Antonella Polimeni “Siamo soltanto 10 rettrici su 87 università, la lotta ai pregiudizi inizia alle elementari"

Antonella Polimeni
Antonella Polimeni (agf)
Alla guida della Sapienza dal 2020 afferma che ci vogliono pari opportunità per pari merito. "Il cambiamento è in atto ma la resistenza maschile è forte. Oggi festeggeremo l'8 marzo consegnando cento borse di studio a studentesse che hanno scelto lauree Stem. Le donne arrivate in alto devono piegare alle giovani: ciò cui ambite è possibile".
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«Siamo poche, è vero. Dieci rettrici contro settantasette rettori. La parità di genere è ancora lontana negli atenei, in particolare nei ruoli di vertice. Però oggi le donne si candidano alla guida delle università, fino a qualche anno fa non accadeva. Vuol dire avere la consapevolezza di poter contare. È uno spiraglio. Sapete come festeggeremo l’8 marzo alla Sapienza? Con la consegna di cento borse di studio a studentesse fuori sede che hanno scelto facoltà “Stem” come percorso universitario».
Antonella Polimeni, medico, prima rettrice della Sapienza di Roma ha il dono di andare diritta al centro delle cose. «Il cambiamento è lento, non possiamo negarlo. Ci vuole un lavoro lungo e capillare. Cominciando a decostruire gli stereotipi che bloccano ancora le ragazze nelle loro scelte fin dalle scuole elementari».

Polimeni, l’università sembra essere oggi ancora una roccaforte di potere maschile. Se nei ruoli di ricercatrici e assegniste i numeri tra maschi e femmine sono quasi paritari, salendo le percentuali femminili crollano. Le donne si fermano a metà strada?
«No, le ragazze non si fermano più, puntano ai ruoli alti. Alla Sapienza la percentuale delle ordinarie, 28%, è più alta della media, abbiamo avuto un incremento dell’11% delle studentesse iscritte a facoltà scientifiche e tecnologiche. Ma scontiamo un immenso ritardo, per anni la carriera delle donne è stata ostacolata e non valorizzata. Pensate soltanto alla difficoltà di conciliazione tra lavoro e famiglia che ha fermato le carriere femminili».

Le laureate sono il 60%, hanno superato i maschi e con voti più alti. Questo però non basta. Perché?
«Il potere universitario è stato maschile per secoli,le resistenze sono forti. Le istituzioni devono lavorare sui piani di gender equality, ma è dall’infanzia che il concetto di parità deve essere chiaro e netto nell’educazione».

Influiscono le resistenze familiari rispetto alla scelta di una facoltà Stem da parte delle ragazze?

«Contano molto nelle famiglie dove i titoli di studio sono più bassi, per questo è fondamentale il ruolo di orientamento della scuola. E l’abbattimento di pregiudizi radicati per cui le ragazze non sarebbero “portate” per le materie scientifiche. Stereotipi che si sommano ad un drammatico calo di matricole causato dal crollo demografico».

In questo 8 marzo abbiamo due leader politiche, su fronti opposti. Giorgia Meloni, prima presidente del Consiglio, e Elly Schlein, prima segretaria del Pd. Quanto significano questi esempi?
«Contano. Sono modelli di leadership, vogliono dire che la strada è aperta. È fondamentale che le donne in posizioni apicali raccontino alle giovani che ciò cui ambiscono è possibile. Studiando, lavorando. In un sistema universitario fatto di pari opportunità per pari capacità. Questa è la vera sfida».