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I figli delle coppie di fatto devono avere gli stessi diritti in tutta Europa: è scontro al Senato

La proposta della commissione Ue in discussione a Palazzo Madama. La destra agita lo spettro della maternità surrogata. Dolores Bevilacqua (M5S): "Polemica strumentale, nel testo non c'è. La norma colma un vuoto normativo e non è rinviabile"
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Riconoscere parità di trattamento in tutta Europa per tutti i figli. A prescindere da dove e come sono nati, da chi siano i loro genitori, biologici, omosessuali, adottivi o di diverse nazionalità. Poco importa. La proposta della Commissione europea, su cui ora che sono terminate le audizioni degli esperti la quarta Commissione del Senato dovrà esprimere un parere, è pronta a esplodere sul terreno di scontro tra maggioranza e opposizione. Il testo parla chiaro, per Pd, M5s, + Europa e Avs rappresenta un deciso passo avanti sul piano dei diritti civili, ma il centrodestra agita lo spettro della maternità surrogata, vietata in Italia e bersaglio di una storica proposta della premier Giorgia Meloni che la vorrebbe reato universale. Uno spettro dietro cui nascondere il fastidio per una norma che fa certo parte della strategia della Commissione di Ursula von der Leyen per la difesa dei diritti Lgbtq+.

Cosa dice l'Europa

Ma cosa dice l'Europa? La…

Riconoscere parità di trattamento in tutta Europa per tutti i figli. A prescindere da dove e come sono nati, da chi siano i loro genitori, biologici, omosessuali, adottivi o di diverse nazionalità. Poco importa. La proposta della Commissione europea, su cui ora che sono terminate le audizioni degli esperti la quarta Commissione del Senato dovrà esprimere un parere, è pronta a esplodere sul terreno di scontro tra maggioranza e opposizione. Il testo parla chiaro, per Pd, M5s, + Europa e Avs rappresenta un deciso passo avanti sul piano dei diritti civili, ma il centrodestra agita lo spettro della maternità surrogata, vietata in Italia e bersaglio di una storica proposta della premier Giorgia Meloni che la vorrebbe reato universale. Uno spettro dietro cui nascondere il fastidio per una norma che fa certo parte della strategia della Commissione di Ursula von der Leyen per la difesa dei diritti Lgbtq+.

Cosa dice l'Europa

Ma cosa dice l'Europa? La proposta uscita dalla Commissione europea il 7 dicembre scorso è incentrata sull'interesse superiore del minore e sui diritti del figlio. Serve a far sì che una famiglia formata da due padri o due madri venga riconosciuta come tale in tutti i Paesi dell'Unione europea e non smetta di esserlo appena varcato un confine. Non solo: obiettivo è creare un certificato europeo di filiazione per armonizzare a livello della Ue le norme di diritto internazionale privato che riguardano i figli senza che vigano leggi diverse a seconda delle nazionalità dei genitori o di dove ci si sposta. Ad esempio in materie come la successione, i diritti alimentari, il diritto dei genitori di agire in qualità di rappresentanti legali del minore per motivi di scolarizzazione o di salute. Una situazione che al momento vivono due milioni di minori oggi non riconosciuti come figli in ugual modo nell'Unione.

Diritti a rischio

Attualmente infatti, dice la Commissione, gli Stati membri hanno legislazioni diverse sulla competenza, la legge applicabile e il riconoscimento in materia di filiazione, il che potrebbe creare ostacoli giuridici per le famiglie che si trovano in situazioni transfrontaliere. Per ottenere il riconoscimento della filiazione le famiglie devono talvolta avviare procedimenti amministrativi o anche giudiziari, che sono lunghi e costosi e possono avere risultati incerti. E il mancato riconoscimento della filiazione mette a rischio i diritti fondamentali dei figli, compreso il loro diritto all'identità, alla non discriminazione e alla vita privata e familiare.

Una strada ancora lunga

La strada è lunga perché la proposta deve essere valutata da tutti i Parlamenti nazionali e poi adottata all'unanimità dal Consiglio europeo. E già solo in Italia si sono aperte delle crepe. Per ora al Senato si va dalla cautela di Forza Italia al no quasi scontato di Lega e Fratelli d'Italia (fino a un eventuale atto politico per rifiutare il regolamento e aprire un contenzioso a nome del Parlamento italiano). Prudente il Terzo polo, che vorrebbe mediare con un certificato di filiazione europea facoltativo, e non obbligatorio, in modo da non intaccare il diritto di famiglia che è tema di competenza dei singoli Stati.

Un vuoto normativo da colmare

Dolores Bevilacqua, senatrice M5s, replica e spiega: "Abbiamo concluso le audizioni e siamo in una fase di studio del regolamento e al momento non si rileva nulla che non sia la tutela dei diritti dei figli in tutta l'Unione europea. Le polemiche strumentali della destra sulla maternità surrogata non trovano alcun riscontro nel testo della normativa. Il punto di arrivo sono solo i diritti dei figli. Non si tratta di riconoscere alcune forma di maternità ma di colmare un vuoto normativa su cui anche la Corte suprema ha richiamato il Parlamento al suo ruolo. Perché davanti a coppie omosessuali che avevano adottato un bambino è stata la Giustizia a intervenire: uno strumento di fortuna che non solo non colma la mancanza di leggi ma lascia scoperti alcuni ambiti: anche quando un figlio vede riconosciuto come padre/madre il genitore adottivo non ha comunque zii, nonni, cugini. È un tema non più rinviabile".