Giornata della donna, stop al lavoro produttivo e domestico: i motivi dello sciopero femminista dell'8 marzo
di Viola Giannoli , di Viola GiannoliLa prima volta fu nel 2017. Sette edizioni dopo, l'8 marzo, Giornata internazionale della donna, è ancora sciopero femminista e transfemminista. Una mobilitazione convocata dal movimento nazionale Non Una Di Meno, di astensione dal lavoro largamente inteso - produttivo, di cura, relazionale -, di astensione dai consumi e dai generi e di cortei contro la violenza sulle donne, le discriminazioni, lo sfruttamento, per la libertà e l'autodeterminazione.
"Scioperare l’8 marzo significa prenderci una giornata per stare insieme - si legge nell'appello - per dire insieme 'no' a tutto ciò che non funziona nelle nostre vite e in questo mondo patriarcale e violento. Per urlarlo a gran voce insieme. Scioperare l’8 marzo significa fermarci insieme e far fermare tutto ciò che possiamo".
Lo sciopero sul lavoro e i cortei
Lo sciopero generale dal lavoro, per l'intera giornata o per un minimo di quattro ore, è stato pr…
La prima volta fu nel 2017. Sette edizioni dopo, l'8 marzo, Giornata internazionale della donna, è ancora sciopero femminista e transfemminista. Una mobilitazione convocata dal movimento nazionale Non Una Di Meno, di astensione dal lavoro largamente inteso - produttivo, di cura, relazionale -, di astensione dai consumi e dai generi e di cortei contro la violenza sulle donne, le discriminazioni, lo sfruttamento, per la libertà e l'autodeterminazione.
"Scioperare l’8 marzo significa prenderci una giornata per stare insieme - si legge nell'appello - per dire insieme 'no' a tutto ciò che non funziona nelle nostre vite e in questo mondo patriarcale e violento. Per urlarlo a gran voce insieme. Scioperare l’8 marzo significa fermarci insieme e far fermare tutto ciò che possiamo".
Lo sciopero sul lavoro e i cortei
Lo sciopero generale dal lavoro, per l'intera giornata o per un minimo di quattro ore, è stato proclamato da alcune sigle sindacali: Cub, Cobas, Usb, Sgb, Usi. E a questo le lavoratrici e i lavoratori possono aderire. Ma, se non c'è alternativa, indicano le attiviste di Non Una Di Meno, si può "prendere un permesso, parlare dello sciopero con colleghe e colleghi, clienti, utenti, portare sul lavoro materiale informativo, impostare una risposta automatica alla mail in cui si dichiara di aderire allo sciopero femminista e transfemminista, praticare forme di sciopero parziali come non risondere al telefono, lavorare con lentezza, evitare gli straordinari, o ancora, vestire di nero e indossare qualcosa di fuscia", il colore della protesta femminista in Italia. O, ancora, partecipare alle mobilitazioni nelle città: 35 per ora quelle in cui sono stati convocati cortei o sit-in, sia di mattina, dalle studentesse, che il pomeriggio, a livello cittadino. Da Roma (piazzale Ostiense) a Milano (piazza Duca D'Aosta), da Bologna (piazza XX Settembre) a Torino (piazza XVIII dicembre), per citarne solo alcune.
Le altre forme di sciopero: dalla cura al bucato
Ma lo sciopero transfemminista non invita solo a incrociare le braccia sul posto di lavoro, ma anche tra le mura di casa. Non Una Di Meno spiega nel suo vademecum tutte le forme di sciopero possibili, dal lavoro di cura al bucato. C'è lo sciopero del consumo: "Non acquistare nulla e non utilizzare gli elettrodomestici". Lo sciopero dal lavoro domestico: non lavare i piatti, non fare il bucato, non cucinare. Per fare in modo che "chi di solito si occupa meno del lavoro domestico e di cura se ne faccia carico". Lo sciopero dal genere, rifiutando di fare tutto ciò che si ritiene sia imposto sulla base del genere, sia a casa sia sul lavoro.
Le ragioni dello sciopero
Le rivendicazioni battono sui tasti del lavoro e del welfare: "Per un reddito di autodeterminazione che ci garantisca indipendenza economica e autonomia per sottrarci alla violenza, per un welfare pubblico e universale, per un salario minimo, per la redistribuzione del carico di lavoro di cura, per dei contratti stabili e tutelanti". Della salute: "Per una sanità pubblica accessibile e libera da stereotipi, contro l’obiezione di coscienza, per un aborto libero, sicuro e gratuito, per una medicina di genere". Della violenza maschile contro le donne: "Contro femminicidi, stupri, molestie, sessismo, per il finanziamento dei centri antiviolenza laici e femministi". Della scuola e del mondo della formazione: "Contro la scuola del merito e dell’umiliazione di Valditara, per una scuola davvero per tutti che educhi alle differenze". Dell'ecologia politica, della pace, della libertà di migrare. Contestano la destra al governo "dell'umiliazione e del merito" (leggi: Valditara), delle politiche migratorie (Piantedosi e Salvini), della famiglia tradizionale (Roccella), del greenwashing e così via.
"Ci appropriamo - dicono le organizzatrici - di uno strumento tradizionale di lotta per superarlo, reinventarlo insieme sulla base delle nostre necessità e farlo esplodere in tutti gli ambiti delle nostre vite. Facciamo di questa pratica una forza e una potenza collettiva. Perché - chiude l'appello - se ci fermiamo noi, donne e soggettività lgbtqia+, si ferma il mondo".