Terremoti in Umbria e Calabria, parla l'esperto: "Ecco cosa può accadere"
di Elena Dusi , di Elena DusiUmbertide siede su un punto interrogativo. I tre terremoti di giovedì – il primo di magnitudo 4.6, il secondo 4.6 e il terzo 3.9 – sono avvenuti accanto a una faglia misteriosa, la Alto Tiberina. E’ fra le più monitorate al mondo, ma il suo comportamento non è descritto nemmeno nei libri di geologia. “Non sappiamo se ieri si sia attivata direttamente lei o un altro segmento di faglia che termina su di essa” spiega Claudio Chiarabba, direttore del dipartimento terremoti dell’Ingv, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.
Perché la faglia Alto Tiberina è anomala?
“Le faglie che generalmente causano terremoti sono orientate in diagonale: si immergono in profondità con angoli piuttosto alti, intorno ai 60°. La Alto Tiberina invece è più orizzontale, con una pendenza solo di una trentina di gradi”.
Cosa vuol dire?
“Il dilemma è che nessuno sa se le faglie a ba…
Umbertide siede su un punto interrogativo. I tre terremoti di giovedì – il primo di magnitudo 4.6, il secondo 4.6 e il terzo 3.9 – sono avvenuti accanto a una faglia misteriosa, la Alto Tiberina. E’ fra le più monitorate al mondo, ma il suo comportamento non è descritto nemmeno nei libri di geologia. “Non sappiamo se ieri si sia attivata direttamente lei o un altro segmento di faglia che termina su di essa” spiega Claudio Chiarabba, direttore del dipartimento terremoti dell’Ingv, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.
Perché la faglia Alto Tiberina è anomala?
“Le faglie che generalmente causano terremoti sono orientate in diagonale: si immergono in profondità con angoli piuttosto alti, intorno ai 60°. La Alto Tiberina invece è più orizzontale, con una pendenza solo di una trentina di gradi”.
Cosa vuol dire?
“Il dilemma è che nessuno sa se le faglie a bassa pendenza siano davvero in grado di provocare forti sismi oppure, se sottoposte a movimenti tettonici, riescano a scivolare senza l’attrito che determina i terremoti. Eppure sarebbe un’informazione importante, perché la Alto Tiberina ha dimensioni ragguardevoli. L’abbiamo ben definita tra il nord di Perugia fino a Città di Castello e la Piana di San Sepolcro. Sospettiamo però che prosegua anche oltre, sia a nord che a sud”.
L’Ingv scrive che una faglia così può generare terremoti di magnitudo superiore a 6.
“Però nella storia terremoti così forti lungo la Alto Tiberina non ci sono mai stati, mentre hanno colpito le faglie vicine, da Colfiorito all’Aquila, fino ad Amatrice e Norcia. Un’altra particolarità è che mentre queste faglie si immergono verso il Tirreno, la Alta Tiberina scende in profondità rivolta verso l’Adriatico. Queste peculiarità fanno sì che lungo tutto il suo tracciato ci sia una concentrazione di strumenti per il monitoraggio pressoché unica. Sono vent’anni che la studiamo. L’Ingv le ha dedicato un progetto di ricerca che si chiama Taboo. Nei prossimi giorni raccoglieremo anche le informazioni di quest’ultima sequenza”.
Perché molti terremoti italiani si concentrano in quest’area dell’Italia centrale? Le scosse di Perugia fanno aumentare il rischio anche per L’Aquila e Amatrice?
“L’Aquila e Amatrice si trovano su faglie diverse, non legate a quella di Umbertide. Non ci sono effetti diretti, ma tutta questa zona è considerata ad alto rischio sismico. Abbiamo assistito al terremoto di Colfiorito di magnitudo 6 nel 1997, a un terremoto di uguale forza all’Aquila nel 2009 e alla sequenza di Amatrice e Norcia nel 2016, che ha raggiunto magnitudo 6.5. Nell’Appennino centrale c’è una sorta di continuità nei terremoti, anche se coinvolgono faglie separate”.
Perché?
“Ci troviamo in quello che chiamiamo un campo estensionale. L’Appennino si distende, la crosta si muove al ritmo di 3-4 millimetri all’anno. Il fenomeno accomuna tutta la fascia centrale della catena montuosa e rende queste zone ad alto rischio sismico”.
Le catene montuose si formano quando due placche spingono l’una contro l’altra. Perché invece gli Appennini si distendono?
“In passato gli Appennini si sono formati per la compressione fra le placche, certo. Ma poi questo effetto si è esaurito e ha lasciato spazio a un movimento di estensione. E’ una sorta di rimbalzo, di riaggiustamento, accompagnato da fenomeni di collasso e frammentazione in tante faglie dalla geometria molto complessa. In altre aree del mondo, inclusa la Turchia, la disposizione delle faglie è più lineare e coerente. Nell’Appennino è particolarmente difficile da ricostruire”.
L’andamento dello sciame è regolare o anche lui registra anomalie?
“Abbiamo avuto tre scosse attorno alla magnitudo 4, di cui la seconda giovedì sera più forte (4.6) rispetto alla prima del pomeriggio (4.4). Le altre scosse sono leggermente più piccole rispetto alle attese, ma siamo ancora nelle prime ore, ci sarà molto da monitorare. Almeno in quell’area non possiamo dire che ci manchino gli strumenti”.
Stamattina c’è stato un terremoto in Aspromonte di magnitudo 3.5. C’è un legame?
“Siamo abbastanza distanti da poterlo escludere con certezza. Sono scosse piuttosto frequenti in quella zona”.