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Il poliziotto dei bimbi perduti: “Lotterò per dare un nome a tutti quelli morti a Cutro”

Intervista a Salvatore Montemagno, che dirige le identificazioni delle vittime del naufragio. Lo strazio dei riconoscimenti in videochiamata, album di foto di abiti, monili, tatuaggi."Piangiamo con i parenti davanti ai corpi". "Restano tre bare bianche con un numero, è il mio cruccio"
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L'ultima bimba restituita dal mare di Cutro aveva addosso solo una maglietta rossa. Non è bastata a darle un nome. E adesso riposa in una delle tre bare bianche ancora allineate al Palamilone. 

"Non ci fermeremo fino a quando non saremo riusciti a dare loro almeno la dignità di un nome visto che non hanno potuto ricevere neanche l'ultimo abbraccio dei familiari", dice Salvatore Montemagno, il dirigente dell'Anticrimine della questura di Crotone che, con gli uomini della Scientifica, lavora giorno e notte per far sì che nessuna delle 86 vittime recuperate del naufragio sia sepolta con un numero sulla bara. 


Dottore Montemagno, come affrontate questa terribile sfida?
"Abbiamo identificato 81 vittime su 86 e per noi è un grande successo. Ma ci porteremo dietro per tutta la vita i segni di questo dolore. Gli psicologi stanno aiutando anche noi. Sa …

L'ultima bimba restituita dal mare di Cutro aveva addosso solo una maglietta rossa. Non è bastata a darle un nome. E adesso riposa in una delle tre bare bianche ancora allineate al Palamilone. 

"Non ci fermeremo fino a quando non saremo riusciti a dare loro almeno la dignità di un nome visto che non hanno potuto ricevere neanche l'ultimo abbraccio dei familiari", dice Salvatore Montemagno, il dirigente dell'Anticrimine della questura di Crotone che, con gli uomini della Scientifica, lavora giorno e notte per far sì che nessuna delle 86 vittime recuperate del naufragio sia sepolta con un numero sulla bara. 


Dottore Montemagno, come affrontate questa terribile sfida?
"Abbiamo identificato 81 vittime su 86 e per noi è un grande successo. Ma ci porteremo dietro per tutta la vita i segni di questo dolore. Gli psicologi stanno aiutando anche noi. Sa cosa vuol dire sfogliare migliaia di volte album con le foto di questi poveri bambini, donne, uomini, i volti deformati dal mare e confrontarli con foto e filmati degli ultimi giorni della loro vita? Abbiamo pianto tante volte sopraffatti dalle emozioni di chi chiamiamo allo strazio di riconoscere i corpi dei propri cari".

Sono passate tre settimane, è impossibile ormai partire dai volti delle vittime. Come fate?
"Un anello da uomo, orecchini a stella, un tatuaggio con due sfere su un ginocchio, un paio di stivaletti neri lucidi, una maglietta a strisce, dei quaderni in uno zaino, scarpette da ginnastica rosse: è un album di foto di oggetti, monili, abiti, segni particolari, quello sui nostri schermi. Avevano portato con sé zaini e valigie pieni delle loro cose che abbiamo recuperato e sono un tesoro per ricostruire la storia di chi è morto".

Li mostrate ai familiari arrivati da tutto il mondo?
"Sì, la più parte di loro non vedeva propri cari da anni e dunque per essere certi del riconoscimento ci hanno mostrato video e foto recenti mandati sui telefonini. Riguardiamo ogni immagine mille volte per cercare qualsiasi particolare da comparare con gli abiti o gli oggetti che abbiamo recuperato battendo palmo a palmo quella spiaggia".

(ansa)

La storia più straziante?
"Quella di tre fratelli, 18 anni il maggiore, 11 e 13 i minori, unici sopravvissuti di un intero nucleo familiare, 21 persone, partito da Herat. Li abbiamo chiamati decine di volte ad ogni corpo recuperato, ne hanno riconosciuti undici e tra questi la loro sorellina di pochi mesi, la mamma, i cugini. "Vogliamo che siano seppelliti insieme, in Afghanistan", mi hanno detto. Una scelta che mi ha colpito perché testimonia quanto questa gente sia legata a quel Paese da cui pure è costretta a fuggire".

Vi hanno aiutato anche le famiglie nei Paesi d'origine?
"Sì, abbiamo dovuto fare anche dei riconoscimenti in videochiamata. Non dimenticherò le grida disperate della mamma di una ragazza tunisina che era partita per l'Europa per raggiungere il suo promesso sposo in Germania. Lui l'aveva vista solo due volte e non era in grado di riconoscerla. E così ha videochiamato la famiglia di lei in Tunisia e ha mostrato loro il volto della ragazza che avevamo recuperato. Era lei purtroppo".

Restano cinque bare senza nome, tre sono bianche.
"Il mio cruccio sono quei tre bimbi, due femmine e un maschio, che nessuno reclama. Pensiamo che siano morti con i loro genitori, potrebbero anche essere uniti tra loro da un vincolo familiare con l'uomo e la donna senza nome. Faremo la comparazione dei loro tessuti, potrebbero essere anche genitori e figli. E finalmente potremo seppellirli".