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La studygrammer Michelle: “Nessuna finzione, mostriamo i bei voti ma anche i fallimenti”

Intervista a una studentessa di Milano che ha un profilo dedicato alle lingue straniere
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"Fuori da qui saremmo dei nerd, degli sfigati. Su #Studygram ci sentiamo parte di un gruppo". Michelle Pescina ha 25 anni, vive in provincia di Milano, si è appena laureata in Lingue e culture per la comunicazione alla Statale, sa l'inglese e il giapponese, sogna di fare la traduttrice. Ed è una studygrammer da 55mila follower.

Com'è iniziata?
"Era il 2017, volevo raccontare la mia storia da studentessa e spiegare cosa fosse la mediazione linguistica. La community però era ancora molto piccola".

Quand'è esplosa?
"Dopo il lockdown, ma sta crescendo ancora".

Chi va sul suo profilo - michelle.languages - cosa trova?
"Un diario digitale per appassionati di lingue e per chi ama leggere in lingua originale. Tutto in inglese. Metto a disposizione la mia esperienza come studentessa all'università e ora da autodidatta, do consigli per aiutare chi si sente scoraggiato, il mio appoggio, parlo di multi…

"Fuori da qui saremmo dei nerd, degli sfigati. Su #Studygram ci sentiamo parte di un gruppo". Michelle Pescina ha 25 anni, vive in provincia di Milano, si è appena laureata in Lingue e culture per la comunicazione alla Statale, sa l'inglese e il giapponese, sogna di fare la traduttrice. Ed è una studygrammer da 55mila follower.

Com'è iniziata?
"Era il 2017, volevo raccontare la mia storia da studentessa e spiegare cosa fosse la mediazione linguistica. La community però era ancora molto piccola".

Quand'è esplosa?
"Dopo il lockdown, ma sta crescendo ancora".

Chi va sul suo profilo - michelle.languages - cosa trova?
"Un diario digitale per appassionati di lingue e per chi ama leggere in lingua originale. Tutto in inglese. Metto a disposizione la mia esperienza come studentessa all'università e ora da autodidatta, do consigli per aiutare chi si sente scoraggiato, il mio appoggio, parlo di multiculturalismo".

Perché proprio studygram?
"Perché è un hashtag che si occupa di un ambito non mainstream e che raccoglie una community molto forte e solidale".

Una community di secchioni?
"Sì, solo che invece di essere visti come degli sgobboni, qui siamo in sintonia, ci sentiamo apprezzati. Rispetto ad altre nicchie non c'è una concorrenza spietata. Anzi è un luogo virtuale estremamente partecipe che dà supporto a chi finora altrove si sentiva incompreso".

Come mai siete quasi tutte ragazze?
"Non credo sia solo una questione di estetica "carina" dei post, considerata femminile. Per me c'è una dinamica quasi femminista: c'è più collaborazione che competizione, si parla di gender gap nelle carriere accademiche, di divari stipendiali, di discriminazioni, di razzismo, delle studentesse afghane a cui dai talebani è impedito lo studio".

Sei tra le poche a mostrare talvolta il volto, perché le studygrammer non si svelano?
"Perché di fondo non siamo influencer, siamo persone introverse, timide, che hanno voglia di trovare altri come loro, di condividere una passione, non la propria immagine".

Ma su studygram cos'è che funziona?
"All'inizio bisogna divertirsi. Poi ci vuole un po' di disciplina e di costanza da content creator, avere attenzione per il mercato, sperimentare. Ma soprattutto secondo me vince essere se stessi: io mostro i miei successi - un esame importante, un bel voto - ma anche i momenti in cui ho vacillato, la stanchezza, quando mi sono data della fallita. Non bisogna essere tutte come la Rory Gilmore adolescente, la protagonista di Una mamma per amica perfetta a ogni costo. Quando mi sono laureata ho fatto un reel per dire "ce l'ho fatta, ma dietro a tutto questo c'è stata una gran fatica". Mi hanno scritto in tantissimi"