Papa Francesco e i preti sposati: "Il celibato è una prescrizione temporanea, può essere rivisto"
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziIl celibato sacerdotale obbligatorio è "una prescrizione temporanea" e dunque può essere rivisto: lo afferma papa Francesco in un'intervista al sito di informazione argentino Infobae.
Il vincolo al celibato per i chierici è notoriamente una disciplina introdotta dalla Chiesa a un certo punto della propria storia, ma è raro che il Papa ne parli esplicitamente.
Intervistato da Daniel Hadad, il Pontefice spiega che di tratta di "una prescrizione temporanea... Non è eterna come l'ordinazione sacerdotale... Il celibato, invece, è una disciplina". Quindi, domanda l'intervistatore, potrebbe essere rivisto? "Sì", risponde il Papa. Nella Chiesa cattolica "di fatto ci sono preti sposati", per i fedeli di rito orientale, specifica Bergoglio, che precisa altresì di non credere che la possibilità che la Chiesa cattolica abbia sacerdoti sposati porterebbe più vocazioni.
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Il celibato sacerdotale obbligatorio è "una prescrizione temporanea" e dunque può essere rivisto: lo afferma papa Francesco in un'intervista al sito di informazione argentino Infobae.
Il vincolo al celibato per i chierici è notoriamente una disciplina introdotta dalla Chiesa a un certo punto della propria storia, ma è raro che il Papa ne parli esplicitamente.
Intervistato da Daniel Hadad, il Pontefice spiega che di tratta di "una prescrizione temporanea... Non è eterna come l'ordinazione sacerdotale... Il celibato, invece, è una disciplina". Quindi, domanda l'intervistatore, potrebbe essere rivisto? "Sì", risponde il Papa. Nella Chiesa cattolica "di fatto ci sono preti sposati", per i fedeli di rito orientale, specifica Bergoglio, che precisa altresì di non credere che la possibilità che la Chiesa cattolica abbia sacerdoti sposati porterebbe più vocazioni.
"Il Vaticano era molto maschilista"
Francesco parla anche del "maschilismo": "A volte il celibato può portarti al maschilismo. A un prete che non sa lavorare con le donne manca qualcosa, non è maturo. Il Vaticano era molto maschilista, ma fa parte della cultura, non è colpa di nessuno. Si è sempre fatto così". Ma ora le cose stanno cambiando: "Hanno un'altra metodologia, le donne. Hanno un senso del tempo, dell'attesa, della pazienza, diverso dall'uomo. Questo non sminuisce l'uomo, sono diversi. E devono completarsi a vicenda".
"Al prossimo Sinodo le donne voteranno"
In un'intervista uscita sempre in questi giorni sul quotidiano argentino La Nacion, il Papa annuncia ufficialmente che alla prossima assemblea del sinodo, a ottobre, voteranno anche le donne: "Voteranno tutti coloro che partecipano al sinodo", risponde Bergoglio a Elisabetta Piqué. "Chi è invitato o osservatore non voterà. Chi partecipa a un sinodo ha diritto di voto. Che sia maschio o femmina. Tutti, tutti. Quella parola tutti per me è la chiave". Il Papa spiega che già negli anni passati, quando la commissione teologia internazionale appofondì la questione della sinodalità, "era accettato da tutti che le donne non potessero votare. Quindi, nel sinodo per l'Amazzonia, è stato chiesto, perché le donne non possono votare? Sono cristiani di second'ordine? In altre parole, si ponevano problemi sempre più seri per migliorarsi". Alla prossima assemblea, la novità.
Nicaragua, Venezuela, Argentina
Nell'intervista al portale argentino all'approssimarsi del decimo anniversario di pontificato, rilanciata dall'Osservatore Romano, Francesco affronta diversi temi dell'America latina. A partire dal Nicaragua, dove è stato recentemente arrestato il vescovo di Matagalpa, monsignor Rolando Álvarez, condannato a 26 anni di carcere: "Abbiamo un vescovo incarcerato. Un uomo molto serio, molto capace. Ha voluto dare la sua testimonianza e non ha accettato l'esilio. E' qualcosa che non è in linea con quello che stiamo vivendo, è come portare la dittatura comunista del 1917 o hitleriana del 1935, portare quelle stesse qui, no? Sono una sorta di dittature rozze. O, per usare una bella definizione argentina, guarangas (grossolane)".
Il Papa ribadisce la sua intenzione di visitare prima o poi l'Argentina e ribadisce, come aveva già detto, che aveva programmato di tornare nella sua patria una prima volta nel 2017: "Non c'è un rifiuto di andare", afferma ora. "In nessun modo. Il viaggio era programmato. Sono aperto all'opportunità... Voglio andare in Argentina". Quanto al Venezuela, afferma di vedere un barlume di speranza che il regime possa essere cambiato: "Lo penso - dice - perché sono le circostanze storiche che li costringeranno a cambiare il loro modo di dialogare... Non chiudo mai la porta a possibili soluzioni. Al contrario, le incoraggio".