Prima l’affronto, poi lo stop e il parziale dietrofront del Viminale. Fallito il tentativo di trasferire in fretta e furia le salme delle vittime del naufragio in Emilia Romagna, il governo ha assicurato che sarà l’Italia ad occuparsi del rimpatrio e solo chi vorrà potrà trasferire i propri cari al cimitero islamico di Borgo Panigale. Ma a Crotone la rabbia non si spegne e la protesta continua.
"Mi impegno personalmente a garantire che da qui le salme usciranno solo con il vostro consenso", ha detto il sindaco della città Vincenzo Voce ai familiari che da questa mattina sono in presidio di fronte al Palamilone. "Assicuro a tutti quelli che desiderano inviare la salma dei propri congiunti in Afghanistan che le bare non passeranno da Bologna. Ma adesso per favore sciogliete il presidio", ha chiesto il primo cittadino, assicurando che il Comune ha già approvato una spesa straordinaria di trentamila euro per finanziare i rimpatri delle salme.
Davanti al palazzetto che da domenica ospita le bare delle vittime della strage, fra i familiari c’è rabbia e disillusione. Al lutto per i propri cari, morti domenica scorsa a meno di cento metri dalla riva quando il barcone su cui viaggiavano si è schiantato su una secca, giorno dopo giorno si sono aggiunte stanchezza e indignazione per la mancanza di assistenza e l'assenza di informazioni sulla sorte di vivi, dispersi e morti. E il tentativo del Viminale di trasferire in fretta e furia le salme prima della riunione del Consiglio dei ministri, fissata per domani a Cutro, rimane ferita aperta.
Solo poco più di una decina di persone avrebbero infine accettato di far riposare i propri parenti a Bologna, la maggior parte delle famiglie è determinata a inviare i propri cari a casa e non sembra avere intenzione di sciogliere la protesta. "Non si fidano più. In questi giorni hanno ricevuto informazioni confuse e contraddittorie, non sanno più a chi credere", dicono i volontari delle associazioni che da domenica sostengono superstiti e famiglie delle vittime. "Il governo gioca con i nostri morti", tuona una donna afghana. La mossa del Viminale per molti è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
"Una soluzione provvisoria", si è giustificato in mattinata un funzionario della Prefettura di Crotone quando ha comunicato la notizia alle famiglie che da tutta Europa hanno raggiunto il Palamilone per cercare i propri cari, affermando che il governo non avrebbe sostenuto i costi dell'invio delle salme all'estero. Immediatamente è partita la protesta.
“Non ce ne andremo di qui fin quando non avremo la certezza che i corpi dei nostri cari potranno tornare a casa”, urlavano in piazza, ribadendo la richiesta rivolta anche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 2 marzo scorso.
“Non è stato concesso loro neanche di avere qualche giorno per autorganizzarsi", ha protestato la Rete 26 febbraio, il network di associazioni e comitati che dopo il naufragio ha cooperato per dare assistenza e sostegno a superstiti e familiari delle vittime. "Oggi lo stato italiano ha comunicato, alle famiglie in attesa da 10 giorni, che i corpi dei loro congiunti non potranno essere espatriati. Non a spese dello stato. Dopo tante promesse e un' attesa penosa estraziante", scrivono su facebook. "Dimostriamo che l’Italia non è questo. Che siamo migliori del governo che (non) ci rappresenta”.
Foto delle vittime e cartelli stampati alla meglio in mano, per ore i familiari hanno bloccato la strada, intenzionati a non far uscire dal palazzetto neanche una delle settantuno bare che rimangono lì allineate. "Quando il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è venuto qui, ci ha detto che ci avrebbe aiutato", protestano. "Non è giusto - dice Aladdin - vogliono trasferire i nostri cari contro la nostra volontà".
L'ennesima violenza per i pochi superstiti alla strage e le loro famiglie, che ancora aspettano che il mare restituisca i corpi dei dispersi e chiedono a gran voce anche una spiegazione su quanto avvenuto la notte del naufragio. "Verità, verità" hanno gridato per ore in piazza. "Vogliamo giustizia".
Ma anche adesso che il trasferimento sembra essere stato bloccato fra le famiglie la rabbia rimane. "Noi vogliamo i corpi delle vittime nei paesi di origine, in Afghanistan o dove famiglia vuole" si legge su un cartello che spiega il motivo della protesta. "Hanno cercato di portare via bare senza dire niente prima" dice un ragazzo afghano.