✕

Italia assetata ma sprecona. Metà dell’acqua va perduta: “Anni per riparare la rete”

Ascolta l'audio

Il rapporto Istat: buttati via 157 litri al giorno per abitante. “Disseterebbero 43 milioni di persone” Il Paese in crisi idrica. Ed è primo in Europa per consumo di potabile. Ma le bollette sono le più basse
2 minuti di lettura

Noi la celebriamo e lei sfugge via. La Giornata mondiale dell’acqua si apre oggi tra dati inquietanti, come quel 42% di perdite dagli acquedotti della penisola, i 3 milioni di cittadini a rischio razionamento da qui all’estate e i 19 Comuni del Piemonte (oltre a quelli del Bresciano) che già oggi, a primavera iniziata, vengono riforniti dalle autobotti.

La sensazione è che il rapporto fra l’Italia e la sua acqua si sia incrinato, soprattutto in un Nord ricco di laghi e fiumi che tutto si aspettava tranne una siccità lunga due anni. E il Comune di Milano ha addirittura proposto di usare i Navigli per l’irrigazione.

Rubinetti sempre aperti

«I nostri consumi di acqua potabile sono i più alti d’Europa e da tempo ci chiediamo perché», dice Giordano Colarullo, dg di Utilitalia, la federazione che riunisce le aziende che operano, tra l’altro, per i servizi pubblici dell’acqua. «Una delle ragioni…

Noi la celebriamo e lei sfugge via. La Giornata mondiale dell’acqua si apre oggi tra dati inquietanti, come quel 42% di perdite dagli acquedotti della penisola, i 3 milioni di cittadini a rischio razionamento da qui all’estate e i 19 Comuni del Piemonte (oltre a quelli del Bresciano) che già oggi, a primavera iniziata, vengono riforniti dalle autobotti.

La sensazione è che il rapporto fra l’Italia e la sua acqua si sia incrinato, soprattutto in un Nord ricco di laghi e fiumi che tutto si aspettava tranne una siccità lunga due anni. E il Comune di Milano ha addirittura proposto di usare i Navigli per l’irrigazione.

Rubinetti sempre aperti

«I nostri consumi di acqua potabile sono i più alti d’Europa e da tempo ci chiediamo perché», dice Giordano Colarullo, dg di Utilitalia, la federazione che riunisce le aziende che operano, tra l’altro, per i servizi pubblici dell’acqua. «Una delle ragioni è che siamo un Paese ricco di acqua e abbiamo le tariffe più basse d’Europa. Questo ci dà la sensazione che la risorsa che esce dai nostri rubinetti non abbia poi tutto questo valore».

I 425 mila chilometri di acquedotti italiani erogano 422 litri al giorno per abitante, da decenni il valore più alto d’Europa secondo l’Istat, che ieri ha presentato il suo rapporto annuale su questa risorsa. Ma più di un italiano su quattro (il 29%, sempre secondo l’Istituto nazionale di statistica), di quell’acqua non si fida troppo, tanto che preferisce non berla.

La bolletta, per quanto più bassa di altri Paesi, quest’anno è aumentata del 5,5%: 487 euro annui a famiglia, secondo l’Osservatorio prezzi di Cittadinanzattiva.

I tubi rotti

Dei 9,19 miliardi di metri cubi che corrono negli acquedotti, solo 5,7 circa arrivano al rubinetto, con uno spreco di 157 litri al giorno per abitante. È una perdita importante, ma non l’unica, visto che più della metà dell’acqua usata in Italia è destinata all’agricoltura.

«Anche i nostri contadini si stanno adeguando. Oggi è raro trovare un frutteto che non usi tubi goccia a goccia, spesso con l’assistenza di app per l’irrigazione intelligente», spiega Francesco Vincenzi, presidente di Anbi, l’Associazione nazionale per le bonifiche. Non è un caso che un terzo dell’acqua usata in Italia provenga dal bacino del Po, dove più intensiva è la coltivazione e dove al momento la portata è inferiore del 60% rispetto alle medie del periodo.

Se l’Anbi, da un lato, promuove la realizzazione di laghetti e bacini per raccogliere l’acqua piovana (in Italia solo l’11% della pioggia viene trattenuta, il resto scorre subito verso il mare, mentre altri Paesi europei arrivano al 40%), Utilitalia, dall’altro lato, cerca di accelerare la manutenzione degli acquedotti colabrodo.

"Anni per rimediare"

«È una situazione che ci trasciniamo da decenni», spiega Colarullo. «Nel secolo scorso gli acquedotti italiani si sono espansi molto, ma con poca manutenzione. Dal 2011, con il riordino del settore e la gestione affidata ad Arera, la situazione è cambiata. Siamo passati da un miliardo di investimenti a quattro. Ma non facciamoci illusioni. Partiamo da un livello inaccettabile e per recuperare il ritardo serviranno anni».

Allo spreco zero non si arriverà mai, «ma quel che cerchiamo di fare – prosegue Colarullo – è non limitarci a cambiare il tubo rotto. Installiamo nuovi sensori che poi, una volta interrati, possano dialogare con droni e satelliti per individuare le perdite con più precisione».

I problemi degli acquedotti sono più sentiti al Sud: le perdite sono del 47%, contro una media del 31% nel Nord-Ovest, secondo i dati pubblicati ieri da Utilitalia nel suo Blue Book sul servizio idrico del nostro Paese. Gli investimenti dal 2011 sono gradualmente quadruplicati, fino a 56 euro annui per abitante. Ma restano lontani dalla media europea, che è di 82. E l’acqua, sempre più rara e preziosa a causa del clima che cambia, nel frattempo fugge via.