ChatGPT non è la prima intelligenza artificiale generativa, cioè un sistema di intelligenza artificiale che sfrutta la statistica per ricombinare il materiale usato per il suo addestramento e generare testi, immagini, canzoni e qualunque altro contenuto, né è esente da errori, anche marchiani. Ma è il prodotto che ha cambiato per sempre la nostra percezione dell'IA: da ora in poi dovremo dare i conti con gli algoritmi, in una sfida tra dominarli o esserne dominati.
Ma che cosa pensano davvero gli italiani dell'intelligenza artificiale? E, prima ancora, ci importa qualcosa dell'intelligenza artificiale? Sappiamo che cos'è?
Il sondaggio
Il sondaggio effettuato da SWG tra fine febbraio i prim…
ChatGPT non è la prima intelligenza artificiale generativa, cioè un sistema di intelligenza artificiale che sfrutta la statistica per ricombinare il materiale usato per il suo addestramento e generare testi, immagini, canzoni e qualunque altro contenuto, né è esente da errori, anche marchiani. Ma è il prodotto che ha cambiato per sempre la nostra percezione dell'IA: da ora in poi dovremo dare i conti con gli algoritmi, in una sfida tra dominarli o esserne dominati.
Ma che cosa pensano davvero gli italiani dell'intelligenza artificiale? E, prima ancora, ci importa qualcosa dell'intelligenza artificiale? Sappiamo che cos'è?
Il sondaggio
Il sondaggio effettuato da SWG tra fine febbraio i primi di marzo su un campione rappresentativo di uomini e donne tra i 18 e i 75 anni, ha confermato che l'IA è certamente un "trend topic": tutti o quasi (il 96%) ne abbiamo sentito parlare. Tuttavia, rispetto a un precedente sondaggio del 2019, se è aumentata la notorietà del fenomeno altrettanto non si può dire della sua conoscenza: che cosa sia davvero un'intelligenza artificiale è, anzi, più nebuloso. L'idea che ne abbiamo è perlopiù quella di "una macchina con capacità umane".
Dalle risposte alle 27 domande del sondaggio emerge un quadro in chiaroscuro: al centro delle preoccupazioni, soprattutto tra i più grandi, le sfide per il lavoro e i rapporti di forza uomo-macchina, in particolare, i Millennial e i fruitori di ChatGPT tendono ad avere la diffusa sensazione che un giorno l'intelligenza artificiale rischi di superarci in abilità e di "dettare legge". I giovani hanno una visione più ottimistica, più puntata sull'affrancamento dalle mansioni faticose e inutili e sulla possibilità di migliorare prodotti e servizi.
Più nel concreto, gli italiani pensano che i sistemi di IA miglioreranno la qualità della vita e del lavoro (soprattutto nell'affrontare disabilità fisiche, sicurezza energetica, cambiamento climatico, formazione e apprendimento). La loro diffusione, però, renderà gli individui più superficiali e concentrerà la ricchezza in mano a pochi.
Zero illusioni sull'impatto sul numero di posti di lavoro: ne perderemo più di quanti ne sapremo inventare (particolarmente pessimisti i lavoratori dipendenti). Programmatori, contabili, autisti le professioni più minacciate; artigiani, cuochi, psicologi e assistenti sociali, invece, sono considerati a minor rischio di rimpiazzo. Le attività di cura rimangono insomma una prerogativa umana, così come le arti creative, mentre negli investimenti finanziari le macchine sono già considerate più affidabili degli umani (per non parlare delle indicazioni stradali).
Reazioni contrastanti
Ma oggi come oggi l'IA è, per quasi tutti, ChatGPT: molti degli intervistati hanno provato a usare la chatbot, con reazioni contrastanti. Prevalgono le emozioni positive, trainate da curiosità e interesse, ma una buona metà degli utenti ha sperimentato anche sensazioni negative, a partire da un senso di scetticismo e delusione. Il che non impedisce però che proprio chi ha "messo le mani" su ChatGPT pensi più degli altri (34% contro 29%) che ora le macchine siano in grado di competere con la creatività dell'uomo. E sono proprio i fruitori di Chat GPT coloro tra i quali è più diffusa la sensazione che un giorno l'IA rischi di superarci in abilità e dettare legge.
Tra coloro che hanno usato ChatGPT, il 38% tende a sfruttarlo come una guida: gli chiede consigli concreti per un acquisto o un'esperienza che intende fare; per il 27% è invece una sorta di Wikipedia evoluta: lo usa per arricchire il suo lavoro o aggiungere contenuti extra; stessa percentuale per coloro che ne fanno un utilizzo ludico. Da non sottovalutare l'utilizzo come amico-psicologo: ben il 14% ha dichiarato di aver fatto ricorso a ChatGpt per rasserenarsi e trovare conforto emotivo.
Queste le opinioni degli italiani consultati da Swg. L'album di Italian Tech in edicola domani con Repubblica, è completamente dedicato alla rivoluzione dell'IA "generativa" inaugurata dal rilascio al pubblico di ChatGPT. Con le voci dei protagonisti, le questioni etiche e normative. E come cambierà il mondo, settore per settore.