Cutro, 10mila in spiaggia tra rabbia e dolore: "Fermiamo la strage dei migranti subito"
dalla nostra inviata Chiara Spagnolo , dalla nostra inviata Chiara SpagnoloCUTRO - Il corpo di un’altra bambina a pochi metri dalla spiaggia su cui si è concluso il corteo “Fermiamo la strage subito!”, in ricordo delle ormai 76 vittime certe del naufragio avvenuto a Cutro il 26 febbraio. Corteo di diecimila persone, terminato con un minuto di silenzio e lo sguardo di tutti rivolto al punto in cui ancora lo Jonio restituisce pezzi di quella imbarcazione.
Le parole di de Magistris davanti alla croce coi legni del relitto
In mare una corona di fiori bianchi, sulla sabbia una croce costruita con pezzi di legno del relitto e portata, per gran parte del tragitto, anche dall’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano: “Questa croce è il simbolo della sofferenza oggi. È istintivo essere qui ma a volte mi vergogno di essere occidentale”. Insieme a lui l’ex sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che in Calabria da pm ha condotto indagini anche contro i trafficanti di esseri umani: “Essere qui oggi &egr…
CUTRO - Il corpo di un’altra bambina a pochi metri dalla spiaggia su cui si è concluso il corteo “Fermiamo la strage subito!”, in ricordo delle ormai 76 vittime certe del naufragio avvenuto a Cutro il 26 febbraio. Corteo di diecimila persone, terminato con un minuto di silenzio e lo sguardo di tutti rivolto al punto in cui ancora lo Jonio restituisce pezzi di quella imbarcazione.
Le parole di de Magistris davanti alla croce coi legni del relitto
In mare una corona di fiori bianchi, sulla sabbia una croce costruita con pezzi di legno del relitto e portata, per gran parte del tragitto, anche dall’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano: “Questa croce è il simbolo della sofferenza oggi. È istintivo essere qui ma a volte mi vergogno di essere occidentale”. Insieme a lui l’ex sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che in Calabria da pm ha condotto indagini anche contro i trafficanti di esseri umani: “Essere qui oggi è dimostrare che c'è una umanità popolare che stride con la disumanità del potere. Abbiamo assistito a un linguaggio inaccettabile del ministro dell'Interno, il cinismo del governo, un Cdm che non ha prodotto nulla. Qui, nella periferia della periferia, in luoghi tra i più difficili del Sud d'Italia, ho ascoltato solo parole di umanità di verità e di giustizia”.
La disperazione dei parenti e il silenzio del pescatore
La verità che continuano a chiedere i parenti dei superstiti: “Non ci lasciate da soli finché l’ultimo corpo non sarà recuperato dal mare - ha detto la sorella di uno dei dispersi – Il relitto è ancora qui e siamo convinti che ci siano dei corpi da trovare”. Insieme a lei hanno pregato tanti musulmani presenti al corteo e anche gli italiani si sono poi inginocchiati sulla sabbia in un momento di silenzio. Mentre non è riuscito a parlare in pubblico a causa della grande commozione Vincenzo, il pescatore di Steccato di Cutro che per primo si è buttato in mare per soccorrere i naufraghi. E che da quella notte non si dà pace al pensiero che avrebbe potuto salvare altre persone.
Ammainate le bandiere dei partiti dopo i fischi
Tante le sigle che hanno aderito alla manifestazione, con gruppi provenienti da varie regioni: dalla Cgil all’Arci, Libera, Medici senza frontiere, Anpi, Mediterranea, Emergency, ResQ People Saving People (rappresentatata da Cecilia Strada). In alcuni momenti si sono levati fischi nei confronti di alcune bandiere di partito, subito riposte. A capeggiare la delegazione Pd c’era la deputata Chiara Gribaudo, che ha sottolineato “Qui non c’è nessun karaoke e nessuna voglia di festeggiare”, facendo riferimento alla festa per il compleanno di Matteo Salvini, durante la quale la premier Giorgia Meloni ha intonato La canzone di Marinella di Fabrizio De Andrè. Proprio l’assenza della presidente e del suo governo dai luoghi della tragedia, sono stati uno dei leitmotiv del corteo, ripetuti con sdegno dalla gente comune e dai parenti delle vittime. “Questa tragedia la porterò per sempre nel mio cuore. Non mi perdonerò mai di avere perso mio fratello, prima di partire me lo aveva affidato mia madre”, ha detto uno dei sopravvissuti, un siriano di venti anni, che ha perso nel naufragio il fratellino di sei.
Dai sindaci calabresi ai parlamentari romani
Tanti i sindaci, da quello di Crotone Vincenzo Voce (“Questa non è la manifestazione dei partiti ma della nostra dignità”) a quello di Catanzaro, Nicola Fiorita (“È stata una giornata molto triste, ma anche piena di speranza per questa grande partecipazione"). Per il segretario di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, il corteo è stato “una risposta di dignità di questo Paese di fronte al cinismo di una parte troppo grande della politica italiana, delle istituzioni, del governo, resa evidente dalla scena indegna del Consiglio dei ministri”.
"Dopo vent'anni di propaganda, riaprite i corridoi umanitari"
“Siamo qui oggi a fare ciò che il Consiglio dei ministri non ha fatto e dare dignità alle vittime innocenti delle leggi di questo Stato – ha aggiunto Walter Massa, presidente nazionale di Arci - Queste ennesime vittime non sono infatti frutto della cattiveria del mare. Sono il risultato di almeno vent'nni di propaganda, di ingressi legali negati, di retorica razzista, di leggi che hanno costruito il più grande cimitero a cielo aperto del mondo”. Anche la Cgil, con la segretaria confederale Tania Scacchetti, ha chiesto “un radicale cambiamento delle politiche migratorie italiane ed europee, e quindi per rafforzare l'accoglienza, aprire i corridoi umanitari: le persone in mare vanno sempre soccorse, senza se e senza ma”.
La testimonianza del primo cittadino di Melissa
Alla manifestazione "Fermare la strage subito” ha partecipato anche il sindaco di Melissa (nel Crotonese) Raffaele Falbo i cui concittadini, all'alba del 10 gennaio 2019, evitarono la strage di 51 migranti. “Sono qui - ha detto Falbo - in virtù di quel soccorso, per fare capire che le vite in mare si devono salvare, che non si possono chiudere assolutamente le porte e si devono attuare politiche per creare dei corridoi umanitari per salvare queste persone che scappano dalla guerra e dalla disperazione”.
I giornalisti nel nome della collega afghana morta
Il corteo è stato seguito da moltissimi giornalisti e alcuni hanno indossato un pass che riproduce quello della giornalista afghana Amarkhele Torpekai, morta nel naufragio. Un messaggio simbolico promosso dai giornalisti locali e condiviso da tanti colleghi. Le mamme di Cutro, dal canto loro, oltre che con la presenza fisica hanno voluto esserci con cartelli affissi lungo le vie della frazione, nei quali manifestano vicinanza alle mamme afghane.