La rivincita social delle ex secchione: “Siamo studygrammer, ora vi aiutiamo noi”
di Viola Giannoli , Eugenia Nicolosi , di Viola Giannoli, Eugenia NicolosiImmaginate di entrare nella cameretta di una ragazza che studia: cuffie sulle orecchie, evidenziatori ordinati in fila arcobaleno, penne, matite, post-it toni pastello, quaderni rigidi d'inchiostro, libri sottolineati, schemi e una tazzina di caffè, di fianco al tomo di anatomia. Un luogo silenzioso che odora di cartoleria, in cui viene voglia di parlare sottovoce. Forse le stanze delle studentesse sono più incasinate di così, tra vestiti sparpagliati sul letto e pareti di ricordi. Ma c'è un posto (virtuale) su Instagram che è proprio come quella camera dall'estetica da perfettina. Anzi, come 17 milioni di camere così.
La parola d'ordine per accedervi è #studygram, un hashtag (con relativi derivati) che svela una community internazionale con un'unica passione: lo studio. Può sembrare noiosetto, se l'università è passata da un pezzo, o l'ennesima trovata social, soprattutto a chi diffida …
Immaginate di entrare nella cameretta di una ragazza che studia: cuffie sulle orecchie, evidenziatori ordinati in fila arcobaleno, penne, matite, post-it toni pastello, quaderni rigidi d'inchiostro, libri sottolineati, schemi e una tazzina di caffè, di fianco al tomo di anatomia. Un luogo silenzioso che odora di cartoleria, in cui viene voglia di parlare sottovoce. Forse le stanze delle studentesse sono più incasinate di così, tra vestiti sparpagliati sul letto e pareti di ricordi. Ma c'è un posto (virtuale) su Instagram che è proprio come quella camera dall'estetica da perfettina. Anzi, come 17 milioni di camere così.
La parola d'ordine per accedervi è #studygram, un hashtag (con relativi derivati) che svela una community internazionale con un'unica passione: lo studio. Può sembrare noiosetto, se l'università è passata da un pezzo, o l'ennesima trovata social, soprattutto a chi diffida del contenitore. E invece esplorare gli account delle studygrammer è come guardare dallo spioncino le stanze degli universitari di oggi che usano la potenza dei social per scambiarsi lezioni, appunti, riassunti, consigli, road map di studio, regole d'ateneo, recensioni di articoli per addicted della cancelleria (da cui poi scattano sponsor e collaborazioni) e trovare una spalla su cui poggiarsi quando gli stati d'animo non sono dei migliori. Perché gli studygrammer condividono anche e più di tutto la pressione per l'esame, l'ansia di non farcela, il timore di fallire, l'entusiasmo per un successo, la liberazione del traguardo, l'impegno per arrivarci, la fatica della salita. Insomma fanno community, cioè comunità. Aperta, collaborativa, solidale. Per sentirsi meno soli.
Sono nate con questa filosofia le prime pagine italiane di studygrammer che hanno ispirato Elisa, alias Studywitheli, una delle più note influencer dello studio (45mila follower) che non rivendica però il ruolo, anzi: "Mi sento piena di difetti, altro che influenzare gli altri - spiega la studentessa di Giurisprudenza - E non credo nemmeno sia giusto farlo: ciascuno deve gestirsi secondo i propri tempi e modi scacciando, piuttosto, le spinte a performare. Non siamo tutti uguali, va normalizzato l'andare al proprio passo".
Nessuno sale in cattedra: più che individualismo c'è alleanza. Più che competizione c'è supporto. Nessuno che dalla prima fila di questi banchi immaginari dica "io, io, io". Ed è per questo che sarebbe corretto parlare di "non-influencer". La maggior parte, quasi tutte ragazze, non ha mai mostrato il proprio volto né intende farlo. Perché quel che conta, ed è cosa rara nell'epoca e nel luogo della sovraesposizione, non è l'apparenza ma la sostanza.
È così per Jessica, che sta finendo Medicina. Si fotografa di schiena, dal collo in giù, con il viso oscurato dallo smartphone e su Med.study.jess parla di lezioni, corsie e programmi a 18mila follower: "Tra quelle foto ci sono già io, la mia identità, non serve altro". All'inizio ci metteva la faccia, il nome e il cognome, "parlavo di stress, disagio e stanchezza e poi leggevo commenti come "guarda che non sei l'unica a studiare"". E invece ora che camici verdi e libri sottolineati sono pubblicati in anonimato è d'ispirazione agli altri: "In giro c'è molta autocelebrazione, io racconto le fragilità e dico ciò che penso, perciò mi commuovo quando mi ringraziano: mi accorgo di aver dato una mano con la sola autenticità".