Cronaca

Lo zio di Azan, 15enne morto a Cutro: "Denuncio l'agente turco che ha fatto imbarcare mio nipote"

Azan Afridi, 15 anni, nella foto sul cellulare dello zio
Azan Afridi, 15 anni, nella foto sul cellulare dello zio
 
Il racconto drammatico di Sabir Muhammad Ahsan, in Italia da 5 anni: "Mio cognato ha pagato novemila euro e altri 5mila doveva versarne al termine del viaggio. Ma suo figlio chiamava dalla Turchia dicendo che non gli davano da mangiare". Sono 17 i minori inghiottiti dal mare domenica 26 febbraio
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CROTONE - Sulla memoria del cellulare ha conservato tutti i dati. Nome, cognome, le ricevute dei pagamenti e persino la foto di una carta di credito. “Denuncio l’uomo che ha truffato mio nipote e lo ha fatto salire su quella barca. Non ho paura”, dice Sabir Muhammad Ahsan, pachistano, in Italia da 5 cinque anni. Il suo racconto potrebbe consentire, forse per la prima volta, di illuminare il vertice di una delle organizzazioni che dalla Turchia gestiscono il traffico di esseri umani verso l’Europa.

Ahsan è lo zio materno di una delle vittime del naufragio di Steccato di Cutro, Azan Afridi, 15 anni compiuti lo scorso 18 febbraio, il ragazzino (28 i minori che hanno perso la vita in quella tragedia) che amava Tik Tok, sognava di studiare in Italia e voleva visitare Venezia. In due diversi colloqui con Repubblica, Ahsan ha ricostruito le fasi del viaggio ripetendo di essere determinato a riferire i dettagli agli investigatori italiani, a cominciare dal cittadino turco che, in inglese, definisce “the agent”, “l’agente”, ma anche “the boss” oppure, in italiano, “il grande capo”.

Il messaggio vocale

Il nipote, racconta Ahsan, era stato accompagnato in Turchia dal padre. L’uomo aveva pagato all’"agente” 9mila dollari per far arrivare il figlio in Europa. Altri 5mila dollari dovevano essere versati una volta giunto a destinazione. Ma quei soldi erano solo per il viaggio. In Turchia, Azan veniva lasciato spesso digiuno. “Zio, non mi fanno mangiare”, diceva nei messaggi vocali. In un’occasione Muhammad gli ha inviato 52 euro in lire turche, un’altra volta un cugino, che vive in Inghilterra, ha versato una somma in sterline ai figli dell’”agente” che, secondo il racconto di Ahsan, vivono in Gran Bretagna.

"L'agente mi aveva detto che il viaggio era sicuro"

“L’agente – afferma Ahsan – ha raccontato il falso. Non aveva detto che Azan sarebbe partito con altre cento, forse duecento persone, in quelle condizioni. Ci aveva assicurato che sarebbe arrivato in Italia sano e salvo”. Invece è stato fatto salire su quel caicco vecchio e malandato,  dove ha trovato la morte.

Gli scafisti e la tappa in Turchia dell'odissea

La Procura di Crotone ha aperto un’indagine dopo il naufragio. Tre presunti scafisti sono stati arrestati. Nel racconto dei sopravvissuti ci sono diversi riferimenti alla tappa in Turchia prima della partenza, e sull’attesa nelle “safe house” di Istanbul prima della partenza. Più sfumati però sono i racconti sui gestori di un affare che appare, con ogni evidenza, ben strutturato, tanto da gestire viaggi pagati cifre elevate, in dollari o in euro, anche con cambio di imbarcazione in caso di guasto poche ore dopo la partenza come accaduto per i migranti poi naufragati in Italia.

"Non ho paura"

La tragedia di Azan e delle altre vittime del disastro può fornire nuovi elementi per risalire ai vertici dell’organizzazione. Muhammad vuole giustizia. E ripete: “Non ho paura, sono pronto a denuncio l’uomo che ha truffato mio nipote e lo ha fatto salire su quella barca”.