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Migranti, raffica di sbarchi e salvataggi a Lampedusa: hotspot al collasso

Con una nuova finestra di bel tempo in arrivo, le partenze sono ricominciate. Disposto il trasferimento di 800 persone, ma il centro di accoglienza rimane stracolmo e i naufraghi sono costretti a dormire all'addiaccio. Di fronte all'isola, nuova strage sfiorata. Ottanta in difficoltà su un barcone attendono soccorsi che non arrivano
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Per l'ennesima volta, centinaia di persone all'hotspot di Lampedusa saranno costrette a dormire all'addiaccio, su vecchi e sporchi materassi gettati a terra, a file interminabili per un pasto, a litigare per un bagno. Dopo settimane di tempesta, nella prima giornata di meteo clemente gli arrivi sull'isola si contano per decine.

Nella sola giornata di ieri più di duemila persone hanno raggiunto Lampedusa, dopo aver affrontato il mare sulle nuove, instabili e pericolosissime barchette di ferro, gommoni, vecchie barche da pesca.

Individuati e soccorsi da Finanza e Guardia costiera, tutti quanti sono stati accompagnati al molo Favaloro, quindi ammassati nell'hotspot di contrada Imbriacola, più volte finito al centro di scandali -  e secondo indiscrezioni indagini - per la mancanza di assistenza, servizi e cure e le imbarazzanti condizioni in cui sono costretti a vivere gli ospiti.

Nel pomeriggio, la prefettura di Agrigento ha disposto il trasferim…

Per l'ennesima volta, centinaia di persone all'hotspot di Lampedusa saranno costrette a dormire all'addiaccio, su vecchi e sporchi materassi gettati a terra, a file interminabili per un pasto, a litigare per un bagno. Dopo settimane di tempesta, nella prima giornata di meteo clemente gli arrivi sull'isola si contano per decine.

Nella sola giornata di ieri più di duemila persone hanno raggiunto Lampedusa, dopo aver affrontato il mare sulle nuove, instabili e pericolosissime barchette di ferro, gommoni, vecchie barche da pesca.

Individuati e soccorsi da Finanza e Guardia costiera, tutti quanti sono stati accompagnati al molo Favaloro, quindi ammassati nell'hotspot di contrada Imbriacola, più volte finito al centro di scandali -  e secondo indiscrezioni indagini - per la mancanza di assistenza, servizi e cure e le imbarazzanti condizioni in cui sono costretti a vivere gli ospiti.

Nel pomeriggio, la prefettura di Agrigento ha disposto il trasferimento di più di ottocento persone, ma gli arrivi continuano e al momento nel centro sono presenti più di mille persone, mentre le motovedette continuano a pattugliare il mare. Dalla Tunisia che ha dichiarato guerra ai migranti africani, qualsiasi porto è buono per partire anche su barche che non sono più di tinozze e canotti.  E per l'ennesima volta, al largo di Lampedusa si è rischiata una nuova strage.

Due barchini di ferro si sono rovesciati e sono colati a picco nei pressi dell'isola prima che la Guardia costiera riuscisse a intervenire. In cinquantotto sono stati salvati, ma per una donna i soccorsi sono arrivati troppo tardi. Altre ottanta persone alla deriva su un barcone al largo dell'isola invece da  giorni chiedono inutilmente aiuto.

"Hanno il motore in avaria e a bordo sono presenti diversi casi medici", denuncia l'ong Alarm phone, che da ieri inutilmente rilancia le loro richieste di soccorso. "I bambini a bordo stanno male, tutti i naufraghi sono disidratati e affamati. Le onde sono alte. Temiamo che potrebbero non sopravvivere un'altra notte là fuori", si legge nell'ultima pubblica richiesta d'aiuto dell'ong, che denuncia "gli aerei giravano sopra di loro, scattavano foto e scomparivano. Non lasciarli morire". Ma al momento nessuno risponde, mentre  sottocosta decine di barchini in ferro, estremamente instabili e pericolosi, tentano di raggiungere l'isola

"Alla responsabilità del soccorso verso chi è in pericolo in mare la Guardia costiera italiana non si è mai sottratta e mai si sottrarrà", scrive il comandante generale del corpo della Guardia Costiera, l'ammiraglio Nicola Carlone, in un messaggio indirizzato "alle colleghe e ai colleghi" pubblicato sul sito.

Ma i suoi a Lampedusa sembrano quasi sopraffatti dal numero di interventi necessari per soccorrere le decine di barchini che lentamente navigano verso l'isola su bagnarole instabili e stracolme. Un video registrato dall'aereo Seabird dell'ong Sea Watch e pubblicato sui loro canali social mostra quale sia la situazione. Nelle immagini si vede chiaramente una motovedetta stracarica che tenta di intervenire contemporaneamente per aiutare i naufraghi su sette barchini in precarie condizioni.

"Le navi ong, attrezzate per soccorrere sono mandate in porti lontani e non vengono coinvolte nelle operazioni - denuncia Sea Watch - Le autorità italiane hanno chiesto l'intervento di un'enorme petroliera che non sarebbe stata in grado di aiutare le persone in pericolo. In mare servono tutte le navi, delle autorità e della società civile, mentre il nuovo decreto va esattamente nella direzione contraria. Inaccettabile".

Anche perché le situazioni di rischio nel Mediterraneo si moltiplicano e anche la Tunisia sta diventando mare estremamente pericoloso da navigare. Al largo di Kerkennah, quasi duecento persone sono state lasciate in balia delle onde dalla Guardia Costiera tunisina, che dopo aver intercettato i sette barchini su cui viaggiavano e portato via i motori, ha abbandonato i naufraghi alla deriva. I video diffusi dall'ong Alarm phone lasciano poco spazio all'interpretazione.

Disperate, alcune persone si sono gettate in acqua e hanno tentato di trascinare a nuoto il canotto su cui loro e altri viaggiavano nel tentativo di raggiungere la riva.  "Non abbiamo più casa, ci hanno espulso. Abbiamo perso il lavoro. Non abbiamo un posto dove dormire - hanno detto ad Alarm phone, quando hanno contattato l'ong per chiedere aiuto - L'unico modo di sopravvivere è andarcene, ma i tunisini non ci lasciano nemmeno partire". Alla fine è toccato a un pescatore soccorrerli e trainarli lentamente a riva. Ma nella Tunisia che ha dichiarato i migranti africani "persone non grate", per loro l'unica soluzione rimarrà tentare nuovamente di affrontare il mare.