Turista disabile non raggiunge il Colosseo, il protagonista dell'inchiesta del 2016: "Tutto ancora come allora"
di Maria Novella De Luca , di Maria Novella De LucaROMA - Sono passati sette anni ma la sua tenacia è sempre identica, così l'ironia e lo sguardo scanzonato. "Anche Roma però è rimasta uguale a se stessa in quanto a buche, rampe dove rischi di romperti l'osso del collo, metro senza ascensori, abusivi sui parcheggi riservati e bagni inaccessibili", scherza (amaro) Stefano Asaro. Era il 2016 e insieme a Stefano, che oggi ha 42 anni, siciliano trapiantato a Roma, tetraplegico dopo un tuffo, una notte, da ragazzo, nel mare di Modica, avevamo attraversato Roma con la sua carrozzina di carbonio. Dalla periferia al centro. Per testimoniare l'impossibile quotidianità di una persona con disabilità, nella Capitale delle strade sconnesse e delle barriere architettoniche.
Stefano, cosa è cambiato in questi sette anni?
"Niente di strutturale. Anche se nel mio quartiere, Tor tre teste, dopo la denuncia di "Repubblica" qualche rampa e qualche scivolo l'a…
ROMA - Sono passati sette anni ma la sua tenacia è sempre identica, così l'ironia e lo sguardo scanzonato. "Anche Roma però è rimasta uguale a se stessa in quanto a buche, rampe dove rischi di romperti l'osso del collo, metro senza ascensori, abusivi sui parcheggi riservati e bagni inaccessibili", scherza (amaro) Stefano Asaro. Era il 2016 e insieme a Stefano, che oggi ha 42 anni, siciliano trapiantato a Roma, tetraplegico dopo un tuffo, una notte, da ragazzo, nel mare di Modica, avevamo attraversato Roma con la sua carrozzina di carbonio. Dalla periferia al centro. Per testimoniare l'impossibile quotidianità di una persona con disabilità, nella Capitale delle strade sconnesse e delle barriere architettoniche.
Stefano, cosa è cambiato in questi sette anni?
"Niente di strutturale. Anche se nel mio quartiere, Tor tre teste, dopo la denuncia di "Repubblica" qualche rampa e qualche scivolo l'avevano costruito. In quel caso fatti bene, con criterio, ma il più delle volte invece vengono tirati su in modo assurdo, magari piazzando un gradino per accedere alla rampa, così per salirci sopra tocca far impennare la carrozzina, con il serio rischio di cappottarsi. Io ci riesco, faccio sport da sempre. Ma gli altri?".
Gioca ancora a rugby?
"Certo. Siamo la "Roma wheelchair rugby". Abbiamo il campionato italiano il 2 e il 3 aprile prossimi, nella palestra del centro di riabilitazione Santa Lucia".
Lei vive da solo e di mestiere insegna alle persone con disabilità l'autonomia.
"Cerco di trasmettere la mia esperienza. Le mie strategie per la quotidianità. Muovo soltanto gli arti superiori ma non le dita. Quindi ho inventato degli strumenti per cucinare, un attrezzo per chiudere la macchinetta del caffè, ausili per l'igiene quotidiana. Essere indipendenti vuol dire rinascere".
Nel 2016 lei aveva definito la sua vita a Roma "la mia paralimpiade quotidiana". Ieri una turista affetta da Sla è stata portata in braccio dai vigili perché la scala mobile della metro Colosseo era ferma. E comunque funziona soltanto in un senso.
"E' uno dei motivi per cui la metro non la prendo quasi mai e giro in auto, facendo la lotta contro chi occupa abusivamente i posti riservati. Ma la situazione è tragica: montascale pericolosi, ascensori quasi sempre rotti, anzi in ben tre fermate centrali Spagna, Barberini e Repubblica gli ascensori proprio non ci sono. In altre stazioni - pensate - gli ausili per salire devono essere azionati dal personale Atac, così può capitare che se il personale non c'è si resti prigionieri della metro. Abbandonati lì sotto. Una vergogna".
Qualcosa è invece migliorato a Roma in questi sette anni?
"Sì, l'accessibilità dei musei, di alcuni cinema, dei luoghi espositivi. Un po' meno le aree archeologiche, però c'è una maggior cura e attenzione. Ho provato la felicità di salire con l'ascensore sulla terrazza del Vittoriano. L'auditorium Parco della Musica costruito da Renzo Piano ad esempio è perfetto, anche i concerti negli stadi sono possibili, se non fosse per posti troppo limitati riservati alle persone disabili con accompagnatori. Motivo per cui, purtroppo, non riuscirò a vedere i Depeche Mode a luglio, all'Olimpico".
La capitale d'Italia è una metropoli ostile per chi è più fragile?
"Purtroppo è così. Tra barriere, incuria e malcostume viverci è un'odissea. Pensate alla grande bellezza: come fa chi è in carrozzina a godere di luoghi inaccessibili come piazza Navona, Campo dei Fiori, con le ruote che si incastrano nei sampietrini sconnessi? A volte riesco ad andarci con i miei amici, il più delle volte rinuncio".
Però lei non si arrende.
"Odio la pietà. Detesto chi mi dice poverino per la mia condizione. E' accaduto. Ero un ragazzo, avevo 18 anni, era l'estate dopo la Maturità. Facevamo i tuffì lì da quando eravamo bambini, quella sera però l'acqua era troppo bassa. E' stato un incidente. Ma guardo avanti, sempre. Roma è un disastro però è piena di cose da fare e da vedere. Qui c'è la mia squadra. Per questo resto. E penso positivo".