Alluvione nella Marche, l'indagine spostata all'Aquila: la rabbia dei parenti delle vittime
di Romina Marceca , di Romina MarcecaROMA - L’alluvione nelle Marche dello scorso 15 settembre ha ucciso tredici persone. E causato danni, tra l'altro, alle proprietà di alcuni magistrati del distretto della Corte d’Appello di Ancona. Per questa ragione, dopo circa sei mesi di indagini da parte della procura del capoluogo marchigiano, gli atti del fascicolo sono stati trasmessi ai pm di L’Aquila. Si chiama “incompetenza funzionale” nel gergo del codice di procedura penale. Ma per i parenti delle 12 vittime accertate, e di Brunella Chiù, unica dispersa, è “un colpo al cuore”. Il timore dei familiari delle vittime dell’alluvione è che “le lungaggini mettano a rischio la scoperta della verità”. Il codice di procedura penale però è chiaro, la competenza del caso non può essere affidata a una Corte d'Appello dove si trovano danneggiati dall'alluvione.
Preoccupati per i ritardi
Tiziano L…
ROMA - L’alluvione nelle Marche dello scorso 15 settembre ha ucciso tredici persone. E causato danni, tra l'altro, alle proprietà di alcuni magistrati del distretto della Corte d’Appello di Ancona. Per questa ragione, dopo circa sei mesi di indagini da parte della procura del capoluogo marchigiano, gli atti del fascicolo sono stati trasmessi ai pm di L’Aquila. Si chiama “incompetenza funzionale” nel gergo del codice di procedura penale. Ma per i parenti delle 12 vittime accertate, e di Brunella Chiù, unica dispersa, è “un colpo al cuore”. Il timore dei familiari delle vittime dell’alluvione è che “le lungaggini mettano a rischio la scoperta della verità”. Il codice di procedura penale però è chiaro, la competenza del caso non può essere affidata a una Corte d'Appello dove si trovano danneggiati dall'alluvione.
Preoccupati per i ritardi
Tiziano Luconi, il papà di Mattia, 8 anni, la vittima più piccola, e Simone Bartolucci, fratello di Noemi e figlio di Brunella Chiù, si dicono però "molto preoccupati". “Mia madre ancora non è stata trovata e già l’indagine cambia procura. Siamo dei dimenticati. Mi chiedo cosa è stato fatto fino a ora. Come mai si sono accorti solo adesso che c’erano magistrati che avevano subito danni?”, sono le domande che si pone Simone. E’ rimasto a vivere nella casa che condivideva con mamma e sorella in contrada Coste, a Barbara, nonostante sia stata travolta dalla piena del fiume Nevola.
“Dopo sei mesi non ci sono ancora indagati – dice Tiziano Luconi – e adesso i magistrati di L’Aquila dovranno rileggere daccapo tutto il fascicolo. La mia sensazione è che in Italia ci sono casi di serie A e casi di serie B. Noi siamo finiti nella serie B”. C’è rabbia nelle parole di Simone e Tiziano. “Le istituzioni non ci sono state per nulla vicine – continua Tiziano Luconi – e l’unico che ha parlato, l'assessore regonale Ciccioli, era meglio se rimaneva zitto”.
Le rassicurazioni della procuratrice Garulli
La procura di Ancona, nel frattempo, ha trasmesso gli atti ai magistrati abruzzesi e la procuratrice Monica Garulli ha dichiarato nei giorni scorsi: “Tutta l'attività d'indagine svolta per evitare la dispersione di elementi di prova è in sicurezza. Sono stati eseguiti gli accertamenti urgenti e sentite le persone coinvolte. Era doveroso però prendere atto della decisione del Tribunale che ha rilevato l'incompetenza funzionale, considerato tra l'altro il precedente giudiziario dell'alluvione del 2014”.
"Il capoluogo abruzzese dista 200 km ..."
Ma queste parole non rasserenano i parenti e un inquirente non nega: “Inutile nascondere ciò che è sotto gli occhi di tutti. La procura di L’Aquila dista quasi 200 chilometri da Ancona. Viene a mancare quella immediatezza di rapporti tra la procura e i carabinieri che indagano sull’alluvione che, appunto, sono quelli di Ancona”. Il vero timore dei familiari è che i reati possano cadere in prescrizione e assicurare ai responsabili l’impunità.
Il precedente del 2014
Per Federico Titta Rosati, legale di Luconi, "le regole di procedura sono quelle" anche se è indubbio che "i parenti di vittime innocenti e coloro che hanno visto distrutte abitazioni ed attività produttive possano accogliere con disappunto questo trasferimento di competenza che comporterà ulteriori spese e difficoltà per farsi assistere in un procedimento penale nel quale allo stato non vi sono ancora nemmeno indagati. L'auspicio - sottoliena l'avvocato - è che non si ripeta il triste e logorante percorso che stanno vivendo da oltre nove anni i familiari delle vittime e i danneggiati dall'alluvione di Senigallia del 2014, il cui processo è stato anche quello trasferito a l'Aquila per i medesimi motivi procedurali".
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