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Lo psichiatra Cozza: "Attenti agli effetti collaterali degli psicofarmaci ed è bene che star come Fedez parlino della loro depressione"

Il medico: "Rischio effetto rebound se si interrompe improvvisamente la terapia". E sulla confessione social del rapper: "Lui sarebbe utile come testimonial del Festival della salute mentale di Roma"
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Massimo Cozza dirige il dipartimento di salute mentale della Asl Roma 2 e organizza ogni anno il Festival della salute mentale “Ro.mens” per l’inclusione sociale e contro il pregiudizio nei confronti delle persone con disturbi psichiatrici.

Il dottor Massimo Cozza 

Quanto sono utili i farmaci nella depressione?

“Dipende dalla gravità. Nella letteratura internazionale si dice che per le depressioni lievi può bastare la psicoterapia. Nelle più importanti, a questa può essere associato il farmaco, che rimane l’opzione principale quando la situazione è grave”.

Questi medicinali hanno effetti collaterali?

“Sì, gli effetti collaterali possono esserci ma sono variabili a seconda delle condizioni del singolo e vanno monitorati con lo specialista. Ci sono diverse terapie anche psicofarmacologiche e quindi è…

Massimo Cozza dirige il dipartimento di salute mentale della Asl Roma 2 e organizza ogni anno il Festival della salute mentale “Ro.mens” per l’inclusione sociale e contro il pregiudizio nei confronti delle persone con disturbi psichiatrici.

Il dottor Massimo Cozza 

Quanto sono utili i farmaci nella depressione?

“Dipende dalla gravità. Nella letteratura internazionale si dice che per le depressioni lievi può bastare la psicoterapia. Nelle più importanti, a questa può essere associato il farmaco, che rimane l’opzione principale quando la situazione è grave”.

Questi medicinali hanno effetti collaterali?

“Sì, gli effetti collaterali possono esserci ma sono variabili a seconda delle condizioni del singolo e vanno monitorati con lo specialista. Ci sono diverse terapie anche psicofarmacologiche e quindi è possibile cambiare piano terapeutico, perché il medicinale che va bene per una persona può non andar bene per un’altra. Il cambio va comunque sempre programmato”.

E interrompere improvvisamente la terapia è rischioso?

“E’ sempre meglio scalare, sotto il controllo dello specialista, cioè ridurre un po’ alla volta l’assunzione del farmaco. Altrimenti, come ha provato il cantante, possono esserci appunto effetti rebound, cioè effetti collaterali importanti che si presentano in modo diverso a seconda del farmaco e anche della persona che lo assumeva. Ognuno reagisce in modo diverso”.

Il messaggio sul prendersi cura della salute mentale è utile?

“Sì, quello che conta per l’opinione pubblica è il testimonial. Un messaggio che arriva da Fedez è molto più potente di quelli che possiamo dare noi esperti per contrastare i pregiudizi e lo stigma sull’incurabilità, sulla pericolosità e sulla improduttività della malattia mentale. E non parlo ovviamente solo della depressione”.

Cosa succede a chi ha la malattia?

“Entra in gioco un meccanismo di vergogna per la persona e anche per la sua famiglia. C’è la paura di essere etichettati e quindi la difficoltà a rivolgersi ai servizi psichiatrici e farsi curare. Per affrontare la malattia mentale, non servono solo i farmaci ed eventualmente la psicoterapia ma anche le interazioni sociali, le relazioni. Se si resta isolati è più difficile uscirne. La solitudine è uno dei nemici peggiori del malato psichiatrico”.

Quindi il fatto che Fedez si esponga è utile?

“Certo. Se grazie a lui persone con disagi e problemi decido di farsi curare è molto positivo. Anzi, uno con la sua fama e la sua storia sarebbe un testimonial perfetto per la prossima edizione del nostro festival, che si svolgerà dopo l’estate”.