Caso Spatuzza, quando la libertà è un premio equo per chi collabora
di Lirio Abbate , di Lirio AbbateE' fondamentale nella lotta alle mafie il contributo fornito dai collaboratori di giustizia che decidono di tradire l'organizzazione criminale "segreta" svelando fatti e nomi di affiliati o responsabili di delitti, che altrimenti non sarebbe possibile processare. Come pure sarebbe complicato arrivare a conoscere la verità giudiziaria su omicidi eccellenti e stragi. Stiamo parlando di mafiosi e assassini che in cambio di una legge premiale dello Stato decidono di saltare il fosso e schierarsi dalla parte della giustizia. L'ex sicario Gaspare Spatuzza ha deciso di parlare con i magistrati dopo numerosi anni di carcere, autoaccusandosi pure di omicidi che mai gli erano stati imputati, e soprattutto della strage di via D'Amelio, capovolgendo sentenze definitive che avevano mandato all'ergastolo persone estranee all'attentato. La forza delle sue dichiarazioni, supportate dai riscontri documentali, hanno spazzato via non solo errori giudiziari, ma so…
E' fondamentale nella lotta alle mafie il contributo fornito dai collaboratori di giustizia che decidono di tradire l'organizzazione criminale "segreta" svelando fatti e nomi di affiliati o responsabili di delitti, che altrimenti non sarebbe possibile processare. Come pure sarebbe complicato arrivare a conoscere la verità giudiziaria su omicidi eccellenti e stragi. Stiamo parlando di mafiosi e assassini che in cambio di una legge premiale dello Stato decidono di saltare il fosso e schierarsi dalla parte della giustizia. L'ex sicario Gaspare Spatuzza ha deciso di parlare con i magistrati dopo numerosi anni di carcere, autoaccusandosi pure di omicidi che mai gli erano stati imputati, e soprattutto della strage di via D'Amelio, capovolgendo sentenze definitive che avevano mandato all'ergastolo persone estranee all'attentato. La forza delle sue dichiarazioni, supportate dai riscontri documentali, hanno spazzato via non solo errori giudiziari, ma sollevato il velo su depistaggi istituzionali.
I primi verbali dell'ex mafioso di Brancaccio furono scagliati sui tavoli degli inquirenti e sono serviti per trovare le tessere mancanti di un mosaico giudiziario "avvelenato", perché composto da troppe falsità istituzionali. E attraverso le dichiarazioni di Spatuzza i pm hanno cercato di dare una risposta alle tante domande irrisolte sulla strage di via D'Amelio. E poi sui collegamenti con la politica fra il suo boss, Giuseppe Graviano, e Marcello Dell'Utri, braccio destro di Silvio Berlusconi. Giovanni Falcone diceva di Tommaso Buscetta: ci ha dato il codice per leggere Cosa nostra. Qualcuno ogni tanto obietta che le nuove tecnologie che intercettano le conversazioni possono sopperire a questa esigenza investigativa dei collaboratori, ma la dichiarazione di un mafioso di un certo livello che inizia a parlare con i magistrati rimane sempre di fondamentale importanza, soprattutto perché offre, rispetto alle intercettazioni, spunti per nuove indagini che possono arrivare a quelle zone oscure in cui i mafiosi si mischiano con i colletti bianchi o con i politici.
Per arrivare a individuare tutto ciò è necessario che lo Stato sia ritenuto affidabile e credibile in particolare nel trattamento delle persone che decidono di vuotare il sacco. Non lo fanno per senso civico, ma per ottenere uno sconto di pena, quindi l'uscita anticipata dal carcere. Anche se sulla loro testa rimarrà sempre il mirino puntato dai mafiosi che condannano a morte i traditori. Ha detto ieri Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo, ucciso il 19 luglio 1992: "È giusto che lo Stato rispetti i suoi patti". E ha aggiunto: "Se una legge concede benefici a chi collabora con la giustizia è giusto che Spatuzza sia stato rimesso in libertà". È giusto che adesso viva la sua vita fuori dal carcere.