✕

La scrittrice femminista Carlotta Vagnoli: "La parità di genere va insegnata a scuola. E si deve iniziare dall'asilo"

Copyright Pietro Baroni 
Dal 2017 parla nei licei e nelle scuole medie di stereotipi, violenza sulle donne, ruoli e pregiudizi
2 minuti di lettura

"L'educazione contro la violenza di genere, alla parità, al rispetto, va fatta nella scuola dell'obbligo. Se la lasciamo solo a casa siamo messi male". Carlotta Vagnoli, autrice, attivista, survivor, dal 2017 fa lezione in medie e superiori sulla stereotipizzazione e la violenza sulle donne. È partita Dalla parte delle delle bambine di Elena Gianini Belotti per arrivare al suo Maledetta sfortuna, una sorta di manuale nato dall'esperienza nelle scuole sul lessico sessista, le forme della violenza, le responsabilità del sistema culturale.

Lei di cosa parla ai ragazzi?
"Di revenge porn e di linguaggio dell'odio, di victim blaming e pregiudizi, di ruoli, violenza e sistema patriarcale".

Perché insegnarlo ai ragazzi del liceo?
"A quella età si radicalizza il linguaggio sessista, la possessività dei rapporti, la fruizione passiva della pornografia. Per un'ora e mezzo parlo e per un'altra ora e mezzo…

"L'educazione contro la violenza di genere, alla parità, al rispetto, va fatta nella scuola dell'obbligo. Se la lasciamo solo a casa siamo messi male". Carlotta Vagnoli, autrice, attivista, survivor, dal 2017 fa lezione in medie e superiori sulla stereotipizzazione e la violenza sulle donne. È partita Dalla parte delle delle bambine di Elena Gianini Belotti per arrivare al suo Maledetta sfortuna, una sorta di manuale nato dall'esperienza nelle scuole sul lessico sessista, le forme della violenza, le responsabilità del sistema culturale.

Lei di cosa parla ai ragazzi?
"Di revenge porn e di linguaggio dell'odio, di victim blaming e pregiudizi, di ruoli, violenza e sistema patriarcale".

Perché insegnarlo ai ragazzi del liceo?
"A quella età si radicalizza il linguaggio sessista, la possessività dei rapporti, la fruizione passiva della pornografia. Per un'ora e mezzo parlo e per un'altra ora e mezzo li ascolto. Non avendo riferimenti all'interno delle scuole su questi temi hanno voglia di condividere, di essere ascoltati. Ma bisognerebbe iniziare molto prima".

Quando?
"Alla scuola dell'infanzia e alla primaria con l'educazione al consenso nelle azioni più semplici, nelle relazioni, nel gioco, partendo dal loro corpo e attraverso facili attività propedeutiche".

Quali sono le domande più frequenti?
"È drammatico ma mi chiedono moltissimo cosa fare in caso di condivisione non consensuale di materiale intimo: ho incontrato ragazze che avevano cambiato scuola o provincia per questo. E poi mi chiedono come possono far capire a chi hanno vicino un comportamento o un lessico che li ferisce. I maschi mi domandano come possono aiutare, cosa possono fare loro, dimostrano di poter essere ottimi alleati. È confortante".

La Gen Z è meglio di noi millennials?
"Sì, c'è molta più consapevolezza. L'infodemia ha risvolti terrificanti ma ha portato anche molta più dimestichezza con le questioni di genere".

Lo stereotipo più difficile da sradicare tra gli adolescenti?
"Se sei maschio e non hai un atteggiamento virile, i capelli in un certo modo ti becchi gli insulti omofobi. Se sei una femminista allora sei sessualmente insoddisfatta. Le ragazze sono ancora viste come un oggetti e il corpo nudo una merce da scambiare".

Ma l'educazione sessuale e affettiva non dovrebbe essere materia di studio?
"Dovrebbe, anzi deve, essere prevista dal piano dell'offerta formativa a livello nazionale. Uno spazio sicuro dove insegnare l'educazione al consenso, al rispetto, alle relazioni, alla violenza deve diventare materia fissa nelle scuole. Così non è. E siamo ancora lontani. Ho incontrato reticenza da parte di genitori, insegnanti presidi a trattare argomenti considerati scomodi e divisivi. Ma come può essere divisiva la violenza di genere?".

Sono naufragate 16 proposte di legge, solo l'Alleanza Verdi-Sinistra italiana la prevedeva nel programma elettorale, la destra la osteggia, dice che l'educazione affettiva va fatta solo a casa,
"È incomprendibile la grande paura di affrontare a scuola tematiche che sono in realtà di ordine collettivo e che riguardano diritti civili e di pacifica convivenza. Vengono usate come temi politici, di battaglia ideologica, invece che come materia di prevenzione  sociale. Alimentando paure e lasciando l'insegnamento solo nelle case non arriveremo mai a sdoganare certi temi essendo tutti cresciuti in una società patriarcale omolesbobitransfobica con un problema gigante con le donne. L'unico modo è farlo attraverso la cultura e la cultura si insegna a scuola".

E dell'8 marzo cosa dice ai ragazzi, perché va celebrato?
Perché siamo ancora troppo lontani da una parità sia formale che culturale: lo vediamo con il gender pay gap, l'occupabilità femminile, il lavoro domestico e di cura scaricato sulle donne e non retribuito. E' un tema che va affrontato da tutti e tutte a livello strutturale, politico e culturale. Lo scopo del gioco è arrivare a non aver più bisogno del femminismo. Ma attenzione a eliminare la giornata dell'8 marzo dalla memoria: se cancelliamo la memoria e con questa tutti i diritti che con fatica abbiamo conquistato, è un attimo tornare indietro".