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Cutro, la strage dei bimbi: “Diamogli un nome con il Dna”

La croce fatta con il legno del barcone e donata a papa Francesco (ansa)
Altri due corpi restituiti dal mare: sono 24 su 79 le vittime con meno di dodici anni. Ma più passa il tempo più diventa difficile riconoscere le vittime, mentre i parenti ancora cercano i loro cari dispersi
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Cutro - Aveva addosso vestiti nuovi, che la mamma gli aveva fatto mettere in vista dell'arrivo in Italia, il bambino di cinque anni il cui corpo è stato recuperato l'11 marzo nel mare davanti a Steccato di Cutro. Quei vestiti lindi, messi apposta per lo sbarco che il 26 febbraio si è trasformato in strage con almeno 79 morti, sono diventati un ostacolo al riconoscimento adesso che il cadavere è in una delle bare bianche al palazzetto di Crotone. Perché il bimbo con quegli abiti non compare in nessuno dei video girati sulla "Summer Love" a disposizione degli investigatori e perché nessuno ha reclamato la sua salma. I genitori, con tutta probabilità, sono anch'essi deceduti. E se pure altri parenti si facessero avanti, l'identificazione sarebbe difficile perché il corpo - dopo quindici giorni in acqua - è irriconoscibile.

Come gli altri tre trovati ieri: due bimbi di quattro e cinque anni e un adulto,…

Cutro - Aveva addosso vestiti nuovi, che la mamma gli aveva fatto mettere in vista dell'arrivo in Italia, il bambino di cinque anni il cui corpo è stato recuperato l'11 marzo nel mare davanti a Steccato di Cutro. Quei vestiti lindi, messi apposta per lo sbarco che il 26 febbraio si è trasformato in strage con almeno 79 morti, sono diventati un ostacolo al riconoscimento adesso che il cadavere è in una delle bare bianche al palazzetto di Crotone. Perché il bimbo con quegli abiti non compare in nessuno dei video girati sulla "Summer Love" a disposizione degli investigatori e perché nessuno ha reclamato la sua salma. I genitori, con tutta probabilità, sono anch'essi deceduti. E se pure altri parenti si facessero avanti, l'identificazione sarebbe difficile perché il corpo - dopo quindici giorni in acqua - è irriconoscibile.

Come gli altri tre trovati ieri: due bimbi di quattro e cinque anni e un adulto, tutti non identificati. In totale sono 33 i minori morti, 24 dei quali sotto i 12 anni ma all'appello mancano ancora almeno venti persone tra cui diversi bambini caduti dalla barca maledetta. Con i pezzi del relitto è stata realizzata una croce che il vaticanista Salvatore Cernuzio ha donato a papa Francesco, che ieri l'ha benedetta ed è stata posta accanto a quella di Lampedusa. Mentre a Cutro continuano le ricerche dei dispersi e il calvario delle famiglie.

Alla ricerca dei parenti

"Ormai diventa sempre più difficile dare un nome alle vittime - spiega Manuelita Scigliano dell'associazione Sabir - per questo è stato chiesto di attivare la procedura di raccolta del dna dei familiari dei dispersi". La prima sollecitazione in tal senso è stata avanzata il 7 marzo alla Procura di Crotone dall'avvocata Serena Romano per conto del Progetto Mem.Med - Memoria Mediterranea, facendo riferimento alla legge 85/2009, che ha previsto l'istituzione della Banca dati nazionale del Dna presso il ministero dell'Interno. Alla base di tale istanza, la necessità per molti familiari di vittime ancora disperse di rientrare nei Paesi di residenza e nella possibilità - che ogni giorno sta trovando conferma - che nei prossimi giorni il mare continuerà a restituire corpi. Alla Procura è stato chiesto quindi di delegare alla polizia scientifica di "prelevare il campione salivare dei familiari che lo richiederanno" e di "trasmetterlo alla Banca dati nazionale affinché si possa, anche in epoca successiva a nuovi rinvenimenti, procedere ad esame comparativo dei campioni al fine di accertare l'appartenenza dei resti e restituirli per dare seguito alle esequie". Rispetto a tale questione, Mem.Med - Memoria Mediterran ha sollecitato anche il commissario straordinario per le persone scomparse affinché si occupi della dolorosa vicenda.

Tra chi ancora cerca c'è Zahara Barati, che ha perso un fratello. O il 19enne afghano che nel naufragio ha perso sedici familiari tra genitori, zii e cugini (alcuni recuperati altri dispersi) e che passa le giornate in silenzio davanti al Palamilone. Avrebbe bisogno di un supporto psicologico, ma dentro la tragedia di Cutro si annidano anche tante difficoltà burocratiche, come quella di trovare psicologi che parlino le lingue dei naufraghi, visto che molti non conoscono l'inglese.

Le indagini sugli scafisti

Difficoltà che riguardano anche le indagini e l'incidente probatorio a carico dello scafista 17enne che inizierà il 17 marzo. Nove sopravvissuti (su 79) ripeteranno davanti al giudice i racconti che hanno già fatto agli investigatori e dai quali sono emersi ulteriori particolari. Per esempio sull'ufficio "di un trafficante di migranti a Istanbul", o sulle cifre pagate: "Mio fratello ha versato 7 mila euro affinché potessi venire in Europa". Sulle modalità del viaggio "iniziato il 16 febbraio su un camion fino a Izmir" dice un altro verbale. E ancora: "La barca procedeva lentamente e noi avremmo voluto chiedere l'intervento dei soccorsi ma chi la conduceva ci fece vedere su un tablet che saremmo arrivati a breve. Non potevamo telefonare perché i membri dell'equipaggio erano dotati di un sistema elettronico che bloccava le linee telefoniche, loro invece avevano i satellitari".