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Il premio Nobel dell'acqua ad Andrea Rinaldo: è il primo italiano a vincerlo. "Il mio sogno è salvare Venezia"

Ex rugbista azzurro, professore dell'università di Padova, accademico dei Lincei, i suoi studi sulle rete fluviali per ridurre le disuguaglianze grazie a una più equa distribuzione dell'acqua
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L'Italia ha un "Nobel dell'acqua". Andrea Rinaldo, classe '54, veneziano, professore ordinario di Costruzioni idrauliche all'Università di Padova ed ex campione di rugby è il primo italiano a vincere, da 32 anni in qua, lo Stockholm Water Prize per i suoi studi sulle reti fluviali tesi a ridurre le disuguaglianze grazie a una più equa distribuzione dell'acqua. Una passione per gli studi idraulici nata fin dall'alluvione del 1966 che ha vissuto dodicenne a Venezia che ha guidato il suo percorso accademico e di ricercatore portandolo al massimo riconoscimento mondiale.

Acqua uguale casa

"L'acqua per me è casa: V…

L'Italia ha un "Nobel dell'acqua". Andrea Rinaldo, classe '54, veneziano, professore ordinario di Costruzioni idrauliche all'Università di Padova ed ex campione di rugby è il primo italiano a vincere, da 32 anni in qua, lo Stockholm Water Prize per i suoi studi sulle reti fluviali tesi a ridurre le disuguaglianze grazie a una più equa distribuzione dell'acqua. Una passione per gli studi idraulici nata fin dall'alluvione del 1966 che ha vissuto dodicenne a Venezia che ha guidato il suo percorso accademico e di ricercatore portandolo al massimo riconoscimento mondiale.

Acqua uguale casa

"L'acqua per me è casa: Venezia, dove sono nato e cresciuto. E l'acqua è famiglia: mio nonno aveva un'impresa di costruzioni marittime, mio padre, un fratello, mio suocero e mio cognato sono ingegneri idraulici come me, uno dei miei figli ha un dottorato in Ingegneria costiera. Il mio sogno era (ed è) di aiutare a salvare Venezia, la città che di acqua vive ma di acqua rischia di morire", racconta Rinaldo.

Proprio ora che l'Italia soffre la siccità, si avvicina un'altra estate a secco, si passeggia sul letto dei fiumi, "l'acqua - dice il "Nobel" - è un bene di tutti essenziale: come scrive il poeta W.H Auden a migliaia sono vissuti senza amore, non uno senz'acqua".

Un'equa distribuzione dell'acqua

"Le mie ricerche e quelle delle persone che in questi anni hanno lavorato con me - racconta - avevano e hanno come scopo quello di rendere equa la distribuzione dell'acqua per tutti (universa universis) nel contesto di una generale progressiva riduzione delle disuguaglianze sociali ed economiche e di una corretta percezione ecologica dei processi controllati dall'acqua".

Il suo lavoro sul campo si è concentrato soprattutto nell'Africa Subsahariana, in Bangladesh, sull'isola di Haiti, ma anche nei fiumi alpini in Svizzera. Lì, dice il professore, "si percepisce chiaramente la necessità di ripensare la giustizia distributiva della gestione delle risorse idriche su scala globale. Quando viaggio nel Sud del mondo per studiare come si propagano le malattie portate dall'acqua, vedo che la distribuzione di acqua sicura è per pochi privilegiati, mentre tutti hanno un telefono cellulare. Così, quando diventa evidente che piani di gestione delle risorse idriche possono causare perdite di biodiversità o portare malattie debilitanti in aree che ne erano prive, è facile valutare l'impatto economico positivo sull'agricoltura, ma non lo è dare un valore ai servizi degli ecosistemi che perdiamo per sempre, o al vero costo dei ritardi cognitivi causati dalle malattie debilitanti". "Tutto questo - aggiunge Rinaldo - deve cambiare: oggi abbiamo gli strumenti per poter stimare quantitativamente il vero valore del capitale naturale, essenziale per valutare la vera ricchezza (o povertà) delle Nazioni. I miei studi sulle reti fluviali sono incentrati su piene, siccità e una giusta distribuzione dell'acqua, guardando alle forme naturali dei paesaggi fluviali come corridoi ecologici per specie, popolazioni e patogeni: una chiave potente per capire come funziona la natura".

Era sul treno da Domodossola a Milano quando ha saputo di aver vinto lo Stockholm Water Prize: "La segreteria generale dello Stockholm International Water Insitute mi ha chiamato proprio mentre entravamo nelle molte gallerie di quella linea, dove il telefono non risulta raggiungibile. Ho passato un paio d'ore sulle spine, senza sapere esattamente quale fosse il contenuto della telefonata che si era interrotta. Quando finalmente ho avuto la conferma del Premio, si può immaginare la mia emozione", racconta Rinaldo.

Andrea Rinaldo: chi è

Direttore del laboratorio di ecoidrologia al politecnico di Losanna, presidente dell'Istituto Scienze, Lettere e Arti di Venezia e membro dell'Accademia dei lincei, Rinaldo è stato anche un rugbista professionista: tre volte Campione d'Italia con il Petrarca rugby di cui è poi stato presidente, azzurro d'Italia numero 326 (4 caps e 10 presenze con la Nazionale maggiore dal 1976 al 1978), ha giocato a Padova, nel novembre del 1977, la prima storica partita contro i maestri Neozelandesi, gli All Blacks. Dirigente Nazionale della Federazione italiana rugby, è nel Board of directors della European professional club rugby. La sua etica del lavoro è nata proprio sui campi della palla ovale: "Il rugby è spietato. Il più preparato vince. È la tua spinta interiore nella preparazione al gesto atletico che fa tutta la differenza. Il risultato sportivo si ottiene come logica e diretta conseguenza del tuo lavoro, e il rugby, sport duro di contatto, educa alla resistenza alla fatica e al potere della determinazione. Questo si trasporta inevitabilmente nell'etica del lavoro dello scienziato".