreto flussi per i lavoratori stranieri non prevede, per il 2023, l’apertura a quote del “comparto domestico”. Potranno entrare nel nostro paese 82.705 persone extracomunitarie, per lavori stagionali, o nei settori alberghieri, turistici, navali, edili, navali. Ma colf e badanti no. Ancora una volta. “Come avviene purtroppo da anni, visto che l’ultimo decreto flussi che apriva al lavoro domestico è del 2012, ma nel frattempo in Italia la popolazione è diventata sempre più anziana, aumentano le persone non autosufficienti”, sottolinea Andrea Zini, presidente di Assindatacolf, l’associazione nazionale dei datori di lavoro domestico.
“Da oltre 10 anni le quote dedicate al comparto domestico nei decreti flussi sono del tutto inadeguate, né sono mai state determinate sulla base di una esatta misurazione del fabbisogno, come invece è avvenuto per le imprese. Le ricadute sono pesanti: oggi le famiglie hanno enormi difficoltà a trovare personale disposto ad occuparsi di anziani e disabili. E introvabili stanno diventando anche colf e baby sitter”. (Le badanti in Italia secondo una stima del Censis sarebbero circa un milione e seicentomila, con una notevole quota di lavoro nero).
Già nel 2020, ricorda Zini, “avevamo stimato una carenza di oltre sessantamila lavoratrici e lavoratori per l’assistenza domestica, ai quali sarebbe servito l'arrivo di altri diecimila badanti e colf ogni anno fino al 2025”. Tutto questo non è avvenuto, così come non c’è stato alcun incremento di welfare pubblico, mentre una buona parte di badanti dell’Est, in parte cittadine europee, sono “migrate” verso Germania e Francia dove sussidi, stipendi e accoglienza sono ben più concreti che da noi. E c’è un altro elemento che Andrea Zini evidenzia: “Quello della carenza di personale domestico è un fenomeno destinato a crescere non solo a causa del progressivo invecchiamento della popolazione, che porterà all’inevitabile aumento della richiesta di assistenza alla persona non autosufficiente, ma anche della forza lavoro impiegata nel settore”. Così come invecchiamo noi, aumenta l'età di chi si prende cura dei nostri cari. Badanti e colf under 30 rappresentano, infatti, solo il 7% del totale, mentre il 57% ha tra i 30 e i 54 anni, il 35% è over 55.
“Questo significa che nel prossimo decennio molti domestici oggi attivi saranno in pensione o vicini all’età del ritiro. Se a questo si sommano le cessazioni per altri motivi, come migrazioni, rientri in patria e cambio attività, la situazione rischia di diventare allarmante. Per affrontarla servono incentivi economici da parte dello Stato ma soprattutto nuove norme che disciplinino l’ingresso per motivi di lavoro”. In assenza di reali politiche di welfare oggi infatti la cura delle persone non autosufficienti, quella quarta età che si trasforma purtroppo in disabilità, nell’aggressione di malattie neuro degenerative come l’Alzheimer o la demenza senile, è totalmente sulle spalle delle famiglie e in particolare delle donne. A volte esse stesse già avanti negli anni.
Il lavoro domestico è stato finora gestito con le sanatorie. Nel 2012 e poi nel 2020. La beffa però è che almeno la metà degli stranieri che hanno presentato la domanda di sanatoria nel 2020, pagando 500 euro, non hanno ancora ricevuto il permesso di soggiorno, per i ritardi drammatici delle prefetture sotto organico. ”Questo vuol dire che ci sono migliaia di immigrati che possono lavorare, ma sono in un certo senso prigionieri del nostro paese. Senza il permesso di soggiorno non possono tornare nemmeno per una settimana nel loro paese, rischierebbero di non poter più entrare”, conclude il presidente di Assindatacolf. Una situazione che rischia di rendere difficilissima la gestione anche del nuovo decreto flussi e l'arrivo dei lavoratori.