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I sindaci in trincea su autonomia e diritti: “Diamo voce al Paese”

(ansa)
Silenziati dalle polemiche politiche, oscurati dai big di ciascuno schieramento, invisibili nei talk della sera, ora i primi cittadini bussano forte alle porte del governo. A Napoli ieri la protesta contro i nuovi poteri alle Regioni. A Milano oggi quella per le famiglie lgbtq+. Battaglie che nascono dal basso. “Dobbiamo avere coraggio, siamo più avanti del Palazzo”  
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Vanno controvento, ma avanzano. Sono la spina dorsale di un Paese infragilito. Il primo "ufficio" cui affidare un bisogno, il primo soccorso di un incidente, la terra che accoglie dopo una strage, Cutro insegna. Eppure, i sindaci vengono dopo. Silenziati dalle polemiche politiche, oscurati dai big di ciascuno schieramento, invisibili nei talk della sera, ora i primi cittadini bussano forte alle porte di palazzo Chigi, una reazione che sembra allargarsi, trasversale, dal basso, al verticismo ingessato dell'esecutivo, alle cadute e contraddizioni del governo Meloni. Ma "il nemico non è soltanto la destra", ti dicono, tanto che non erano rose e fiori neanche prima. "Il nostro problema sono le scelte sbagliate, le risposte che non arrivano, le norme o i divieti che gravano sulla qualità della vita".

Sono prime sentinelle, questi primi cittadini. Non solo Pd. Non solo centrosinistra. A Napoli, ieri, con Gaetano Manfredi hanno sfilato in piaz…

Vanno controvento, ma avanzano. Sono la spina dorsale di un Paese infragilito. Il primo "ufficio" cui affidare un bisogno, il primo soccorso di un incidente, la terra che accoglie dopo una strage, Cutro insegna. Eppure, i sindaci vengono dopo. Silenziati dalle polemiche politiche, oscurati dai big di ciascuno schieramento, invisibili nei talk della sera, ora i primi cittadini bussano forte alle porte di palazzo Chigi, una reazione che sembra allargarsi, trasversale, dal basso, al verticismo ingessato dell'esecutivo, alle cadute e contraddizioni del governo Meloni. Ma "il nemico non è soltanto la destra", ti dicono, tanto che non erano rose e fiori neanche prima. "Il nostro problema sono le scelte sbagliate, le risposte che non arrivano, le norme o i divieti che gravano sulla qualità della vita".

Sono prime sentinelle, questi primi cittadini. Non solo Pd. Non solo centrosinistra. A Napoli, ieri, con Gaetano Manfredi hanno sfilato in piazza contro l'"ossessione leghista", il pericolo dell'Autonomia differenziata che minaccia la scuola, la sanità, i trasporti uguali per tutti. E a Milano, oggi, con Beppe Sala che dice "cerco alleanze" scendono in strada per pretendere risposte e assunzioni di responsabilità della politica: dopo lo stop alle registrazioni dei figli di coppie omosessuali. "Cerco l'alleanza con altri sindaci, dobbiamo mostrare coraggio, i sindaci sono più avanti", ricorda Sala. Solo poco fa a Bologna, pensando allo Ius soli, che aspettano i bambini nati e cresciuti in Italia: Matteo Lepore, con "Bolognesi dal primo giorno", è tornato a dare la cittadinanza, solo onoraria in mancanza di legge, per i minori stranieri residenti nella città o per quelli nati in Italia da stranieri (con regolare permesso), o nati all'estero ma con un ciclo completo di scuola o formazione in Italia. Apriti cielo. Attaccato da Salvini, lo hanno difeso i presidi, le associazioni. E Lepore, su Twitter: "Salvini venga a Bologna a parlare con me ai ragazzi nelle scuole, cambierebbe idea sullo Ius soli. Loro sono il futuro e si sentono tutti italiani. Non hanno bisogno di odiare, ma di sentirsi parte della nostra comunità. Con parità di diritti e doveri". Così parla un sindaco.

Diritti sociali. E diritti civili. E anche se i terreni sono non solo diversi, e talvolta appaiono confliggenti, i sindaci-non più-cacicchi muovono battaglie che superano schieramenti e conflitti. "Le persone, le famiglie, i giovani: sono quelli che ci spingono a pretendere ascolto". Nella capitale del Sud ieri arriva anche il presidente dell'Anci, Antonio Decaro, a protestare contro l'Autonomia differenziata, firmando pure lui quella lettera consegnata al prefetto Palomba e indirizzata alla Meloni. Ti mostra però la fascia tricolore, è solo uno di loro. "Sono venuto come semplice sindaco: sento il dovere di rappresentare le preoccupazioni per la comunità". E non ha paura, da sentinella, di ricordare anche i gravi errori della sua parte politica. "Non solo il testo di Calderoli è inaccettabile. Se siamo qui è perché anche la preintesa firmata firmata da Gentiloni con i tre presidenti di Regioni era sbagliata, anche la modifica del titolo V della Costituzione è stato un errore serio, di cui la mia parte politica deve prendersi la responsabilità". I Comuni sanno bene cosa significhi dare di più a chi ha bisogno. E invece ora? "Ora con l'Autonomia ci tolgono circa 500 funzioni, assurdo", scuote la testa Decaro. Che significa, meno risposte, la politica è il Palazzo, un po' più lontano.

Anche Milano, da oggi, invece è più vicina. Si conferma avamposto. È accanto ad altri amministratori che, dalle 15 di oggi, da piazza della Scala, sfilano famiglie arcobaleno e associazioni che rappresentano il mondo Lgbtq+. Ci sarà la segretaria del Pd Elly Schlein. Sala si dice "preoccupato" solo dal corteo antagonista. "Il rischio è che arrivino anche manifestanti da fuori Milano e forse da fuori Italia, da un certo punto di vista meno affidabili, mi affido al prefetto come sempre". Per il resto, rifarebbe tutto: ogni registrazione, ormai bocciate da governo e giustizia. "Non mi pento di quanto ho fatto - spiega il sindaco - ora mi auguro che si possa andare avanti e sto cercando di camminare insieme ai sindaci nazionali ma anche internazionali". Perché solo loro a calarsi nelle vite, "hanno coraggio da vendere" e facendo "sistema" possono far valere diritti che il governo finge di non vedere o ignora, ignora "umiliando la società e chi la pensa in maniera diversa".

Una chiamata che non è solo appello alla disobbedienza - per resistere alle circolari dei prefetti e di andare avanti - ma il "richiamo al coraggio della politica, che deve farsi carico della realtà". Non solo Sala nella nuova capitale delle famiglie "senza etichette", ma anche Chiara Appendino, ex sindaca di Torino. Perché alla fine, come ha detto la presidente delle Famiglie arcobaleno Alessia Crocini, "i sindaci e le sindache sanno che cosa significa avere a che fare con grandi e piccoli, ed è a partire dai Comuni che si può fare tanto". Un po' come dice Giovanna Bruno, la sindaca di Andria, dalla Puglia. "Che sia il lavoro o la sanità; la giustizia o la cultura, i diritti civili o la sicurezza; i rifiuti per strada o le opere incompiute, le devianze giovanili o le fragilità umane. Il sindaco ci deve essere: e non ha filtri, non ha copioni. La nostra croce e la nostra libertà".

Sindaci che possono rialzare in piedi il Paese, a patto di avere strumenti, centralità, risorse. Tutto quello che si sta assottigliando: a svantaggio di tutti, a a vantaggio delle venti e non sempre efficienti "repubbliche regionali". L'ascolto, quello, non lo chiedono. Sanno andarselo a prendere. A costo di affrontare salite e porte in faccia. Perché, come diceva quel vecchio detto: se hai un nemico, fallo sindaco.