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L'Italia ha bisogno dei migranti, anche le famiglie in affanno: “L’assistenza agli anziani regge solo grazie a loro”

Ormai nelle Rsa oltre il 50% del personale è straniero. “Facilitare il riconoscimento dei titoli di studio esteri”
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L'assistenza agli anziani in Italia dipende dai migranti. Sempre più spesso, infatti, ha lo sguardo di chi arriva da lontano, dal Brasile, da Santo Domingo, dall'India, dal Pakistan, dal Perù, dal Paraguay o dall'Argentina. E questo vale sia per chi aiuta gli over 65 a casa, cioè le badanti, sia per chi li segue nelle Rsa, dove ormai ben oltre la metà degli infermieri sono stranieri. Per questo motivo i datori di lavoro chiedono da tempo che vengano fatti dei decreti flussi specifici per questi lavoratori. È l'unico modo per fronteggiare una carenza di organici nel mondo sociosanitario che in molti settori sta diventando strutturale.

 

Le residenze per anziani si appoggiano ormai stabilmente ad agenzie che cercano e reclutano personale all'estero. In particolare lo fanno le strutture del Nord, che sono più numerose rispetto al numero di abitanti di quelle del Sud. "Ci sono alcune aree, ad esempio in Piemon…

L'assistenza agli anziani in Italia dipende dai migranti. Sempre più spesso, infatti, ha lo sguardo di chi arriva da lontano, dal Brasile, da Santo Domingo, dall'India, dal Pakistan, dal Perù, dal Paraguay o dall'Argentina. E questo vale sia per chi aiuta gli over 65 a casa, cioè le badanti, sia per chi li segue nelle Rsa, dove ormai ben oltre la metà degli infermieri sono stranieri. Per questo motivo i datori di lavoro chiedono da tempo che vengano fatti dei decreti flussi specifici per questi lavoratori. È l'unico modo per fronteggiare una carenza di organici nel mondo sociosanitario che in molti settori sta diventando strutturale.

 

Le residenze per anziani si appoggiano ormai stabilmente ad agenzie che cercano e reclutano personale all'estero. In particolare lo fanno le strutture del Nord, che sono più numerose rispetto al numero di abitanti di quelle del Sud. "Ci sono alcune aree, ad esempio in Piemonte o in Liguria, dove il 100% degli operatori arriva dall'estero. In particolare, in quelle zone, dall'India". A parlare è Michele Assandri, responsabili di Anaste Piemonte, una delle principali associazioni di titolari. Quello che sta succedendo nel mondo delle Rsa rischia di essere solo l'anticipo della situazione in cui si troveranno gli ospedali tra qualche tempo. Anche per questo bisognerebbe intervenire rapidamente per trovare una soluzione.

La crisi ha anche a che fare con il Covid. Negli anni duri della pandemia la richiesta di personale da parte del sistema sanitario ha spinto molto infermieri a lasciare le residenze per anziani e a spostarsi nelle strutture pubbliche. Così si è accentuato il problema di organici nelle Rsa, che hanno iniziato in modo più deciso a cercare lavoratori all'estero. Ci sono agenzie che reperiscono persone disponibili a spostarsi in Paesi extra Ue.

"Intanto sarebbe d'aiuto che i corpi consolari convertissero il titolo di studio prima della partenza senza bisogno di aspettare due mesi per il riconoscimento da parte del ministero alla Salute - dice sempre Assandri - Sarebbe un intervento a costo zero che migliorerebbe un po' le cose". Di solito le agenzie organizzano corsi d'italiano per chi arriva da fuori, poi fanno firmare un contratto nel quale il dipendente mette a disposizione il suo lavoro per almeno 12 mesi nella stessa struttura, per evitare di ritrovarsi subito con il problema di organico.

L'investimento per i gestori è di circa 4 mila euro al mese e c'è chi, almeno all'inizio offre anche vitto e alloggio. Tutte spese che fanno capire quale sia la fame di personale delle Rsa. "Ma prima di tutto - dice Assandri - avremmo bisogno di flussi dedicati. Bisognerebbe fare come la Gran Bretagna, che ne attiva di speciali".

In Italia ci sono circa 14 milioni di over 65, dei quali circa 4 milioni hanno quelle che vengono definite "limitazioni funzionali", cioè hanno bisogno di essere assistiti in modo continuativo. Ma coloro che non sono in buone condizioni fisiche e quindi potenzialmente necessitano di un aiuto, magari meno frequente, sono almeno 8,5 milioni. Per loro, solitamente, ci vuole una badante se si vuole assicurare un sostegno a domicilio. In Italia, si stima che queste professioniste siano circa 1,1 milioni, se si considerano anche quelle irregolari, che rappresenterebbero oltre la metà del totale.

"Siamo in grande difficoltà, nei flussi non c'è la previsione per il lavoro domestico, se non per ricongiungimento familiare, dal 2012", spiega Andrea Zini di Assindatcolf, l'associazione dei datori di lavoro che da tempo ha lanciato un allarme sulla situazione di badanti e colf. "Ogni tanto c'è stato un condono, nel 2012 e nel 2020, il primo da 4-500 mila persone, il secondo da 178 mila. Ma non c'è programmazione e questo rende le cose difficilissime". Zini chiede che venga fatta una riforma. "Con il decreto flussi si prevede che il datore di lavoro faccia la domanda per un cittadino cingalese o messicano senza nemmeno conoscerlo. Com'è possibile? Va ripristinato lo sponsor e introdotto il permesso di soggiorno per la ricerca del lavoro".