“Acqua, la nostra ricchezza sono le falde. Ricarichiamole con i bacini idrici”
di Elena Dusi , di Elena DusiIl paradosso? «L’Italia è un Paese molto ricco di acqua. Ne ha più dei suoi vicini Spagna e Grecia», spiega Marco Petitta, vicepresidente dell’Associazione internazionale degli idrogeologi e professore alla Sapienza di Roma. Anche le mappe delle falde sotterranee disegnate dai satelliti, come quello della Nasa Grace, mostrano la situazione peggiore in centro Europa, fra Francia, Germania e Austria. Le falde in sofferenza toccano l’Italia del Nord, ma il Sud è addirittura in surplus.
Quanta acqua abbiamo?
«I prelievi arrivano a 18 miliardi di metri cubi all’anno: 11,5 per l’agricoltura, 2,5 per l’acqua potabile, 3,7 per l’industria e 0,3 per il settore zootecnico. Le piogge si aggirano sui 300 miliardi. Di questi, fra 50 e 70 miliardi di metri cubi finiscono nelle falde sotterranee, ricaricandole. È l’equivalente del Lago di Garda. Le falde sotterranee coprono l’84% dei consumi di acqua…
Il paradosso? «L’Italia è un Paese molto ricco di acqua. Ne ha più dei suoi vicini Spagna e Grecia», spiega Marco Petitta, vicepresidente dell’Associazione internazionale degli idrogeologi e professore alla Sapienza di Roma. Anche le mappe delle falde sotterranee disegnate dai satelliti, come quello della Nasa Grace, mostrano la situazione peggiore in centro Europa, fra Francia, Germania e Austria. Le falde in sofferenza toccano l’Italia del Nord, ma il Sud è addirittura in surplus.
Quanta acqua abbiamo?
«I prelievi arrivano a 18 miliardi di metri cubi all’anno: 11,5 per l’agricoltura, 2,5 per l’acqua potabile, 3,7 per l’industria e 0,3 per il settore zootecnico. Le piogge si aggirano sui 300 miliardi. Di questi, fra 50 e 70 miliardi di metri cubi finiscono nelle falde sotterranee, ricaricandole. È l’equivalente del Lago di Garda. Le falde sotterranee coprono l’84% dei consumi di acqua potabile in Italia, solo il 16% proviene da bacini superficiali. In generale, nel mondo, le acque dolci sotterranee sono cento volte superiori rispetto a quelle superficiali».
L’acqua che si perde dagli acquedotti non torna nelle falde? Forse in fondo non è uno spreco?
«Non ne siamo così sicuri, in realtà. Si pensa che la maggior parte delle perdite avvenga quando l’acquedotto si ramifica per entrare nei quartieri e nelle case. In quel caso, è facile che gli sprechi finiscano fra i reflui urbani, non nelle falde».
Cosa si sa delle falde acquifere sotterranee in Italia?
«Dal punto di vista geologico, il nostro è un Paese ricco di rilievi di natura calcarea, che presentano parecchie fratture e si trasformano facilmente in enormi serbatoi. Tutti gli Appennini ospitano grandi depositi d’acqua. La Spagna invece, oltre ad avere meno precipitazioni, non ha in genere questa conformazione geologica».
Com’è la salute delle falde?
«Sono in leggera sofferenza. Più l’acqua scarseggia in superficie, più se ne pompa dai pozzi in profondità. Rispetto alle acque superficiali, quelle sotterranee impiegano più tempo a risentire della siccità. Avremmo tempo per trovare rimedi».
Quali?
«Mettere l’acqua in banca. Esistono dei metodi, usati paradossalmente più nei Paesi africani che da noi, per ricaricare le falde acquifere in modo artificiale. Accanto ai fiumi si realizzano dei bacini con il fondo molto permeabile, che si fanno riempire nei periodi di piena. Uno è appena stato realizzato in Val Cornia, in Toscana».
L’idea assomiglia al piano dei 10mila laghetti promosso dall’Anbi, l’Associazione dei consorzi di bonifica. La critica è che si tratta di una soluzione insufficiente.
«Se non si comincia, non si arriva. È come per il solare. Ogni singolo pannello dà il suo contributo. Anche i bacini di ricarica delle falde, come i laghetti, possono coinvolgere cittadini e comunità alla ricerca di una soluzione a un problema che sta diventando sempre più comune».