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Le croci e la rabbia. Da Firenze a Cutro la staffetta che riporta l’altra Italia in piazza

La manifestazione a Cutro (afp)

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La catena di errori del governo Meloni e il decreto che nulla decide. Ma quei corpi che il mare restituisce parlano alla coscienza di tutti, da qui si riparte
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Il vento che la vide così bella senz'altro la portò sopra una stella, questa bimba di quattro forse cinque anni di cui non si sa il nome: la chiameremo Marinella, come la canzone di De André. La presidente del Consiglio la intonava in karaoke con Matteo Salvini per celebrare il di lui cinquantesimo compleanno, festa a sorpresa a due passi dal lago di Como, nelle stesse ore in cui il mare restituiva il corpo della settantaquattresima vittima del naufragio di Cutro: una bimba piccola, appunto, dopo tanti giorni irriconoscibile.

Quelle note stonate

Ma siamo già a settantasei (lido di Praialonga, "femmina, età presumibile fra i sette e i dieci anni") e chissà quante saranno stamani. Le vittime riportate a riva dalla corrente salgono di ora in ora ed è incredibile intonare di Marinella la storia vera che scivolò nel fiume a primavera mentre i cadaveri degli annegati, i corpi delle bambine continuano ad approdare sulla …

Il vento che la vide così bella senz'altro la portò sopra una stella, questa bimba di quattro forse cinque anni di cui non si sa il nome: la chiameremo Marinella, come la canzone di De André. La presidente del Consiglio la intonava in karaoke con Matteo Salvini per celebrare il di lui cinquantesimo compleanno, festa a sorpresa a due passi dal lago di Como, nelle stesse ore in cui il mare restituiva il corpo della settantaquattresima vittima del naufragio di Cutro: una bimba piccola, appunto, dopo tanti giorni irriconoscibile.

Quelle note stonate

Ma siamo già a settantasei (lido di Praialonga, "femmina, età presumibile fra i sette e i dieci anni") e chissà quante saranno stamani. Le vittime riportate a riva dalla corrente salgono di ora in ora ed è incredibile intonare di Marinella la storia vera che scivolò nel fiume a primavera mentre i cadaveri degli annegati, i corpi delle bambine continuano ad approdare sulla spiaggia. Non ce l'hanno un amico, viene da chiedersi, qualcuno vicino che dica loro no dai questo no - se non altro per convenienza, per un fatto di posticcia reputazione. E non è nemmeno questa la circostanza più grave, per il governo, nella settimana nera della strage dei bambini (trentuno dei morti avevano meno di diciotto anni, venti non ne avevano ancora dodici. Neonati, fra questi). È la sostanza, il problema, non la reputazione.

 

L'omaggio di Mattarella e l'assenza della premier

L'assenza di Giorgia Meloni da Cutro nei giorni successivi al naufragio, mentre il presidente Mattarella rendeva omaggio alle vittime, non essere andata su quella spiaggia dopo "perché non c'è tempo", il disastroso consiglio dei ministri convocato lì per rimediare al "danno di immagine", il lancio di peluche della popolazione, il nulla partorito per decreto, anzi il peggio rispetto alle leggi di prima. La balbuzie, le menzogne, gli assistenti che dicono fermate i giornalisti, l'orbe terracqueo da cui con un inasprimento di pena il governo delle sanzioni annuncia di voler far sparire gli scafisti: pensa te quanto gliene importa a uno scafista se rischia venti o invece trent'anni di galera, quando si imbarca sul legno o sul gommone dove rischia di morire.

Che poi gli scafisti sono disperati come gli altri, ce lo raccontano i giornalisti che ci parlano e ne scrivono libri: sono i trafficanti quelli che comandano il commercio di uomini, e i trafficanti restano sempre a terra, al sicuro. Spesso abitano nei palazzi dei governi, spesso nelle stesse stanze in cui i nostri ministri vanno a trattare perché ne mandino un po' meno, per cortesia, naturalmente in cambio di soldi, accordi commerciali, restituzione di favori.

Il fallimento di Crosetto

Sul piano politico la settimana di Cutro è il primo serio incidente non solo mediatico del governo di Giorgia Meloni. Il tentativo di far coordinare la complessa e dispersa materia alla Marina, dunque al ministero della Difesa guidato da Guido Crosetto, persona di fiducia di Meloni, è fallito. Si immaginano le telefonate e i contrordini notturni dietro ai comunicati cassati, annunciati, diffusi e ritirati.

Lo scettro passa a Salvini, che si intesta ancora una volta l'inutile linea dura sull'immigrazione. Inutile, perché di fronte a un "fenomeno di dimensioni globali" - parola di Gianfranco Fini, che vent'anni fa firmò la legge tuttora in vigore - non è certo chiudendo i porti, mandando la guardia di finanza al posto dei soccorsi o aumentando le pene per gli scafisti, appunto, che disegni un'idea di futuro. Le barche continuano ad arrivare, altre a Crotone, e se chiudi le rotte se ne apriranno altre: più lunghe, meno presidiate, più pericolose. Continueranno a mettersi in mare, coloro che fuggono da una vita impossibile, solo che rischieranno di più.

Un calcolo su base triennale

Nei decreti di Cutro non c'è nulla. Dicono che i flussi (quelli della Bossi-Fini, quelli del mondo di vent'anni fa) saranno calcolati su base triennale anziché annuale. E dunque, e cioè? Aumenterà la possibilità di ingresso, diminuirà? Un modo ci sarebbe per evitare i viaggi illegali di chi paga per imbarcarsi a quelle condizioni: rendere il viaggio legale per chi ha diritto di rifugio, di asilo. Moltissimi di coloro che approdano in Italia sono diretti altrove, sovente in Germania: è dal Nord Europa che i familiari che li attendevano sono andati a riconoscere i cadaveri delle vittime.

Ma no, invece. Il decreto di Cutro non allarga, restringe. Revoca il permesso speciale destinato alle categorie dei perseguitati per ragioni etniche o religiose, i quali permessi - dice Meloni - "si sono allargati a dismisura". Sono stati 6.329 nel 2021, non si direbbe questa una dismisura in specie se si volesse tenere presente cosa sia e in cosa si traduca, nei Paesi da cui i migranti provengono, la persecuzione etnica e religiosa. Provare a mettersi nei panni. Immaginare che quella bimba di sei anni sia la tua. Andare a pregare davanti alla croce di legno fatta con le assi della barca del naufragio per onorare quella che si esibisce appesa al collo. Il tempo si trova, a volerlo.

La croce di legno  e la riscossa delle coscienze

La croce di legno apriva la manifestazione, ieri. Moltissimi sindaci, moltissimi cittadini con la fascia bianca al braccio, i parenti delle vittime. Fiori sulla battigia. C'è di nuovo che poco a poco l'altra Italia torna in piazza. Dalla manifestazione di Firenze a quella in Calabria, come una staffetta.

Certo: la scuola, l'immigrazione sono tra i temi classici che non hanno mai visto deflettere quello che si chiama "il popolo della sinistra". E il lavoro, e la salute, e i diritti. Certo, potrebbe essere l'effetto Schlein che con le sue proposte - un Mare Nostrum europeo, per esempio, invece del decretino di Cutro - sembra tornare a essere un'alternativa possibile a un governo di destra che pareva fino all'altro giorno destino longevo e inevitabile.

Vedremo alla prova dei fatti se Schlein sarà in grado di unire un'opposizione attraversata da inimicizie storiche e antichi rancori, se saprà far prevalere una proposta nuova sulle logiche dei risentimenti incrociati che hanno messo negli anni in fuga gli elettori. I quali ci sono, tuttavia: se dai loro un buon motivo per farsi vedere, per farsi sentire, ecco che tornano ai gazebo, tornano per strada.

L'ipotesi dell'arrivo di Francesco

La politica non è una personale questione di potere: la politica governa le vite degli altri. Decide chi si arricchisce e chi si impoverisce, chi vive e chi muore. Mai ci fu esempio più tragico e lampante di quel che abbiamo visto a Cutro. Potrebbe andare il Papa, si dice in queste ore. I cadaveri di quei bambini parlano alla coscienza di tutti, e da qui si riparte.