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L'iniziativa Community Matching per l'integrazione tra rifugiati e italiani, la storia di Stephanie e Cristina: "Ho trovato un'amica"

Cristina e Stephanie 
Il programma, realizzato insieme a Ciac e Regufees Welcome Italia grazie al sostegno dell'Istituto buddista italiano, avviato da Unhcr in 11 città, ha avuto un grande impatto positivo: gli immigrati trovano più facilmente casa, lavoro, relazioni sociali. Cardoletti: "L'integrazione è la vera sfida"
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Storia di un'amicizia che significa integrazione: Cristina, medico, 50enne di Torino, e Stephanie, 22 anni, ivoriana, arrivata in Italia da sola in fuga dal suo Paese quando ne aveva solo 16. Cristina: "Stephanie ha portato una ventata di allegria, energia in un momento poco felice della mia vita. È stato un antidepressivo naturale, penso di essere in debito con lei". Stephanie: "Avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse a prendere la patente, in Italia mi trovo bene, ho una casa, un lavoro, un compagno del mio Paese, ma non ero riuscita a creare legami con persone italiane, che poi è il vero nodo dell'integrazione. Ho trovato un'amica".

Amiche vere, nonostante la differenza d'età, di cultura, di interessi. Ecco cosa sono Cristina e Stephanie, uno dei match, delle coppie, che Unhcr porta ad esempio per diffondere i sorprendenti risultati del programma Community Matching, realizzato insieme a Ciac e Regufees Welcome Italia grazi…

Storia di un'amicizia che significa integrazione: Cristina, medico, 50enne di Torino, e Stephanie, 22 anni, ivoriana, arrivata in Italia da sola in fuga dal suo Paese quando ne aveva solo 16. Cristina: "Stephanie ha portato una ventata di allegria, energia in un momento poco felice della mia vita. È stato un antidepressivo naturale, penso di essere in debito con lei". Stephanie: "Avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse a prendere la patente, in Italia mi trovo bene, ho una casa, un lavoro, un compagno del mio Paese, ma non ero riuscita a creare legami con persone italiane, che poi è il vero nodo dell'integrazione. Ho trovato un'amica".

Amiche vere, nonostante la differenza d'età, di cultura, di interessi. Ecco cosa sono Cristina e Stephanie, uno dei match, delle coppie, che Unhcr porta ad esempio per diffondere i sorprendenti risultati del programma Community Matching, realizzato insieme a Ciac e Regufees Welcome Italia grazie al sostegno dell'Istituto buddista italiano con l'obiettivo proprio di creare relazioni sociali tra rifugiati e italiani che possano affiancarli nel loro percorso di integrazione.

Cristina, la dottoressa che non sapeva nulla di immigrazione 

Così dunque è nata l'amicizia tra Cristina e Stephanie. Racconta Cristina: " Non mi sono mai occupata di immigrati, l'anno scorso ho passato un brutto momento, avevo bisogno di un cambiamento, di una cosa nuova, positiva, un'amica mi ha detto di questi programma e mi sono iscritta. Così ho conosciuto Stephanie. E abbiamo cominciato a fare le cose che fanno due amiche: andiamo a cena, al cinema, in montagna a fare passeggiate con il mio cane, sono andata a cena con i suoi amici e l'ho invitata con i miei. Sono andata una volta ad un battesimo africano, un'esperienza bellissima, insomma abbiamo differenze legate all'età, alla cultura, alle origini ma l'umanità è la stessa. Io penso di averla aiutata ad aprirsi un po' alla società, a sentirsi più integrata, accolta e meno giudicata".

Cristina e Stephanie a passeggio con il cane di Cristina  

Stephanie, scappata da sola a 16 anni dalla Costa d'Avorio

Arrivata in Italia da sola a 16 anni, dopo la fuga dalla Costa d'Avorio e dalla sua famiglia, Stephanie è finita a Torino in un centro di accoglienza per minori non accompagnati. E a Torino è rimasta anche quando, compiuti i 18 anni, è uscita dal centro. Adesso ha trovato un compagno, anche lui ivoriano, una casa in affitto e un lavoro da operaia in una fabbrica di vernici. "Io sono timida", racconta Stephanie, "non riesco a legare facilmente con le persone e si finisce per restare sempre tra immigrati senza riuscirsi ad integrare veramente. A un certo punto volevo prendere la patente, avevo il foglio rosa ma avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse per la guida. Mi hanno detto di questo programma e mi sono iscritta. E ho trovato una bellissima amicizia. Oltre ad aiutarmi con la patente, Cristina mi ha portato per la prima volta al cinema, mi ha insegnato tante cose e io continuo a chiamarla ogni volta che ho un problema o una cosa di cui parlare".

Come funziona il programma

Al 31 dicembre 2022 sono stati 358 i match avviati, coinvolgendo persone di 41 nazionalità. Il programma è attivo nelle città di Bari, Bergamo, Bologna, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Roma e Torino. L’impatto del progetto è stato misurato attraverso una ricerca. I dati evidenziano infatti che, per esempio, a distanza di solo sei mesi dall’avvio del percorso, il 50% dei rifugiati ha migliorato il livello di conoscenza della lingua italiana.

Cardoletti:" La vera sfida è quella dell'integrazione"

“Una delle sfide più grandi per i rifugiati in Italia è quella dell’integrazione, sentirsi parte integrante del Paese, per questo lo consideriamo il tema centrale del lavoro che svolgiamo in Italia. I primi risultati ci indicano l’importanza di questo progetto nella vita sociale dei rifugiati: più del 25% dei rifugiati con cui abbiamo parlato ha indicato di aver trovato un lavoro, il 17%  è riuscito a registrare un contratto di affitto, il 50% ha migliorato la proprio conoscenza della lingua italiana e addirittura l’86% ha dichiarato un aumento del benessere generale. E’ un concetto abbastanza semplice, chiunque di noi arrivando in un Paese nuovo trova beneficio nel costruire delle relazioni. Questo è ancora più vero per un rifugiato che porta con sè anche un bagaglio di vissuto molto importante dovuto alla fuga e al viaggio che è stato costretto ad affrontare”.