Strage di migranti, trovati i corpi di altri 2 bambini. Il sindaco scrive a Meloni: "Venga almeno da mamma"
dai nostri inviati Alessia Candito , Dario Del PortoSTECCATO DI CUTRO - Ancora un bambino. Dopo quello ritrovato questa mattina, 4 marzo, di, forse, tre anni e che per ora non ha un nome, solo una sigla: kr69m3, ne è stato trovato un altro. Il punto del ritrovamento dista una decina di chilometri da quello in cui è naufragato il barcone carico di migranti, a Botricello, e ha un'età apparente di 12-13 anni.
I morti del naufragio accertati salgono così a 70, 16 i minorenni.
Queste due ultime vittime del naufragio di Steccato di Cutro sono state portate a riva dalle onde a sei giorni dal terribile schianto che ha polverizzato il barcone su cui viaggiavano tra i 180 e i 200 naufraghi a pochi metri dalla riva.
La notizia si è diffusa in fretta fra i familiari arrivati da tutta Europa per cercare i propri cari fra i vivi e fra i morti. E c'è agitazione. Perché sono tanti che ancora non hanno neanche un corpo da piangere e non possono fare altro che scorrere le foto sui cellula…
STECCATO DI CUTRO - Ancora un bambino. Dopo quello ritrovato questa mattina, 4 marzo, di, forse, tre anni e che per ora non ha un nome, solo una sigla: kr69m3, ne è stato trovato un altro. Il punto del ritrovamento dista una decina di chilometri da quello in cui è naufragato il barcone carico di migranti, a Botricello, e ha un'età apparente di 12-13 anni.
I morti del naufragio accertati salgono così a 70, 16 i minorenni.
Queste due ultime vittime del naufragio di Steccato di Cutro sono state portate a riva dalle onde a sei giorni dal terribile schianto che ha polverizzato il barcone su cui viaggiavano tra i 180 e i 200 naufraghi a pochi metri dalla riva.
La notizia si è diffusa in fretta fra i familiari arrivati da tutta Europa per cercare i propri cari fra i vivi e fra i morti. E c'è agitazione. Perché sono tanti che ancora non hanno neanche un corpo da piangere e non possono fare altro che scorrere le foto sui cellulari o ascoltare gli ultimi messaggi audio, mandati quando il barcone era a poche miglia dalla costa. "Stiamo arrivando". Poi, lo schianto.
Secondo le ultime stime, realizzate grazie ai racconti di chi è arrivato a Crotone persino dagli Stati Uniti per cercare qualcuno, i dispersi sono fra i 27 e i 47. Le ricerche proseguiranno per tutto il fine settimana, ha fatto sapere la Direzione Marittima di Reggio Calabria, mentre si spera che il mare sia clemente e restituisca altre vittime del naufragio.
Al Palamilone si aspetta che arrivino i corpi degli ultimi bimbi per tentare nell'ennesimo riconoscimento, mentre ancora dieci salme attendono che qualcuno restituisca loro un nome e una storia.
Ma oltre al dolore, fra i familiari dei sopravvissuti inizia a montare la rabbia. Chi a Crotone non ha potuto fare altro che raccogliere i cocci della propria famiglia, vuole portare con sé i vivi e dare finalmente riposo e sepoltura ai morti, ancora allineati sul parquet del palazzetto dello sport. I familiari lo hanno chiesto con forza anche al presidente Mattarella che giovedì ha reso omaggio alle vittime del naufragio.
La burocrazia però è un pantano, le procedure sono un labirinto e solo con alcuni Paesi, come la Tunisia, ci sono accordi. Risultato, da giorni le famiglie delle vittime tentano inutilmente di comprendere cosa debbano fare, di che documenti abbiano bisogno, quali siano le agenzie funebri specializzate. L'ultima riunione in Prefettura si è chiusa sostanzialmente con un rinvio: lunedì forse arriveranno delle risposte. "Vogliamo solo i nostri morti, poterli lavare e comporre per una sepoltura degna", dice San, ventenne afghano da anni rifugiato in Germania. Da giorni è al Palamilone "ma nessuno ci sa dire neanche quali siano i documenti necessari, a chi bisogna chiederli".
Buio pesto sulla sorte dei superstiti. Sulla carta sono entrati irregolarmente in Italia, dovrebbero dunque affrontare i tempi infiniti della commissione territoriale, chiamata a valutare la richiesta di asilo, senza neanche la certezza di avere una risposta positiva. Ma molti chiedono solo di ricongiungersi subito ai pezzi di famiglia rimasti in vita, quasi tutti in Nord Europa, senza essere costretti a sopravvivere soli con il proprio dramma e il proprio lutto in centri di prima e seconda accoglienza. Anche questo si vedrà, si capirà. Al momento dalla prefettura non sono arrivate risposte certe.
Per pretenderle e "denunciare quella che non è stata "solo" l'ennesima tragedia delle migrazioni, ma la goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo da troppo tempo, di ingiustizie e voluta indifferenza, da parte del nostro Paese e dell'Europa tutta" associazioni, comitati, ong, gruppi politici e sociali, riuniti nella neocostituita "Rete 26 febbraio" alle 15 scenderanno in piazza di fronte a tutte le prefetture calabresi.
"Crediamo sia importante manifestare insieme e rivolgerci direttamente al ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, e al ministro delle Infrastrutture, nonché vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini. Perché finisca questo rimpallo di responsabilità e si faccia subito chiarezza su chi, la notte del naufragio, avrebbe dovuto dare direttive chiare di soccorso e non lo ha fatto", fanno sapere dalla Rete. "Chiediamo che la si smetta, inoltre, di criminalizzare le vittime e, non ci stancheremo mai di ribadirlo, si decida quanto prima una politica europea, comune e concreta, per garantire vie sicure e legali di ingresso ai profughi in Europa e un sistema di accoglienza e asilo immediato ed efficiente".
Affida la propria indignazione e rabbia a una lettera aperta il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, che chiama in causa direttamente il governo e la premier Giorgia Meloni.
"Questo popolo aspettava una testimonianza della presenza dello Stato, che è arrivata altissima dal Capo dello Stato", dice il sindaco. "Ma è mancato il Governo, è mancata lei presidente. Allora le chiedo, se non ha ritenuto portare la sua vicinanza come presidente del Consiglio, venga a Crotone a portarla da mamma. Venga a conoscere cosa si è vissuto in un palazzetto dello Sport destinato alla vita e che è si è trasformato in un luogo di dolore e lacrime. Venga a condividere, da mamma, il dolore di altre mamme, dei figli senza più genitori, di donne, uomini, bambini che avevano una speranza ed ora non hanno neppure più quella".
E poi, con malcelata ironia, sottolinea: "non le faccio colpa di non essere venuta da presidente del Consiglio, sicuramente avrà avuto altri importanti impegni. Allora venga in forma privata, se ritiene, da cittadina di questo paese. Venga in questa città che ha espresso fortissimo il sentimento di restare umani. Di guardare alle persone come tali e non come numeri. Perché quelle bare che non hanno ancora nome non sono numeri".
Sul fronte dell'inchiesta, le indagini proseguono sia lungo il filone che punta all'individuazione degli scafisti - dalle prime testimonianze dei sopravvissuti, ne mancherebbero all'appello almeno tre, due turchi e un siriano - sia lungo quello che punta a individuare dove e quando e soprattutto perché la macchina dei soccorsi si sia inceppata.
Il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, poi, scrive alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: "Le chiedo, se ha ritenuto di non portare la sua vicinanza come presidente del Consiglio, di venire a Crotone a portarla da mamma. Venga a conoscere cosa si è vissuto in un palazzetto dello Sport destinato alla vita e che è si è trasformato in un luogo di dolore e lacrime".
"Venga a condividere, da mamma, il dolore di altre mamme, dei figli senza più genitori, di donne, uomini, bambini che avevano una speranza ed ora non hanno neppure più quella. Non le faccio colpa di non essere venuta da presidente del Consiglio, sicuramente avrà avuto altri importanti impegni. Allora venga in forma privata, se ritiene, da cittadina di questo Paese", aggiunge Voce.
"Venga in questa città che ha espresso fortissimo il sentimento di restare umani. Di guardare alle persone come tali e non come numeri. Perchè quelle bare che non hanno ancora nome non sono numeri.L'aspettiamo", conclude il sindaco di Crotone.