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La famiglia Regeni: "Giorgia Meloni non vuole deporre in aula? Dica a noi e ai cittadini cosa dice Al Sisi"

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Con Tajani doveva deporre il 3 aprile. “Il no dell’Avvocatura, eppure è parte civile”
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«Ci aspettiamo che la premier Giorgia Meloni ci convochi per offrirci quelle risposte che non vuole dare in aula riguardo al suo incontro con Al Sisi. È un passaggio necessario per arrivare alla verità sulla morte di Giulio. Ed è quello che ci stanno chiedendo moltissimi cittadini in queste settimane, mostrandoci come al solito la loro vicinanza e solidarietà». Paola e Claudio Regeni, con il loro avvocato Alessandra Ballerini, rompono il silenzio dopo aver saputo che la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, non testimonieranno al processo sulla morte di Giulio, così come aveva chiesto la famiglia. «Non possono essere ascoltati come testimoni», ha comunicato nei giorni scorsi l’Avvocatura dello Stato al Tribunale. Oggetto della deposizione dovevano essere gli incontri avuti con il governo egiziano e il presidente Al Sisi in particolare nei quali, a detta del nostro governo, il Cairo avrebbe mo…

«Ci aspettiamo che la premier Giorgia Meloni ci convochi per offrirci quelle risposte che non vuole dare in aula riguardo al suo incontro con Al Sisi. È un passaggio necessario per arrivare alla verità sulla morte di Giulio. Ed è quello che ci stanno chiedendo moltissimi cittadini in queste settimane, mostrandoci come al solito la loro vicinanza e solidarietà». Paola e Claudio Regeni, con il loro avvocato Alessandra Ballerini, rompono il silenzio dopo aver saputo che la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, non testimonieranno al processo sulla morte di Giulio, così come aveva chiesto la famiglia. «Non possono essere ascoltati come testimoni», ha comunicato nei giorni scorsi l’Avvocatura dello Stato al Tribunale. Oggetto della deposizione dovevano essere gli incontri avuti con il governo egiziano e il presidente Al Sisi in particolare nei quali, a detta del nostro governo, il Cairo avrebbe mostrato rassicurazioni e promesse per superare gli ostacoli procedurali che impediscono di celebrare il processo. Tradotto: fornire gli indirizzi dei quattro agenti della National security, imputati con l’accusa di aver partecipato al sequestro e all’omicidio di Giulio, senza i quali il dibattimento non può cominciare.

«Il contenuto dei colloqui si inscrive nell’abito delle relazioni di politica internazionale e riguarda attività svolta nell’esercizio di uno delle più rilevanti prerogative dell’azione di governo, nella sua più specifica accezione di politica estera», ha scritto però l’Avvocatura. «Secondo la prassi internazionale costantemente applicata dagli Stati — si legge nella nota — i contenuti dei colloqui, bilaterali o plurilaterali, fra i rappresentanti di governo non possono essere divulgati se non attraverso comunicati congiunti e condivisi». E ancora: «La divulgazione dei medesimi contenuti senza il consenso dello stato estero interessato potrebbe incidere sulla credibilità nella comunità internazionale: il contenuto dei colloqui non è divulgabile», poiché «c’è un segreto che non può essere violato».
Una posizione che ha sorpreso tutti. Perché la Presidenza del Consiglio, con l’Avvocatura, è costituita parte civile: «L’aver violato la vita, l’integrità psicofisica e delle libertà dei cittadini italiani all’estero, ha leso l’immagine e il prestigio dello Stato italiano nella sua funzione di protezione dei propri cittadini all’estero», si legge nell’atto di costituzione con il quale si chiede almeno un milione di euro di danni ai quattro imputati che, ora, in qualche modo, si cerca di tutelare non pretendendo gli indirizzi dei quattro. Ecco perché, riprendendo una parola che la famiglia Regeni usa spesso, anche nel libro che ha scritto, qualcuno ha parlato di «tradimento».

«Gli avvocati dello Stato — dicono a Repubblica Paola e Claudio Regeni — si sono costituiti il 14 ottobre del 2021 ufficialmente per stare nel processo a nostro fianco. E siedono fisicamente accanto a noi. Addirittura hanno chiesto un risarcimento per la perdita che lo Stato italiano ha avuto per la perdita di nostro figlio. E poi depositano a nostra insaputa una nota che, di fatto, impone al giudice di revocare la decisione di convocare Tajani e Meloni rischiando così di bloccare il processo. Chi aveva detto quindi — accusano — che avrebbe combattuto al nostro fianco in realtà ci vuole impedire di avere un processo e quindi di avere giustizia. Questo ci addolora molto».