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8 marzo, è cambiato il vento del potere

(ansa)

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Il vizio, o la pigrizia, di pensare che non siamo pronti ad accettare che le donne arrivino ai vertici è stato smentito dagli elettori che da una parte e dall'altra hanno scelto proprio loro
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I meteorologi erano tutti d'accordo. Il cielo era sereno, verso sera si sarebbe alzato un leggero vento ma niente di preoccupante. Alle sei invece le nubi si stavano ingrossando, si erano formate lunghe code davanti ad alcuni gazebo e la pioggia era imminente. Cosa stava succedendo? I capi cominciavano a temere il peggio, gli analisti rivedevano i loro calcoli. Ma mentre tutti cercavano di capire, ormai era troppo tardi. Nel giro di tre ore sarebbe scoppiata la tempesta perfetta: tavoli e poltrone sarebbero saltati in aria e un nuovo vento fortissimo, improvviso, sarebbe calato sul primo partito dell'opposizione. Il vento si chiamava Schlein e soffiava così forte che i radar non l'avevano neppure avvistato. Tutti pensavano che l'usato sicuro fosse ancora una buona offerta per il popolo della sinistra abituato troppo spesso a votare candidati in cui non credeva fino in fondo, invece, come ha detto Elly Schlein, appena eletta segretaria del PD, "non ci avevan…

I meteorologi erano tutti d'accordo. Il cielo era sereno, verso sera si sarebbe alzato un leggero vento ma niente di preoccupante. Alle sei invece le nubi si stavano ingrossando, si erano formate lunghe code davanti ad alcuni gazebo e la pioggia era imminente. Cosa stava succedendo? I capi cominciavano a temere il peggio, gli analisti rivedevano i loro calcoli. Ma mentre tutti cercavano di capire, ormai era troppo tardi. Nel giro di tre ore sarebbe scoppiata la tempesta perfetta: tavoli e poltrone sarebbero saltati in aria e un nuovo vento fortissimo, improvviso, sarebbe calato sul primo partito dell'opposizione. Il vento si chiamava Schlein e soffiava così forte che i radar non l'avevano neppure avvistato. Tutti pensavano che l'usato sicuro fosse ancora una buona offerta per il popolo della sinistra abituato troppo spesso a votare candidati in cui non credeva fino in fondo, invece, come ha detto Elly Schlein, appena eletta segretaria del PD, "non ci avevano viste arrivare". La citazione, che si riferisce a Lisa Levenstein e al suo libro femminista They didn't see us coming, in realtà dipinge bene la condizione delle donne nostro Paese. Se n'è accorta persino Giorgia Meloni che ieri, alla Camera, ha ripreso questa espressione: "Voglio dire alla donne di questa nazione che il fatto di essere sempre o quasi sempre sottovalutate è un grande vantaggio, perché sì, spesso non ti vedono arrivare".

Per la verità a lei, Berlusconi e Salvini l'avevano vista eccome, ma avevano sperato fino all'ultimo che i loro elettori rinsavissero, che non votassero in maggioranza per lei perché davvero non volevano cederle il potere. Hanno fatto di tutto per evitare che il ciclone si schiantasse su di loro e invece sono stati smentiti dal popolo di centro destra (o destra centro) che a dispetto delle tradizioni, dei ruoli, della famiglia e di tutto quello in cui crede Giorgia Meloni hanno ritenuto che fosse giunto il momento di dimenticarsi di usanze e consuetudini e di sceglierla come Premier.

E' il momento di riflettere

Il vizio, o la pigrizia, di pensare che non siamo pronti ad accettare che le donne arrivino ai vertici o, in alternativa, che le donne non siano ancora pronte per il potere, è stato smentito clamorosamente dagli elettori che da una parte e dall'altra hanno scelto proprio loro. Forse mai come in questi tempi la società ha dimostrato di essere più avanti della politica. Le liste elettorali - anche quelle di Fratelli d'Italia - erano piene di candidati uomini che hanno portato in parlamento una schiacciante maggioranza maschile e mentre i dirigenti del PD, si leccavano le ferite e si interrogavano sui massimi sistemi, sono stati tramortiti da una donna che al Partito si è riscritta due mesi prima di candidarsi ma che ha conquistato il consenso degli elettori in una sola campagna, lasciando a bocca aperta chi credeva si potesse andare avanti come prima, solo con piccoli aggiustamenti. Verrebbe da dire che è il caso di riflettere, ma non credo lo faranno.

Meloni-Schlein: le cose in comune

Si è invece molto discusso della diversità tra Meloni e Schlein, del femminile in contrasto con il femminismo, dell'individualità da una parte e la collettività dall'altra. Si è parlato della radicalità che le accomuna, delle posizioni estreme che proietterebbero la prima sull'ultradestra e la seconda sulla iper-sinistra. Si è detto che una premier donna non fa primavera e pronosticato che Schlein verrà travolta dalle correnti e dall'impossibilità di volare in alto. Molte di queste affermazioni sono vere ma non tutte. Di sicuro sono diversissime e lontane anni luce su molte cose importanti che riguardano i migranti, la vita delle donne, i diritti sociali e quelli di genere; eppure, qualcosa in comune ce l'hanno.

Il vero motivo per cui Schlein e Meloni sono state scelte, precede le ideologie e riguarda la passione che trasmettono, la voglia di cambiare, l'essere fuori dagli schemi. Nessuna delle due aveva mai governato prima, non sono state premiate per quello che hanno fatto - o comunque solo in parte - ma per quello che sono e per quello che potrebbero diventare.

E anche se ai molti, troppi, uomini che sono ancora attaccati alle loro poltrone, sembra impensabile che si possa fare a meno di loro, in realtà sta già accadendo: le donne sono considerate oggi il vero motore della novità, le portatrici di una complessità che si credeva scomparsa. "È il nostro tempo", dice sempre la Schlein e speriamo sia davvero così.

Donne: vento di cambiamento

Intanto Il cristallo usato ultimamente per i soffitti è diventato davvero più friabile, si sta spezzando in mille punti, e non solo in politica. Silvana Sciarra è stata eletta di recente Presidente della Consulta (non è la prima a ricoprire quell'incarico, Marta Cartabia l'aveva preceduta) e qualche giorno fa, il Consiglio Superiore della Magistratura ha scelto all'unanimità Margherita Cassano come Presidente della Corte di Cassazione. In un altro campo, una ricerca coordinata da Alessandro Minichilli, direttore del Corporate Governance Lab della SDA Bocconi School of Management, in collaborazione con Lazard e Linklaters ha fotografato il capitale delle grandi imprese italiane evidenziando che quasi un terzo è controllato da donne. La previsione è che il divario di genere si ridurrà ulteriormente portando le donne a detenere il 37,1% del capitale delle imprese nel 2030, ed il 44,5% nel 2040.

In Italia, nel 2022, le donne in posizioni aziendali di comando erano il 32%, 2 punti percentuali in più rispetto al 2021. Le CEO erano salite al 20% e quelle con ruoli nel senior management erano al 30%. Siamo ancora nelle retrovie secondo il rapporto annuale "Women in Business" di Grant Thorn ma stiamo facendo passi avanti.

Un'opportunità da non perdere

Addio Novecento, l'Italia è entrata nel nuovo secolo, si è risvegliata come un Paese normale dove speriamo di non sentire più la frase: è la prima donna a ricoprire questo o quell'incarico. Alcune posizioni di vertice sono state occupate, ora inizia il lavoro per tutte le altre, per quelle che ancora vivono le discriminazioni tutti i giorni sulla loro pelle, per le donne che subiscono violenze e maltrattamenti, per quelle che fanno fatica a rialzare la testa e non aspettano altro che essere toccate da questo "cambiamento climatico". Non deludiamole perché è un'opportunità che non possiamo permetterci di perdere.