✕

Un mare di plastica. Sugli oceani galleggia l'equivalente di 500mila elefanti

Alcuni dei rifiuti ripescati dai ricercatori 
La rivista Plos One pubblica il monitoraggio globale: sui mari della Terra galleggiano 171 trilioni di frammenti di plastica per un peso di 2,3 milioni di tonnellate. "Senza misure internazionali questo dato è destinato quasi a triplicare entro il 2040".
2 minuti di lettura

È un po' come nascondere la polvere sotto al tappeto. Far finire la plastica in mare è comodo e, all'apparenza, senza conseguenze. Quando però gli oceanografi si mettono a raccogliere campioni di acqua e a guardarci dentro, a occhio nudo o con il microscopio, il problema viene a galla.

Il risultato è che oggi sulla superficie del pianeta azzurro navigano 171 trilioni di frammenti di plastica, in gran parte microscopici, per un peso totale di 2,3 milioni di tonnellate: quasi 300 volte la torre Eiffel, l'equivalente di 500mila elefanti. La massa di detriti galleggianti è quintuplicata dal 2005 e si appresta a crescere di altre 2,6 volte da qui al 2040.

Il campionamento

Il dato è pubblicato sulla rivista Plos One. Nasce dal lavoro di ricercatori di molti paesi guidati dall'università della California e dall'ente americano 5 Gyres Institute, che si occupa di lotta all'inquinamento da plastica.

Gli oceanografi han…

È un po' come nascondere la polvere sotto al tappeto. Far finire la plastica in mare è comodo e, all'apparenza, senza conseguenze. Quando però gli oceanografi si mettono a raccogliere campioni di acqua e a guardarci dentro, a occhio nudo o con il microscopio, il problema viene a galla.

Il risultato è che oggi sulla superficie del pianeta azzurro navigano 171 trilioni di frammenti di plastica, in gran parte microscopici, per un peso totale di 2,3 milioni di tonnellate: quasi 300 volte la torre Eiffel, l'equivalente di 500mila elefanti. La massa di detriti galleggianti è quintuplicata dal 2005 e si appresta a crescere di altre 2,6 volte da qui al 2040.

Il campionamento

Il dato è pubblicato sulla rivista Plos One. Nasce dal lavoro di ricercatori di molti paesi guidati dall'università della California e dall'ente americano 5 Gyres Institute, che si occupa di lotta all'inquinamento da plastica.

Gli oceanografi hanno raccolto i dati dei campionamenti effettuati a partire dal 1979 e vi hanno aggiunto i propri. La presenza di plastica sulla superficie del mare è rimasta sostanzialmente stabile fino al 2005, poi è decollata, seguendo gli andamenti della produzione mondiale di questo materiale.

Tonnellate di plastica sulla superficie del mare (linea nera al centro) 

"Abbiamo osservato un'accelerazione della densità di plastica negli oceani del pianeta che richiede interventi politici urgenti" scrivono. Il mare, in una parola, deve cessare di essere la discarica del pianeta. Le convenzioni internazionali, a questo proposito, non mancano. "Ma i trattati in genere sono privi di meccanismi robusti per il monitoraggio e l'attuazione" scrivono i ricercatori. "Dal momento che sono volontari e non vincolanti, non riescono a fermare la corrente".

Le conseguenze

Di conseguenze nocive, il mare di plastica ne ha in realtà molte. I frammenti più piccoli sono difficili da rimuovere, si legano a sostanze chimiche inquinanti ed entrano nella catena alimentare a partire dal minuscolo plancton, per finire nei nostri piatti.

Nel 2014, sorprendentemente, su una spiaggia delle Hawaii venne osservato per la prima volta un nuovo tipo di roccia, il "plastiglomerato", frutto della fusione fra plastica bruciata e massi. Una settimana fa un gruppo di biologi del Natural History Museum di Londra ha descritto una nuova malattia degli uccelli marini: la plasticosi. Ingerito dagli animali per periodi molto lunghi, questo materiale infiamma il loro tratto digerente, lacerando e deformando i tessuti fino a comprometterne la sopravvivenza.

Una spiaggia delle Hawaii 

Quel che finisce nel nostro organismo

Che anche il mare sia avvolto da una pellicola di plastica non è poi così stupefacente, visto l'uso che ne facciamo. Nel 1950 se ne producevano 2 milioni di tonnellate all'anno. Oggi siamo a 460 milioni. In tutto ne abbiamo sfornati 9,5 miliardi di tonnellate, più di una tonnellata a essere umano. La percentuale di plastica riciclata, a livello globale, stenta a raggiungere il 10%.

Quello che si è rivelato essere il materiale perfetto, per i nostri scopi, è quanto di peggio possa esistere per gli oceani, dove una busta impiega 20 anni a decomporsi, una bottiglia 450 e una rete da pesca 600.

Così come la polvere da sotto al tappeto trova sempre il modo di uscire, anche la plastica si sta ritorcendo contro i suoi creatori. Una ricerca australiana dell'università di Newcastle nel 2019 ha calcolato che bevendo acqua ogni settimana ingeriamo fino a 2mila frammenti di microplastica, per un totale di 5 grammi: l'equivalente di una carta di credito.