✕

Frustate, pugni, minacce e violenze sessuali, l'Rsa dell'orrore a San Donà di Piave: 4 arresti

Telecamere nascoste, piazzate dagli investigatori dopo la denuncia di una famiglia, hanno portato alla luce sevizie, botte, insulti, schiaffi, ma anche stupri ai danni di anziane vittime. C'è pure una morte sospetta: sarà riesumato il corpo di una donna. Il gip ha disposto l'autopsia
3 minuti di lettura

Frustate, pugni in testa, umiliazioni, minacce e violenze sessuali. Più che una casa di riposo la struttura Monumento ai caduti di San Donà di Piave (Venezia), era una specie di lager. Un'indagine dei carabinieri racconta di ospiti sopraffatti e totalmente in balìa di un manipolo di operatori mossi da istinti brutali. "Non vi è dubbio alcuno", scrive il gip, "sul generale clima di sopraffazione e vessazione esistente nell'istituto ad opera di un numero significativo di operatori, ai danni di un numero rilevante di ospiti, nonché lo sprezzo e l'insensibilità dimostrata nei confronti delle sofferenze e delle grida di invocazione delle vittime, addirittura ridendo delle stesse e continuando a colpirle se protestano".

Seguono 25 pagine in cui vengono descritti nei minimi particolari gli schiaffi, le botte, gli insulti e le sevizie, come ricostruito dal quotidiano La Nuova Venezia. Era il "reparto Viola" l…

Frustate, pugni in testa, umiliazioni, minacce e violenze sessuali. Più che una casa di riposo la struttura Monumento ai caduti di San Donà di Piave (Venezia), era una specie di lager. Un'indagine dei carabinieri racconta di ospiti sopraffatti e totalmente in balìa di un manipolo di operatori mossi da istinti brutali. "Non vi è dubbio alcuno", scrive il gip, "sul generale clima di sopraffazione e vessazione esistente nell'istituto ad opera di un numero significativo di operatori, ai danni di un numero rilevante di ospiti, nonché lo sprezzo e l'insensibilità dimostrata nei confronti delle sofferenze e delle grida di invocazione delle vittime, addirittura ridendo delle stesse e continuando a colpirle se protestano".

Seguono 25 pagine in cui vengono descritti nei minimi particolari gli schiaffi, le botte, gli insulti e le sevizie, come ricostruito dal quotidiano La Nuova Venezia. Era il "reparto Viola" l'epicentro dei maltrattamenti, perché lì lavoravano le persone indagate e poi arrestate, su ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Alberto Scaramuzza. In carcere sono finiti Fabio Danieli, 47 anni, di Jesolo e la compagna Maria Grazia Badalamenti, 61 anni, palermitana. Arresti domiciliari, invece, per Anna Pollazzon (60 anni) e Margie Rosiglioni (65 anni), entrambe residenti a San Donà.

Per tutti l'accusa è di maltrattamenti aggravati dall'infermità delle vittime. Altri quattro operatori sono indagati: per loro il gip non ha concesso misure cautelari, ritenendoli a conoscenza di quanto accadeva, ma solo saltuariamente partecipi a quegli episodi di brutalità quotidiana che vengono invece contestati agli arrestati.

 

A dare il via all'inchiesta dei carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Andrea Petroni, è stata la denuncia di una famiglia e la segnalazione della nuova dirigenza della casa di riposo, nominata lo scorso mese di giugno. I lividi sul corpo di troppi pazienti infermi avevano fatto temere il peggio. I filmati ripresi dalle microcamere installate nella struttura hanno confermato tutti i dubbi.

Un episodio che testimonia il clima violento cui erano sottoposti molti pazienti del "reparto Viola" è quello dell'8 dicembre. L'operatore Fabio Danieli prende un paziente dalla sedia a rotelle "e lo getta con forza sul letto, spingendolo con violenza". "Caspita, fammi morire...", si lamenta l'anziano. Danieli reagisce sfilandogli una scarpa e "colpendolo violentemente sul volto". "Non farmi male... non farmi male, mi hai rotto il naso", piange l'ospite.

Invece di fermarsi, Danieli e la compagna Maria Teresa Badalamenti, riporta il gip nell'ordinanza, "continuano come nulla fosse a spogliarlo con irruenza, ma Danieli a quel punto per punire l'uomo, reo di aver reagito, commette un atto gravissimo. Estrae dalla tasca della propria uniforme un portachiavi e con un laccio lo frusta alla gamba". Poi, "avendo perso completamente il controllo, si sposta nel letto di fronte e frusta anche l'altro paziente: "Hai rotto i c... nonno", dice lei, mentre il compagno gli "sferra tre pugni alla testa".

"Soggetti del tutto privi di qualsiasi remora a delinquere, avendo gli episodi dimostrato un loro godimento a provocare sofferenze alle vittime inermi. Con carattere vendicativo", così li descrive il magistrato. 

Una prima svolta nell’inchiesta era stata a novembre, quando le telecamere immortalarono non solo le botte, ma anche le violenze sessuali delle quali sono state vittima tre anziane pazienti. Ne è accusato Davide Barresi, 54 anni, residente a Catania. Era già stato indagato in passato per condotte simili in una struttura di Agordo (Belluno) ma dopo essere stato condannato in primo grado l'avevano assolto in appello. E la struttura di San Donà di Piave l'ha assunto comunque. Secondo gli investigatori è lui l’uomo che tra il 19 e il 25 novembre 2022 ha compiuto ben 13 abusi. Quando è stato arrestato, su ordine della Procura, la direzione ha raccontato ai colleghi che si era dovuto allontanare per motivi familiari urgenti. Così, sono proseguite le indagini sui maltrattamenti, immortalati dalle telecamere, che hanno portato agli arresti di martedì mattina.

C’è poi da far luce anche su due morti sospette: un’anziana che era sfuggita ai controlli ed era caduta da una scala esterna e un anziano ospite che aveva ingerito una sostanza velenosa per le piante. La donna era morta il 24 febbraio, venti giorni dopo il ricovero in ospedale. Lì era stata diagnosticata una frattura all'emitorace destro, lesioni che secondo il medico curante della Rsa non potevano essere compatibili con una caduta. Più simili, quindi, a danni da percosse. La figlia dell'anziana aveva presentato una denuncia e venerdì sarà fatta l'autopsia, nel tentativo di chiarire se il decesso possa essere ricondotto in qualche modo ai maltrattamenti. E' stata davvero la caduta da una scala esterna a provocare le fratture? Il gip, da parte sua, evidenzia come "non vi siano al momento certezze sulle cause della morte". Per questo sarà decisivo l'esame autoptico.